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Economia: Industria – Agricoltura

L’ industria (turismo – cultura – terziario)

L’industria ha contribuito fortemente alla crescita del PIL reale. Dopo il declino subìto nel 1999, si è avuta nel 2000 una crescita grazie soprattutto alle esportazioni, che hanno assorbito il 26,1% della produzione. Il settore industriale incide sulla formazione del PIL nella misura del 31% (dato del 1999).
La preponderanza dell’industria pesante durante l’era comunista ha lasciato alla Romania una concentrazione di industrie metallurgiche, di ingegneria pesante e chimica, con un debole vantaggio competitivo, soprattutto in conseguenza del mancato rinnovo del settore, che utilizza tecnologie arretrate di almeno 15-20 anni rispetto alla media europea.
Gli ambiti in cui la Romania ha il potenziale per essere competitiva (produzione di merci durevoli e merci dell’industria leggera quali cibi, bevande, prodotti tessili, pellicce, cuoio, calzature) sono stati i più colpiti dalla recessione e dai disinvestimenti; il rilancio industriale dovrebbe per l’appunto partire da tali settori.
La ristrutturazione del settore industriale ha beneficiato di un importante aiuto finanziario elargito dall’Unione Europea nell’ambito del programma PHARE, gestito in collaborazione con il Ministero dell’Industria. Gli obiettivi generali del programma sono stati:
· la ristrutturazione e la riconversione delle imprese pubbliche;
· lo sviluppo di un contesto favorevole alle piccole e medie imprese;
· lo sviluppo di un mercato competitivo;
· l’avvio di un processo di razionalizzazione delle imprese con l’eliminazione delle unità più improduttive.
In seguito ai processi di ristrutturazione avviati si è assistito ad un miglioramento qualitativo degli standard romeni relativi alla produttività del lavoro e alla redditività.
I settori che più di altri sono stati soggetti di questo processo di trasformazione sono stati quelli della lavorazione del legno, dei computer e delle apparecchiature per ufficio. I settori del tessile, dell’abbigliamento, dei mobili, degli apparecchi elettronici, delle attrezzature televisive, delle telecomunicazioni e dell’edilizia sono quelli che più di altri hanno saputo cogliere le opportunità che l’afflusso degli investimenti stranieri hanno offerto all’economia romena, ottenendo un apprezzabile rilancio e dando prova di buone capacità di adattamento alle modifiche strutturali dell’economia.
Il calo della produzione industriale registratosi in molti settori è caratteristico del processo di ristrutturazione avviato e della crisi economica.
Va infine segnalato che negli ultimi mesi del 2000 la produzione industriale è aumentata, e questo aumento si è manifestato in modo più consistente nei primi mesi del 2001.

Turismo

La Romania possiede numerose risorse naturali sfruttabili a questo scopo, ma le infrastrutture presenti e la qualità delle attrezzature alberghiere sono molto modeste.
Anche in questo settore è stato avviato il processo di privatizzazione delle strutture in possesso dello Stato.
La Romania gode di notevoli capacità turistiche in paesaggi molto diversi (dalle cime dei Carpazi alla soleggiata riviera del Mar Nero), di vestigia dell’antichità dacio-romana, di splendidi monumenti medievali, di una vigorosa ed originale cultura popolare (famoso in questo senso il distretto di Maramures, nel nord-ovest del Paese).
La capitale, Bucarest, chiamata tempo fa la “piccola Parigi”, è una delle maggiori città della zona.
La riviera romena è famosa per le sue 16 stazioni balneari disseminate lungo 50 km di costa.
Il Delta del Danubio è unico in Europa per i suoi paesaggi e la vita incontaminata ivi conservata.
Nella parte meridionale della Transilvania si trovano belle città medievali – Sibiu, Sighisoara, Brasov.
Il territorio della Barsa, che si trova dentro l’arco carpatico, è la più famosa zona europea delle chiese contadine fortificate. Nella stessa area si trova anche la cosiddetta roccaforte di Dracula – il castello di Bran.
Nel Nord della Moldavia sono da visitare le chiese affrescate all’esterno del Cinquecento e del Seicento – monumenti facenti parte del Patrimonio Culturale Mondiale riconosciuto dall’UNESCO. Nella città di Targu-Jiu possono essere ammirate alcune delle opere di scultura monumentale di Constantin Brancusi, nato nel vicino paesino di Hobita ( “La Colonna infinita”, “La Porta del bacio”, “La Tavola del silenzio).
Nel 1998, 4,8 milioni di turisti stranieri hanno visitato la Romania e 6,9 milioni di romeni hanno viaggiato all’estero.

