Storia di Dracula 4/15
Sigismondo
e il Drago
Nebulose ma certe sono le origini dell'Ordine del Drago,
fondato dal imperatore Sigismondo, figlio dell'imperatore Carlo
IV, per combattere l'eresia. C'è chi dice sia nato nel
1418 (Licurgo Cappelletti, Storia degli ordini cavallereschi,
Livorno 1904, e Franco Cuomo, Gli Ordini cavallereschi nel mito
e nella storia, Roma 1992), chi invece nel 1387 (Luigi Cibrario,
Descrizione storica degli ordini cavallereschi antichi e moderni,
Napoli 1894), anno in cui Sigismondo non ancora imperatore, divenne
re di Ungheria sposando la regina Maria, figlia di Luigi il Grande.
Ma se è vero che a ispirarne la fondazione fosse l'urgenza
di contrastare l'espandersi del movimento hussita, la data più
verosimile appare il 1418, dopo il rogo di Hus e la ribellione
che portò i suoi seguaci a conquistare gran parte della
Boemia.
La presenza del Drago si fece inizialmente sentire soprattutto
in quei territori, tra Boemia, Polonia e Ungheria, mietendo vittime
nei villaggi che avevano aderito in gran numero alla dottrina
di Hus. Estese poi la sua influenza all'intera Germania e all'Italia,
dove venne tra l'altro rappresentato dall'ambasciatore veneziano
Panataleone Balbo. Fu tale la sua fama per un certo periodo, da
indurre a aderirvi anche re Alfonso V d'Aragona per combattere
i Mori ancora attivi nella penisola iberica. Non vi fu mai nulla,
nelle feroci repressioni operate da questi cavalieri, che in qualche
modo eguagliasse l'epica dignità delle battaglie in Terrasanta,
quale reale confronto tra i guerrieri di civiltà contrapposte.
Forse per questo, a differenza dei grandi Ordini nati all'insegna
delle crociate, quella del Drago ebbe vita breve, estinguendosi
in giro di una generazione, dopo la morte di Sigismondo (1437)
e dei suoi primi fondatori.
Giuramento tradito
Si risolse a un tale passo anche Vlad II, tradendo per la prima
volta nel 1437 il giuramento reso all'Ordine del Drago. I dettagli
della sua alleanza con Murad non sono del tutto noti, ma il movente
appare chiaro. I Turchi avevano già tolto Salonicco ai
Veneziani, conquistato l'Epiro, messo a sacco l'Albania, ridotto
la Serbia a provincia turca. La sorte di Belgrado appariva incerta
e una nuova offensiva rischiava di travolgere le difese cristiane
oltre il Danubio. Tutto lasciava ritenere che nessuna resistenza
potesse più arrestare l'espansione dell'Impero Ottomano,
riorganizzato da Murad dopo la crisi provocata dall'incursione
di Tamerlano inAnatolia. Dovette dunque sembrare conveniente al
principe valacco, che era oltre tutto vassallo della Porta, rendere
per così dire operativo il legame già esistente
con il sultano.
Murad mostrava di essere generoso con i propri alleati, se ligi
ai patti. Era in questo segreto del suo successo, in quell'unità
che i cristiani non riuscivano a realizzare per il prevalere di
una molteplicità di interessi particolari e contingenti.
Licenza di saccheggio
Vlad II era in una condizione di debolezza, pressato dagli Hunyadi,
dal cigino Bogdan, dagli Asburgo e da quinti miravano al suo trono.
Era inoltre appena morto l'imperatore Sigismondo, al cui favore
doveva la sua ascesa. Era morto senza figli maschi, lasciando
il trono al genero Alberto V d'Asburgo, che gli succedeva nell'impero
come Alberto II. La posizione di Vlad era dunque più instabile
che mai. Aveva bisogno di protezione, di appoggio militare e di
bottino. Murad gli offriva l'opportunità di saccheggiare
con lui le terre circostanti sulla sua patria, cosa non tanto
insolita in quel mondo. Dracul era in uno stato di necessità.
Ritenne, secondo la sua logica, di dover accettare, poiché
nulla contava nella vita di un voivoda più del potere,
presupposto essenziale per la realizzazione di qualsiasi disegno,
buono o cattivo. Lo fece. Cavalcò quel estate con i Turchi
guidandoli in un'incursione sulla sua parte del Danubio, nella
Transilvania degli Hunyadi. Era come sempre al suo fianco il giovane
Mircea.
