Storia di Dracula 15/15
Crudele
fine di vita
Che fine abbia fatto il corpo di Vlad Tepes è domanda di
qualche interesse al fine della leggenda che lo volle dopo la
morte vampiro - o strigoiu, come dicono i valacchi, ogoljen i
Boemi, vukodlak i Serbi e i Montenegrini.
Nella realtà è possibile che sia stato smembrato
sul campo dai turchi ancora increduli di averlo effettivamente
ammazzato.
Non lo è nell'ottica leggendaria, poiché vuole l'antica
superstizione che il corpo del vampiro debba restare integro per
potersi levare la notte tra i viventi. Tant'è che gli specialisti,
per spezzare la maledizione, solevano scoperchiare la tomba del
cadavere sospetto di vampirismo e decapitarlo, accompagnando il
rito con opportuni esorcismi.
La testa di Dracula sarebbe stata invece spiccata dal busto -
a quanto sostennero diversi cronisti, tra cui lo storico Bonfinio,
legato a Corvino - poco dopo la morte, sul terreno della battaglia,
da un combattente ottomano che poi la portò al sultano.
Non si hanno prove che le cose siano andate effettivamente così,
anche se si racconta che Maometto II la tenne lungamente esposto
su un palo a Istambul, perché tutti potessero vederlo.
Sepolto in un monastero
Più compatibile con la tradizione leggendaria, oltre che
storicamente plausibile, sarebbe l'eventualità che il corpo
di Dracula, raccolto da mani pietose, fosse stato sepolto in un
vicino monastero - su un'isoletta del lago Snagov, a una cinquantina
di chilometri a nord di Bucarest - o in altro luogo sacro di Transilvania
o Valacchia.
E' una ipotesi che sembra riconciliare le recenti ricerche storiche.
Una ipotesi che nasce a un gran numero di chiese, conventi e santuari
fatti costruire da Vlad e prima di lui da suo padre.
Non si può prescindere, nell'interrogarsi sulla sepoltura
di Dracula. Tra molte attenzioni tacitamente concordate rientravano
le solennità da tributare al voivoda dopo il trasparso,
sia visibilmente (come i riti di sepoltura, le onoranze funebri,
le messe di requiem), che in segreto, qualora l'avvento di un
despota ostile ne avesse sconsigliato la celebrazione.
Sussistevano buoni motivi perché il corpo di Dracula fosse
affidato al pietà dei monaci di Snagov - l'imponente manastirea
legato alla storia di famiglia perché fondato nel 1408
dall'avo Mircea il Vecchio, che aveva trasformato in fortezza
un insediamento religioso antecedente - o di altro prestigioso
santuario, come ad esempio a Tirgusor, sulla cui pietra angolare
era inciso suo nome, gratificato dal titolo di "pio duce".
Lo scheletro in rosso
E' sull'isola di Snagov che si sono concentrate le ricerche della
tomba di Dracula, tra le mura divenute penitenziario, luogo di
tortura e anche nascondiglio - di favolosi tesori. Si è
creduto di aver individuato il sepolcro nella chiesa dell'Assunzione,
il cui portico ospita le salme di eminenti voìvoda. Si
cercò in prossimità dell'altare - in tempi relativamente
recenti, negli anni Trenta dello scorso XX secolo - ma gli scavi
portarono alla luce una buca senza bara né alcun segno
di resti umani: conteneva ossa di animali - in prevalenza bovini,
a quanto si appurò - macellati per la mensa dei monaci
o di altri ospiti dell'isola.
In una seconda tomba, posta nelle vicinanze dell'ingresso principale,
venne invece rinvenuto uno scheletro d'uomo avvolto in brandelli
di panno rossastro. Si riconobbe dal colore originario del tessuto
e dai bottoni d'argento che poteva trattarsi di un abito molto
simile a quello indossato da Dracula nel ritratto a figura intera
di Ambras.
C'erano accanto ai resti emblemi di nobiltà, che la consunzione
del tempo non permetteva di identificare, come una specie di corona
e un anello con un turchese incastonato. Scomparvero in seguito
dal museo storico di Bucarest, dov'erano stati portati per ulteriori
esami, prima che fosse possibile studiarne i dettagli. Chi vide
l'anello, comunque, assicurò che sul turchese fosse scolpita
una sorta di misteriosa bestia, forse lo stemma dell'Ordine del
Drago, dì cui era stato insignito dall'imperatore Sigismondo
il principe Vlad II di Valacchia,padre di VIad III, l'Impalatore.
