Browse By

Economia: Motori dello sviluppo

I motori dello sviluppo

La Romania possiede un grande potenziale di sviluppo, che poggia su fattori come la politica di apertura commerciale, le dimensioni e l’importanza del mercato (23 milioni abitanti), la posizione strategica del paese all’interno dell’area PECO, il vantaggio comparato in termini di costo della manodopera e delle risorse naturali.
Uno dei motori dello sviluppo economico romeno risiede nelle produzioni lohn, realizzate su beni in temporanea importazione, che hanno attirato in Romania un gran numero di investitori, favorendo la specializzazione del paese nell’importazione di semilavorati destinati ad una successiva trasformazione in loco in vista della riesportazione del prodotto finito. Questo tipo di produzioni è presente soprattutto nei settori del tessile-abbigliamento, calzature, mobili ed in alcune lavorazioni elettromeccaniche.

Il costo delle riforme

La Romania ha affrontato la transizione del comunismo verso la democrazia con una serie di vincoli eccezionalmente sfavorevoli. Il regime di Ceasescu aveva lasciato una popolazione stremata sia dal punto di vista fisico che psicologico. Sebbene la Romania avesse allacciato le vane relazioni internazionali, all’interno mancavano esperienze di riforma economica e sociale. A queste difficoltà si aggiunsero quelle derivanti dalle sanzioni economiche (che vietarono le esportazioni) nei confronti dell’Iraq e della Serbia — Montenegro.
D’altra parte però, paradossalmente, il modello di sviluppo adottato in precedenza dalla Romania ha dato anche alcuni vantaggi. La mancanza di debiti verso l’estero, una forte tradizione di obbedienza allo Stato, la mancanza di diritti di proprietà che ostacolassero le riforme e la povertà che riduceva ogni resistenza alle riforme economiche.
Il costo della transizione è stato particolarmente alto e sono stati necessari alcuni anni per raggiungere la stabilità politica. Nel 1995 (terzo anno della transizione) gli indicatori economici hanno cominciato a migliorare. L’inflazione è scesa rapidamente (dal 300% alla fine del 1993 al 28% alla fine del 1995) con una risalita poi nel 1996 (40%).
Verso la fine del 1995, la via della privatizzazione di massa, l’introduzione delle riforme in materia del fallimento alle imprese, l’apertura dello Stock Exchange e la liberalizzazione di molti prezzi hanno definitivamente consolidato gli accordi con il Fondo Monetario Internazionale e con la Banca Mondiale.
Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale avevano posto come condizione ai loro prestiti che la privatizzazione di massa fosse conclusa entro il 1996. Ciò avrebbe comportato la privatizzazione di 4 mila imprese (altre 5 mila sarebbero rimaste in mano dello Stato) attraverso una serie di vendite dirette e di scambi di vouchers.
Ai 17 milioni di cittadini rumeni adulti erano sono stati assegnati vouchers da scambiare con le azioni delle imprese pubbliche. Nonostante la mancanza di informazione circa i risultati delle imprese, la consistenza della loro attività di bilancio e la redditività, l’85% dei cittadini aveva sottoscritto azioni entro l’aprile del 1996.
I progressi verso la stabilizzazione dell’economia e la liberalizzazione sono stati successivamente messi in crisi dalla politica di espansione economica adottata dal Governo, al fine di creare un terreno favorevole nelle elezioni presidenziali e parlamentari del novembre 1996. Le conseguenze sono state un rapido aumento del deficit, sia della bilancia commerciale, sia della bilancia dei pagamenti e la ripresa dell’inflazione; fino a tutto il 1999 gli effetti della riforma sono stati distruttivi:
• Calo del Prodotto Interno Lordo e della produzione;
• Crollo degli investimenti e delle vendite al dettaglio.
• Aumento dell’inflazione che ha eroso i salari reali.
• Accelerazioni e brusche cadute della produzione agricola.
• Spiccata tendenza all’autoconsumo e all’acquisto di prodotti nazionali.
• Insufficienza delle riforme strutturali e indebolimento della struttura produttiva
• Aumento dell’indebitamento verso l’estero per coprire i deficit
• Inasprimento delle tensioni sociali e politiche.

