3. Storia di Dracula

Storia di Dracula 3/15

Persecutori perseguitati
La contrapposizione tra la cristianità e la Sublime Porta – com’era chiamato l’Impero ottomano – non era che dei motivi d’instabilità della regione. Contrasti ancora più irriducibili dividevano le popolazioni cristiane per il proliferare di tesi dottrinarie al di fuori dell’ortodossia ecclesiastica, provocando incontenibili esplosioni di fanatismo, eccidi e persecuzioni. Se ne era avuta esperienza, in particolar modo, con il movimento di Jan Hus, cui avevano aderito numerose comunità di contadini e artigiani cechi, attratte da una predicazione che rivendicava una maggiore aderenza della religione alle Scritture.
Considerati eretici, gli husisti erano considerati dapprima oggetto di violente persecuzioni, culminate con il rogo del loro maestro nel 1415. Avevano scatenato sanguinosi moti di rivolta in Boemia , nel corso del quale c’era stato sterminio da entrambe le parti. Sia l’imperatore Sigismondo che il suo il suo fratello geloso Venceslao, re di Boemia, vi erano stati coinvolti a causa dell’illusione di quest’ultimo di poter fare leva sul patriottismo husista per poter spodestare il primo il che dimostra quale intreccio e confusione vi fossero all’epoca, in quella parte dell’Europa, tra moventi religiosi e interessi dispotici.
Sigismondo, posto di fronte alle mire indipendentiste degli husisti all’interno e alla minaccia islamica oltre i confini dell’Impero, fondò (nel 1818, secondo attendibili fondi, ma la data resta incerta) un Ordine cavalleresco detto del Drago per combattere eretici ed infedeli d’ogni ceppo.

Zelo sterminatore
L’insegna di questo sodalizio animato dalla più irriducibile intolleranza religiosa era un dragone morto e capovolto su se stesso. Simbolizzava il demone dell’eresia annientato dalle armi cristiane. Sull’armatura indossavano un mantello rosso sovrastato da una cappa verde di ridotte proporzioni, che nell’insieme rappresentavano la pelle verde della bestia e il suo ventre insanguinato.
Gli husisti furono tra i primi a incorrere nello zelo sterminatore di questi nuovi giustizieri della fede, che istituzionalmente rappresentavano il trapianto di una malintesa idea di crociata dalla Terra Santa al cuore d’Europa. Ma l’eresia, da colpire nelle sue molteplici espressioni, non era che un obiettivo – neanche il principale, a giudicare dalle apparenze – dei cavalieri del Drago. Sia l’imperatore che il Papa e gli altri sovrani d’Occidente sognavano una grande crociata balcanica contro la Porta, una impresa già in atto nei suoi presupposti, anche se frammentata in una miriade di spedizioni differenti, condotte con animo da entrambe le parti. Per questo Sigismundo chiamò a far parte dell’Oriente quei principi che si erano particolarmente distinti per le loro incursioni contro i turchi o nella difesa dei propri territori dai loro assalti. Divennero cavalieri del Drago gentiluomini d’Ungheria e di Polonia, di Boemia, di Romania, dei Carpazi e del Danubio, cechi e transilvanici, valacchi, moldavi e tedeschi.

agile_ottomano_fighter_artworkTra ancelle e precettori
Il principe Vlad non ebbe molto tempo da dedicare ai propri figli, salvo al primo, di nome Mircea, che avrebbe dovuto succedergli e che portò sempre con se in guerra. Lo volle accanto contro i turchi e contro i cristiani, a seconda della direzione in cui soffiava il vento della convenienza, educandolo così fin da ragazzo a quella doppiezza ch’era scelta inevitabile di sopravvivenza nella confusione che regnava nei tormentati territori di confine tra Porta Ottomana e l’Ungheria.
Oscurato quindi dal primogenito e pressoché ignorato dal padre, Dracula Vlad trascorse l’infanzia aggrappato alla gonna della madre, la bellissima quanto pia principessa Cneajina, della famiglia moldava dei Musatin.

Un’educazione aperta
Sembra infatti che, pur avendolo la madre affidato ai depositari dell’ortodossia bizantina, che era il credo dominante in quella contrade, il padre chiamasse a educarlo dai preti cattolici. Non è che il principe fosse così fervente da seguire con uno speciale zelo la formazione spirituale del figlio, ma voleva con ogni evidenza compiacere l’imperatore Sigismondo, cattolico e tedesco, presso la cui corte di Norimberga aveva lui stesso studiato.
Si mostrava perciò “aperto” alla cultura germanica, assicurando tra l’altro una certa protezione alle comunità dei mercanti tedeschi, numerose in Valacchia e Transilvania. Così Dracula crebbe in un ambiente contrassegnato di una varietà di linguaggi, costumi e consuetudini. Il che valse ad allargare la sua visione del mondo, predisponendolo a trattare con popolazioni diverse, senza troppo curarsi delle loro abitudini o credenze, com’era d’altronde indispensabile in una società dominata dall’intrigo, nella quale il tradimento rientrava tra le necessità naturali d’ogni giorno.

Vlad il Monaco
Cattolico e ortodosso, non si poneva interrogativi su quale fosse delle due la vera fede. Sapeva che il nemico da combattere per la libertà di entrambe era il Turco, ma anche di questo non era pregiudizialmente convinto al cento per cento.
La famiglia si era intanto allargata. Almeno altri due figli di Vlad si erano aggiunti in pochi anni a Mircea e Dracula: il terzogenito Radu, che sarebbe presto chiamato il Bello per i suoi allineamenti apollinei, e un fratellastro nato da un’amante di nome Caltuna. Anche a quest’ultimo era stato imposto il nome di Vlad, con disappunto del primo, infastidito da una iterazione che sembrava quasi una sfida. Caltuna era però uscita in fretta dalla vita del principe, andandosi a rinchiudersi per il resto dei suoi giorni – non si sa quanto spontaneamente – in un convento. Finì in convento anche suo figlio, che per questo fu detto Vlad il Monaco, venendo così escluso da qualsivoglia pretesa dinastica.

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