Scienza e cultura

Il più alto forum scientifico e culturale del Paese è l’Accademia Romena, fondata nel 1867. Essa si articola in 14 sezioni e ha 175 soci e 92 soci onorari in 21 Paesi.
L’Accademia ha tre filiali – Iasi, Cluj-Napoca e Timisoara – e coordina 66 istituti di ricerca con circa 2.600 scienziati.
Le case editrici private (circa 3.000 società editrici) pubblicano annualmente circa 6.300 titoli con una tiratura di circa 15 milioni di esemplari.
Le 13.800 biblioteche pubbliche dispongono di 160 milioni di volumi e registrano oltre 6 milioni di lettori.
In Romania ci sono 144 enti teatrali e musicali, i quali mettono in scena 16.000 spettacoli all’anno per 4 milioni di spettatori. Circa 9 milioni di persone visitano ogni anno i 506 musei del Paese.
Negli ultimi dieci anni il numero degli spettatori nei cinema è diminuito drasticamente a causa della concorrenza delle reti TV (due canali della TV pubblica e sei canali di TV privata).
La ricerca e lo sviluppo tecnologico sono effettuate da istituti (principalmente statali) specializzati per settori economici. Il foro tutelare è l’Agenzia Nazionale per la Ricerca, Tecnologia e Innovazione. Per il 2001 è stato destinato l’1,3% del PIL a vantaggio del settore della ricerca.

Il terziario

Quanto al sistema bancario, a partire dal 1990 da monobancario si è trasformato in un sistema bipartitico (banca centrale e banche commerciali) grazie alla volontà di procedere ad una privatizzazione del settore, che però è andata avanti lentamente.
Attualmente ci sono 36 banche commerciali, 32 delle quali a capitale privato e 21 con una certa quota di capitale straniero. Le altre sono ancora interamente statali, ma è in via di preparazione il processo della loro privatizzazione.

Le risorse naturali del paese e le infrastrutture

Le risorse naturali
Le risorse del sottosuolo giocano un ruolo assai rilevante nell’economia romena. Le principali produzioni sono il petrolio, il gas naturale ed il carbone. Le riserve petrolifere della Romania sono stimate in circa 206 milioni di tonnellate, mentre le riserve di gas naturale sono pari a 460 miliardi di metri cubi, pari allo 0,32% delle riserve mondiali.
Sin dal 1857, la Romania è stata, per 120 anni, la seconda produttrice europea di greggio e una delle prime nel mondo nella produzione di gas naturali.
Pur avendo alimentato per decenni un’attiva industria di raffinazione ed uno sviluppato settore petrolchimico, il comparto petrolifero risente di gravi ritardi tecnologici. Per ovviare a questa situazione la Petroml (l’azienda statale per la ricerca e la commercializzazione degli idrocarburi) ha incentivato gli investimenti esteri con la predisposizione di incentivi fiscali.
Le grandi risorse naturali, particolarmente i giacimenti d’oro, d’argento, di rame, di sale e di carbone, le foreste ecc., hanno facilitato lo sviluppo economico del Paese prima della Seconda Guerra Mondiale.
Minerali come il ferro, il rame, il piombo, la bauxite, lo zinco, l’oro e l’uranio sono presenti in modeste quantità. Consistente è la disponibilità di legname, data l’alta quantità di boschi, che coprono più di un quarto del territorio.

Le infrastrutture

La rete stradale e le infrastrutture della Romania sono inadeguate ed hanno rappresentato, specie in questi ultimi anni, un reale freno allo sviluppo del paese, dimostrandosi inadeguate anche in confronto agli altri paesi dell’Europa dell’Est.
Nonostante la continua crescita del trasporto privato, la rete ferroviaria di 11.385 Km rimane la più importante via di comunicazione per beni e passeggeri. Tuttavia, solo un terzo di essa risulta elettrificato ed un quarto delle locomotive hanno ormai superato il limite tollerabile di obsolescenza.
Quanto alla rete stradale, quella romena è una delle meno estese in Europa con solo 113 km di autostrade, e anche la manutenzione è di gran lunga al di sotto degli standard europei. La modernizzazione delle reti stradali e ferroviarie è tuttavia componente chiave dei recenti programmi governativi per il 2001-2004, in quanto requisito imprescindibile nei negoziati per l’accesso all’UE.
Il trasporto su nave lungo il Danubio, che attraversa il paese per 1.075 km e che dunque rappresenta un’importante via di comunicazione verso l’Europa centrale, è stato gravemente danneggiato in seguito alla distruzione dei ponti provocata dai bombardamenti NATO sulla Jugoslavia durante la guerra in Kosovo. Vi è un canale che collega la zona del Mar Nero vicino Costanza col Danubio che potrebbe offrire buone opportunità a lungo termine.
Il trasporto aereo, a causa delle difficili condizioni finanziarie, non ha avuto lo sviluppo prospettato. La Romania dispone di 3 aeroporti internazionali e di 16 aeroporti per il trasporto interno..
La rete di telecomunicazioni romena è piuttosto vecchia, e ciò ha ostacolato lo sviluppo della tecnologia informatica. Tale situazione costituisce una delle principali fonti di incremento dei costi e l’allungamento dei tempi per le compagnie che operano in Romania. E’ stato registrato, poi, un notevole miglioramento della rete telefonica mobile.
L’agricoltura