Non è una prova, ma un indizio di rilievo. Dal quale presumere
che fosse quella la tomba di Dracula, occultata nella terra consacrata
di una chiesa, ma in prossimità dell'uscita anziché
dell'altare. Come si conveniva a un estinto che non lasciava dietro
di sé una buona fama.
Sull'isola dove giace Dracula
C'è un grande complesso turistico sulla riva settentrionale
del lago di Snagov, di fronte all'isoletta nella quale si ritiene
sia sepolto Vlad Tepes, l'Impalatore. Ci si arriva per la strada
DN 1-E60, diretta da Bucarest a Ploiesti. Da lì
partono le barche per il manastirea (monastero) in cui è
la supposta tomba di Dracula.
Una vegetazione lacustre lussureggiante, fitta di canneti e ninfee
circonda l'isola. Si stagliano contro il cielo gli alberi folti
dell'antistante foresta, divenuta riserva
naturale per la rarità delle sue piante. Vi dominano la
quercia del Caucaso, il frassino peloso, il loto indiano, noccioli
e biancospini. Le vestigia del monastero risalgono al 1364, una
quarantina di anni prima che Mircea il Vecchio lo rifondasse per
farne una fortezza, utilizzata poi come prigione dal secolo XVII
all'inizio del XIX.
Meta preferita dei turisti è la chiesa dell'Assunzione,
in cui giacciono i presunti resti di Dracula. Anch'essa è
stata soggetta nei secoli a trasformazioni. Eretta nel 1517, venne
restaurata in stile bizantino qualche anno dopo dal voivoda Neagoe
Basarab. Il suo successore Mircea Ciorbanul trasformò il
portico (dov'erano le tombe dei principi) in pronaos, spazio d'ingresso
al tempio vero e proprio. Basarab e Mircea sono entrambi effigiati
in un affresco del 1563, come benemeriti della fede. Poco distante,
in prossimità dell'uscita, è la tomba nella quale
giace avvolto della sua lisa casacca rossa lo scheletro che si
dice che sia di Dracula.
Crudeltà necessaria
Nella memoria popolare rumena, prevalse sull'orrore per le atrocità
commesse da Vlad Tepes l'ammirazione per le sue virtù guerriere,
per il suo spirito di libertà, per le coraggiose gesta
compiute in difesa della sua terra contro i Turchi. Si addussero
ad attenuante delle crudeltà di cui si era macchiato motivazioni
fatalistiche: la guerra era di per se stessa crudele, il nemico
faceva altrettanto, non esistevano altri modi per fronteggiare
il terrore ottomano.
Era stato "un sovrano terribilmente severo, s'intende, ma
la sua ira l'aveva principalmente rivolta "contro coloro
che osavano mentire o maltrattare la povera gente" (gli studi
folcloristici rumeni sono pieni di testimonianze come questa,
resa nel 1910 da una vecchia contadina del distretto di Muscel).
Ne convennero ingenuamente gli stessi Sassoni, vittime abituali
di spietate persecuzioni da parte di Dracula, ammettendo nel manoscritto
di San Gallo che <<quando qualcuno rubava, mentiva o si
macchiava di qualsiasi ingiustizia nelle sue terre, non aveva
nessuna possibilità di salvarsi, sia che fosse un nobile,
un prete o un cittadino qualunque>>.
Un principe esemplare
Il mito del patriota temerario e quello del savio governante concorsero
insieme a consolidare nella memoria storica popolare l'immagine
di un principe esemplare, in grado di salvaguardare non solo l'indipendenza
del regno ma di assicurare all'interno l'ordine, la legalità,
la stessa laboriosità degli abitanti.
Ne venne fuori una sorta di eroe nazionale, pronto ad esercitare
nel modo più tremendo ogni potere se fosse stata in gioco
l'integrità della sua terra.
Tentò di sfruttarne la popolarità fino in fondo,
come si è visto, il presidente Ceausescu, che non mancò
mai di ostentare il suo coinvolgimento emotivo in tutto ciò
che la figura di Dracula rappresentava, fino a scegliere il lago
di Snagov per propria residenza estiva.
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