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9. Storia di Dracula

Storia di Dracula 9/15

Vlad TepesSe la moglie sbaglia
E il caso di un altro episodio ricorrente nelle cronache, il cui protagonista è un contadino dalla tunica troppo corta e malandata (o dai pantaloni troppo stretti, a seconda delle versioni).
Dracula lo avvicina e gli domanda:
“Ce l’hai una moglie?”.
“Sì, mio signore”.
“Portala qui da me”, comanda allora Dracula; oppure, in altre stesure:
“Portami da lei”.
Detto fatto, non appena la donna è in sua presenza, l’investe rimproverandola per la sua indolenza:
“Ti sembra questo il modo di mandare in giro tuo marito? Non sei degna di vivere nel mio reame…”.
Lei chiede pietà. Il contadino si riunisce alle sue preghiere, garantendo che è una buona moglie. Ma Dracula, irremobile, la fa impalare dopo averle tagliato le mani o inflitto altri tormenti. Rassicura il contadino:
“Ti meriti una donna migliore. L’avrai”.
Gli procura una nuova compagna, ammonendo che se non si fosse comportata bene avrebbe fatto la fine dell’altra.
I narratori rumeni garantiscono che non ebbe più nemmeno il tempo di mangiare”.
Dracula ne esce come un tiranno dotato di esasperato senso estetico, che non tollera gente sciatta o malvestita nel suo regno, ma anche molto accorto a che nessuno batta in alcun modo la fiacca.
“Avrebbe dovuto usare molti pali – commenta il curatore – per eliminare dalla nostra patria quei perdigiorno che fanno perfino seccare l’erba e dormono…”.

Mille denari persi
Si capisce quali appigli abbia trovato in questa retorica populistica la propaganda di Ceausescu, tendente a rilanciare il mito di Dracula in una prospettiva patriotica, facendone una sorta di eroe nazionale, pronto (come Artù per gli Inglesi) ad accorrere in soccorso della sua gente quando gli eventi avessero richiederlo. Non mancano così tra i suoi esegeti rumeni coloro che lo definiscono “un principe molto severo, ma giusto, che non tollerava mentitori e pigri.
Si inquadrano in quest’ottica le storie a loro modo rapporti tra Dracula e i mercanti, che lucro e avidità pongono abitualmente in contrasto con il popolo dei operai e dei contadini. Esemplare in tal senso è la lezione che il principe impartisce a un commerciante il quale, avendo perduto una borsa con mille denari, ne aveva promessi cento a chi l’avesse riportata, ma aveva poi evitato di pagare, ricorrendo a uno stratagemma, l’onesto villano dal quale era stata ritrovata.

Per sottrarsi all’impegno assunto aveva fatto finta di trovare solo novecento monete nella borsa. Significava a suo dire che l’uomo si era già preso la ricompensa da solo, e che null’altro gli fosse dovuto.
La questione era finita davanti a Vlad, che, compresa la malafede del mercante, lo aveva così interrogato:
“Non dicevate di avere perduto una borsa con mille denari?”.
“È così, mio signore”.
“E ora dite che ce ne sono solo novecento?”.
“Sì, mio signore”.
“Allora vuoi dire che non è la vostra. Restituitela a chi l’ha trovata”.
Così, per non pagare la ricompensa di cento denari, il mercante ne perse mille. Ed è tanto, considerato il carattere di Dracula, se non finì anche lui impalato.

dinari…E’ uno guadagnato
Esiste una versione opposta di questa storia, che sembra scritta per ricucire lo strappo tra il principe e il detentore del potere economico, emblematicamente rappresentato dal mercante. Vi si narra di un viaggiatore appena giunto a Tirgoviste, il quale, non sapendo dove depositare una borsa con centosessanta monete d’oro, si rivolse a Dracula per un consiglio. Lui gli rispose di lasciarla pure in carrozza e di andarsene a dormire tranquillo, poiché il suo oro non correva rischi. Invece la borsa durante la notte sparì. L’uomo si recò allora da Dracula, che lo rassicurò dicendogli che avrebbe ritrovato il suo oro quella sera stessa. Così fu. Temendo una rappresaglia del principe, i cittadini gli avevano consegnato il ladro e la borsa. Vlad ordinò dunque a un suo segretario di mettere la borsa in carrozza, aggiungendovi però una moneta. Quando il mercante l’ebbe ritrovata, si precipitò da Dracula per ringraziarlo, dicendosi tra l’altro stupito di avere trovato una moneta in più.
Dracula allora gli sorrise, dicendo che poteva tenersela. “Se ve la foste tenuta senza dirmelo – aggiunse, indicando un paio di pali acuminati – sareste finito lassù insieme al ladro”.

Una promessa è una promessa…
Una causa giusta, nel riprendere possesso del suo trono, Dracula volle servirla prima di ogni altra; e fu quella della parola data al cugino Stefano in Moldavia, dove aveva cercato rifugio nel 1449 dopo essere stato detronizzato dai sostenuti all’epoca dagli Hunyadi, quando avevano entrambi diciott’anni ed entrambi aspettavano il loro turno di regnare.
Si erano giurati allora, con il fervore ispirato da un’amicizia sincera, che il primo di loro che fosse asceso al trono avrebbe aiutato l’altro a salire sul proprio.
Erano passati Otto anni da quel patto, ma quella promessa era più che mai viva nel suo cuore. Così, per quanti conti avesse ancora da regolare in casa propria, Dracula armò un esercito e irruppe con il cugino Stefano in Moldavia, uccidendo l’usurpatore Aron dopo averlo messo in fuga.
Onorato il giuramento, Dracula se ne tornò in patria, dove iniziava quello che sarebbe stato un infernale regno di terrore.
L’episodio della reintegrazione di Stefano nei suoi diritti dinastici conferma uno degli aspetti più significativi e contraddittori della personalità di Vlad Tepes, fedele alla parola data più di quanto la sua natura lasciasse supporre. Sorprende infatti che un principe dedito a ogni sorta di macchinazioni per il potere, formatosi in quella sentina di menzogna e tradimento che era la corte ottomana, potesse tenere in tale conto un giuramento da rischiare per esso il proprio trono appena faticosamente riconquistato.
Ma stupirsene sarebbe come voler applicare i comuni criteri umani di comprensione al comportamento di Dracula, la cui logica corrispondeva invece a pulsioni del tutto indecifrabili.

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