Le prospettive

La Romania ha compiuto evidenti progressi nella realizzazione di un’economia di mercato. Si è avvertito un certo miglioramento nella conduzione della politica economica, anche se resta molto da fare.
Di positivo è che è stata conseguita la quasi completa liberalizzazione dei prezzi. Per altro verso, il processo di decisione politica relativo alle questioni economiche non sempre è stato coerente e si riscontrano, inoltre, difficoltà e ostacoli sul piano dei diritti di proprietà, relativamente a quegli immobili nazionalizzati durante il comunismo che tuttora, a distanza di oltre dieci anni, sono rivendicati dagli originari proprietari: le procedure per il riottenimento degli immobili espropriati sono lunghe, complesse e fortemente burocratizzate.
Dopo una serie di infruttuosi tentativi di riforma dell’economia romena, il nuovo governo ha attuato un programma radicale di stabilizzazione macroeconomica e di riforme strutturali.
La Romania è membro delle Nazioni Unite, della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale, dell’International Finance Corporation, del Consiglio d’Europa e del GATT. Nel 1993 la Romania ha firmato un accordo d’associazione con l’Unione Europea e un accordo di libero scambio con l’EFTA.
La prolungata fase di instabilità politica ha avuto effetti particolarmente negativi sulla situazione economica e finanziaria del paese e, nonostante la costituzione del nuovo governo, gli analisti sono concordi nel ritenere, l’attuale equilibrio politico, precario.
Appare indilazionabile l’attuazione delle riforme strutturali, ormai indispensabili per risollevare l’attività economica e ridurre gli squilibri sia interni che esterni.
Fondamentale importanza avrebbe una profonda ristrutturazione del sistema bancario, ma nonostante le reiterate dichiarazioni di buona volontà – da parte delle autorità romene è finora mancata la necessaria coerenza operativa.
Dopo che il Fmi ha rinviato le erogazioni residue sullo standby, il paese sarà con ogni evidenza costretto ad adottare misure di carattere urgente per finanziare gli ampi disavanzi di bilancio e della bilancia delle partite correnti.
Di conseguenza la strada del ricorso al mercato internazionale dei capitali sarà ora più difficile rispetto al recente passato ed un eventuale rallentamento degli investimenti esteri – assai probabile in un contesto politico così confuso – potrebbe portare ad una diminuzione delle riserve internazionali tali da compromettere seriamente la solvibilità esterna del paese.
A partire dalla liberalizzazione del mercato, l’imprenditoria privata è stata incoraggiata ed incentivata: da allora sono sorte numerosissime imprese private, la maggior parte di piccole dimensioni. Esse producono il 25% del Prodotto Nazionale Lordo.

Privatizzazioni

A partire dal 1990, lo State Ownership Fund (“SOF”) ha privatizzato ben 8.000 imprese, che danno occupazione approssimativamente a 1,5 milioni di persone.
Principalmente sono stati privatizzati i settori metallurgico, della raffineria, edilizio e dei materiali da costruzione. Hanno seguito la stessa sorte anche alcune ditte nel settore tessile, in quello degli alimenti confezionati, nonché le industrie della plastica.
E’ stato privatizzato il monopolio della rete fissa di telecomunicazioni (Romtelecom), il settore bancario e alcune compagnie di trasporti aerei e di produzione petrolifera. Attualmente il settore privato dell’economia nazionale copre oltre il 65% del PIL.


Primi segnali positivi a partire dal 2001

Il profilo generale della Romania è sensibilmente migliorato per tutto il 2001 a seguito della stabilizzazione del quadro politico e del rafforzamento degli indicatori macroeconomici .
Il positivo andamento dell’export, la sensibile ripresa della domanda interna, l’incremento conseguente della produzione industriale, hanno condotto il PIL a registrare un tasso di crescita pari al 5% nel 2001.
L’inflazione ha imboccato un sentiero vorticoso di moderazione; nel contempo le crescenti riserve monetarie hanno consentito di stabilizzare il corso della valuta.
La nuova misura di sostegno, approvata dal Fondo Monetario nell’ottobre 2001, ha contribuito a rafforzare il clima di fiducia da parte degli investitori internazionali sulla politica macroeconomica attuata dal governo.

error: Content is protected !!