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Economia: Sistema distribuzione. Politica economica

Il sistema di distribuzione

Il sistema distributivo della Romania è ancora in evoluzione e si presenta sicuramente meno articolato e sofisticato rispetto ai paesi industrializzati dell’Unione Europea.
Tutte le figure della rappresentanza commerciale, agenti, distributori, importatori, trading companies, franchisor e della presenza diretta (uffici, filiali) si stanno rapidamente diffondendo in Romania.
L’attività di distribuzione all’ingrosso nel settore privato si sta sviluppando (il 78% del commercio al dettaglio), mentre con il completamento del processo di privatizzazione si va rapidamente estinguendo la figura dell’importatore statale, anche se non esistono ancora buyers o centrali di acquisto ben strutturate che operino su tutto il territorio nazionale.
Si prevede una forte diffusione della grande distribuzione, anche se la figura più diffusa resta quella dell’agente o del rappresentante, la cui presenza continua sul mercato, rappresenta un elemento indispensabile non solo per la continuità delle operazioni commerciali ma anche per le valutazioni/analisi dell’andamento e dei cambiamenti del mercato.
La maggior parte degli agenti ha la loro sede principale nei più importanti centri commerciali del paese: Bucarest, Costanza, Timisoara, Arad, Iasi, Cluj, Brasov e Craiova.
Per quanto riguarda la distribuzione dei prodotti, occorre fare una distinzione fra i beni di consumo (durevoli e non) e i beni strumentali.
Per questi ultimi è molto diffusa la distribuzione diretta (lo stesso produttore sviluppa l’attività di distribuzione) o la distribuzione in esclusiva (l’attività di distribuzione viene delegata ad una società indipendente, con rapporto di esclusività).
Per quanto riguarda i beni di consumo, la distribuzione all’ingrosso rappresenta il canale preferenziale per la commercializzazione.
Merita di essere sottolineato come, negli ultimi anni, sia in atto un’evoluzione molto veloce del settore della grande distribuzione, con l’affermarsi in loco di alcuni colossi esteri che stanno rivoluzionando il panorama del commercio al dettaglio e le abitudini dei consumatori. Già da tre anni opera in Romania il gruppo Metro e da un anno il gruppo Barilla.
Fra i negozi che commercializzano prodotti alimentari si sta assistendo ad una crescita delle catene degli hard discount e degli ipermercati a danno dei piccoli supermercati.
Una delle caratteristiche principali del settore distributivo romeno risiede nello sviluppo di moltissime società di import-export, trading company, che sono spesso costituite da un esportatore estero per facilitare la commercializzazione dei suoi prodotti.
Tali società sono caratterizzate da un elevato livello di turnover, il che consiglia agli operatori del settore un approccio molto cauto, e tendono a radicarsi in Romania attraverso la creazione di una propria rete di distributori ed agenti.

La dinamica dell’economia. Analisi e prospettive

Gli analisti dello Standard & Poor’s DRI attribuiscono alla Romania per il 2001 una valutazione di rischio paese alta, peraltro in sensibile riduzione rispetto alle valutazioni relative al 2000.
Il trend di riduzione del rischio paese complessivo, trova la sua spiegazione nella valutazione di una serie di fattori: innanzitutto il processo di ristrutturazione della finanza pubblica, avviato sin dal 1996 sia pure con vari rallentamenti e resistenze sul piano politico, ha conseguito rilevanti successi nella privatizzazione delle aziende statali fortemente indebitate.
Le politiche fiscali e monetarie restrittive adottate negli anni scorsi hanno consentito, da un lato, di rafforzare la credibilità del paese in campo internazionale, attraverso la stabilizzazione della propria valuta e il conseguimento di una migliore graduatoria nella valutazione dell’affidabilità creditizia del paese; dall’altro, la progressiva riduzione dell’elevato tasso di inflazione registratosi nel corso degli anni passati, ha aperto la via a scenari di politica economica più espansivi in modo da conquistare la fiducia degli investitori stranieri e di attivare di conseguenza un sentiero virtuoso di crescita dell’economia rumena.
Restano tuttavia irrisolti alcuni nodi, che peraltro sono la conseguenza naturale di ogni processo di apertura delle economie pianificate ai sistemi capitalistici moderni, e cioè, in primo luogo, un elevato deficit delle partite correnti, frutto naturale dell’influsso che i nuovi modelli sociali di riferimento hanno sulla struttura dei consumi; in secondo luogo e come conseguenza diretta della prima considerazione, le crescenti pressioni sulla bilancia dei pagamenti indotte dalla necessità sempre maggiore di finanziare con fonti estere il processo complessivo di ristrutturazione economica.
Pertanto la sfida per l’economia rumena sarà di raggiungere un ragionevole equilibrio tra due contrapposte esigenze: avviare un sentiero virtuoso di crescita economica senza mettere a repentaglio la sostenibilità della propria bilancia dei pagamenti.
Di seguito si analizzano, nel dettaglio, le previsioni più importanti nel breve e medio termine.
Politica economica

La politica governativa di riduzione del deficit ha rafforzato la credibilità internazionale del paese, determinando un sostanziale apprezzamento della valuta nazionale (leu) e un conseguente raffreddamento della spirale inflazionistica.
Per contro, la politica monetaria si è potuta orientare più al sostegno della ripresa economica che ad un rigido controllo della base monetaria per tenere a freno l’inflazione; pertanto la banca centrale ha potuto modellare la sua politica restrittiva in senso più accomodante, per stimolare gli investimenti, senza peraltro venire meno ai suoi obiettivi istituzionali di contenimento dell’offerta di moneta.
I risultati di questa virtuosa combinazione di politica economica sono evidenti dall’analisi dei dati: i crediti del settore privato sono cresciuti dell’11,4% nei primi sette mesi del 2001; la riserva minima sui depositi in leu è stata ridotta dal 30% al 25%; il tasso di interesse Lombard è diminuito dal 75% al 65% in linea con la riduzione dell’inflazione.
Restano irrisolti alcuni nodi relativi al complesso processo di privatizzazione delle aziende statali in corso da alcuni anni; l’agenzia governativa (APAS) incaricata di gestire il processo ha ancora un migliaio di aziende in portafoglio, per un patrimonio complessivo di circa 30.000 mld. di Lei; peraltro alcune tra le più grosse aziende sono ancora sotto il controllo di vari ministeri e, trattandosi di aziende fortemente indebitate, la loro dismissione potrebbe presentare qualche difficoltà.

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