La fertilità del terreno ha permesso alla Romania di essere fino alla Seconda Guerra Mondiale uno dei maggiori produttori europei di grano. La politica economica, condotta dopo la guerra, dal regime comunista, fondata sulla proprietà di stato, la pianificazione rigida e la collettivizzazione forzata nelle campagne, ha frenato lo sviluppo. Dopo il rovesciamento della dittatura di Ceausescu nel 1989, la politica di ristrutturazione, per mezzo delle privatizzazioni e degli investimenti stranieri, è diventata l’obiettivo prioritario dei governi romeni.
In Romania l’agricoltura riveste un ruolo determinante. Il settore occupa ben il 35% della forza lavoro.
La privatizzazione e la restituzione delle terre confiscate nell’era comunista sono state lente, incomplete e frutto di dissidi politici.
Alla fine del 2000, il 98% del bestiame era in mani private, come pure l’85% dei terreni coltivabili, con l’inconveniente, però, dell’iperframmentazione della terra in piccoli appezzamenti familiari e la conseguente sottocapitalizzazione, che si sostanzia nelle limitate capacità tecniche degli imprenditori agricoli e nella penuria di mezzi finanziari per l’acquisto di nuove macchine e trattori.
Nel corso degli ultimi anni si è registrata una contrazione della produzione agricola, in gran parte a causa delle sfavorevoli condizioni climatiche, che hanno anche contribuito ad una riduzione dello stock di bestiame. In ogni caso la produttività dell’agricoltura romena è molto al di sotto di quella dei paesi più industrializzati.
I terreni coltivabili coprono il 40% del territorio, ma solo il 63% di esso è sfruttato. Le condizioni climatiche e naturali favoriscono soprattutto le coltivazioni di cereali, viti e verdure. Buone anche le produzioni di patate e barbabietola da zucchero.
La riforma del 1990 ha privatizzato le fattorie di Stato distribuendo le terre tra un elevato numero di proprietari. L’agricoltura oggi è molto frammentata. La superficie media è di 1,7 ettari per famiglia. Nonostante la frammentazione i risultati sono rilevanti: l’80% della produzione agricola nel 1996 è stato originato dal settore privato.
Seguendo le tendenze in atto nelle nazioni vicine – sotto la spinta della ricerca di economie di scala e dell’invecchiamento della popolazione – è verosimile prevedere un processo di consolidamento delle proprietà che potrebbe creare entro il secolo un centinaio di imprese con superfici intorno ai 100 ettari.
Il consolidamento sarà costruito sull’affitto dei terreni e su contratti di gestione comune di terre (non sul trasferimento di proprietà).
Le precedenti fattorie di Stato, trasformate negli ultimi anni in imprese, controllano 1,9 milioni di ettari tra i più fertili in Romania e rappresentano ancora una quota rilevante della produzione. Nessuna di queste è stata finora completamente privatizzata. Rappresentano una palla al piede per l’economia agricola: mancano i fertilizzanti; i macchinari e le attrezzature sono superati; il management è in pratica inesistente. Resistono grazie ai sussidi dello Stato e ai finanziamenti a tassi estremamente agevolati.
La struttura frammentata della proprietà rende difficile ogni progetto di irrigazione a rete.
Le opportunità per i costruttori di macchine e attrezzature per l’agricoltura sono potenzialmente rilevanti. La Banca rumena Bancorex ha un programma di finanziamenti agevolati per le imprese agricole che investono in nuove tecnologie dell’irrigazione. Citibank ha di recente concesso alla stessa Bancorex un finanziamento per l’importazione di macchine Case e Valmont (USA).
L’accordo ha fornito 170 trattori Case, 72 combines, pezzi di ricambio e 316 sistemi di irrigazione Valmont. L’attrezzatura è destinata ad operare su una superficie di 150 mila ettari e ad interessare 72 imprese agricole.
Altre possibilità riguardano lo stoccaggio. Nel porto di Costanza gli investitori privati, sia rumeni sia stranieri, hanno finanziato la costruzione di un nuovo terminal in grado di trattare 18 mila tonnellate al giorno su navi oceaniche. Quello precedente aveva una capacità di 6 tonnellate.

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