Crudeltà Orientale
La collaborazione di Vlad II fu utilissima ai Turchi, che risalirono
la Valacchia inoltrandosi poi in Transilvania senza incontrare
resistenza. La facilità e lo scarso rischio dell'impresa
non valsero a far desiderare dalla loro abituale ferocia i guerrieri
di Murad, che si abbandonarono a stragi e saccheggi nel loro stile
peggiore.
Guidate attraverso valichi sicuri da uomini che avevano una grande
familiarità con il territorio, le bande ottomane concentrarono
il loro attacco sulle città di cui Mircea e Vlad conoscevano
la vulnerabilità, infierendo in modo atroce sulle popolazioni.
Vennero depredate le terre degli Hunyadi, ma subirono un uguale
destino, inevitabilmente, i feudi transilvani di Vlad e numerosi
villaggi della stessa Valacchia, i cui abitanti furono massacri
al pari degli altri. Con quella crudeltà orientale che
per affliggere la morte si avvaleva di lenti e perversi supplizi,
come il palo e lo scorticamento.
Al fianco del sultano
Vlad Dracul lo aveva sicuramente messo in conto, non
essendo così ingenuo da pensare di poter tenere a freno
l'orda turca, una volta varcato il Danubio. Era sceso in campo
al fianco del sultano contro la stessa gente, aveva violato la
sovranità di altri voivoda, si era compromesso agli occhi
della potente consorteria del Drago e, quindi, dell'imperatore
stesso.
Più solo che mai
Sta di fatto che in quello stesso anno 1437, in concomitanza con
l'invasione islamica, Alessandro dovette definitivamente abbandonare
la Valacchia, rinunciando a ogni rivendicazione dinastica. A quella
data comincia l'età del pieno potere di Dracul sulla Valacchia
e sulla Transilvania meridionale, tra i Carpazi e il Danubio.
Inizia anche la fase politicamente più contorta del suo
dominio, per l'ambiguità estrema dell'incrinatura creatasi
con i principi cristiani. Alla quale non era però corrisposto,
diversamente dai suoi piani, un autentico consolidamento dei rapporti
con i Turchi.
Tirando le somme, a conclusione dell'operazione congiuntamente
condotta con Murad, il principe era più solo che mai. Tanto
che di lì a poco il sultano lo convocò per chiedergli
conto di qualcosa che durante quella campagna doveva averlo infastidito.
Era infatti accaduto che i notabili di diverse città transilvane
o valacche, avendo appreso che coi Turchi c'era il loro voivoda
Dracul, si erano rivolti a lui per trattare la resa. Preferivano
arrendersi a un rinnegato cristiano, che era peraltro loro legittimo
sovrano, anziché finire in mano ai carnefici ottomani,
che oltre a impossessarsi delle loro ricchezze, non avrebbero
risparmiato ad alcuno la vita. Ne avrebbe tratto un gran vantaggio
anche Vlad, guadagnandosi peraltro qualche merito da ostentare
a sua giustificazione - o quanto meno attenuante - qualora si
fosse trovato a dover rispondere del suo operato di fronte a un
tribunale crociato.
Molti signori locali aprirono dunque a Vlad le porte dei loro
borghi fortificati, offrendogli tutti i tesori di cui poteva disporre.
Ebbero così salva la vita, per se stessi e per le comunità
rappresentate. Murad ne era venuto a conoscenza, traendone la
conseguenza che di Dracul non c'era da fidarsi. Non soltanto per
la pietà mostrava verso gente che nella logica musulmana
andava sterminata, ma per essersi così appropriato di tesori
che sarebbero dovuti rientrare nel bottino comune. Un bottino
di cui solo il sultano poteva disporre, corrispondendo all'alleato
una percentuale d'uso.
Vlad sapeva, quando gli emissari di Murad lo informarono con cortesia
levantina dell'invito, quale sorte poteva toccargli ad Adrianpoli.
Parrebbe dunque strano che al momento di partire decidesse di
portare con sé i suoi bambini Dracula Vlad e Radu il Bello,
di una decina d'anni il primo e di sei o sette il secondo. Ma
strano non era.
continua...