Sistema Bancario.
Analisi del sistema bancario

Nel 1990 e nel 1991 sono state approvate delle leggi in tema di sistema bancario, allo scopo di armonizzare lo stesso, alle raccomandazioni ricevute dall’Unione Europea. In tal modo la banca nazionale esercita lo stesso ruolo della Banca Centrale, sotto il controllo del Parlamento, mentre le altre banche sono in grado di offrire i vari servizi alla clientela e si sono organizzate sotto forma di società bancarie per azioni.
Gli Organismi Internazionali, periodicamente in missione a Bucarest per analizzare lo stato di salute dell’economia romena, dichiarano che l’arretratezza del sistema bancario e la lentezza con cui lo stesso si sta adeguando all’economia di mercato sono i principali punti deboli del Paese.
Per dare un’idea del grado di evoluzione del sistema bancario romeno, si pensi che le carte di credito sono di recente creazione ed ancora scarsamente utilizzate.
E’ comunque confortante annotare l’arrivo ed il consolidamento in Romania di banche di altri Paesi.
La Legge N.101/1998 conferisce alla Banca Centrale una maggiore autonomia ed il ruolo di controllore della moneta; attribuisce, inoltre, alla Banca Nazionale la sorveglianza sulle banche commerciali e la gestione della politica valutaria del Paese e delle riserve valutarie nazionali.
La Banca Nazionale della Romania (BNR), banca centrale e di emissione, è competente per l’elaborazione, l’applicazione ed il controllo delle politiche creditizie nazionali; suo compito fondamentale è la protezione della moneta nazionale. Il nuovo statuto della Banca Nazionale è stato elaborato sulla base delle disposizioni dell’Accordo di Maastricht (1992); conseguentemente prevede una maggiore indipendenza dalle altre istituzioni dello Stato. Le commissioni di Camera e Senato nominano il Governatore, che dura in carica 6 anni.
I principali compiti della Banca Nazionale della Romania sono:
- l’emissione delle banconote e della moneta nazionale e l’elaborazione delle politiche monetarie, di credito, valutarie e di pagamento;
- la fissazione ed l'applicazione delle politiche monetarie e creditizie come parte della politica economica e finanziaria dello Stato;
- l’autorizzazione ed il monitoraggio dell’attività degli istituti bancari (indipendentemente dalla natura del loro capitale);
- il controllo del tasso degli interessi e del cambio;
- il rifinanziamento degli istituti bancari e la provvista di liquidità del sistema;
- l’elaborazione ed il controllo della politica valutaria nazionale;
- il monitoraggio dei finanziamenti internazionali concessi alla Romania.
La Banca Nazionale ha il diritto e l’obbligo di adottare misure di cautela bancaria riguardo:
- al livello del capitale delle banche commerciali;
- alla supervisione bancaria;
- all’autorizzazione per la creazione di nuove banche;
- ai limiti dell’esposizione attraverso il volume globale dei crediti concessi;
- al sistema dei Report bancari;
- al management ed al controllo delle risorse in valuta convertibile.
La Banca Nazionale della Romania collabora con il Fondo Monetario Internazionale ed i principali organismi finanziari internazionali per lo sviluppo ed il miglioramento delle politiche e procedure bancarie e per l’adempimento delle sue funzioni di istituto centrale.
Le banche commerciali (organizzate sotto forma di società per azioni) che offrono i classici servizi bancari sono istituzioni indipendenti, pubbliche o private, orientate al profitto; hanno il diritto di svolgere qualsiasi attività bancaria, di operare sull’intero territorio nazionale nel rispetto del quadro legislativo fissato dalla Banca Centrale.

Principali banche con capitale privato o misto :
- ABN AM RO Bank (Romania) S.A.;
- Citibank Romania S.A.;
- ING Bank NV Olanda;
- Banca di Roma;
- B.R.D. Societee Generale;
- Alfa Bank;
- Banca Transilvania;
- Banca Comerciala ROBANK;
- Banca Daewoo Romania S.A.;
- Banca di Credito e Sviluppo ROMEXTERRA;
- Banca di Credito PATER;
- Banca Comerciala West Bank;
- Libra Bank;
- Banca Romana de Scont;
- Banca Commerciale UNIREA;
- UNICREDITO Romania;
- International Commercial Black Sea Bank (Romania);
- Banca Agricola, Raiffeisenbank;
- Bank-Austria Creditanstaldt (Romania);
- Romanian International Bank;
- BNP – Dresdner Bank (Romania);
- Banca Commerciale CARPATICA;
- Banca degli Investimenti e dello Sviluppo;
- Banca Nazionale della Grecia;
- Banca Italo-Romena S.p.A. (Gruppo Veneto Banca);
- United Garanti Bank International N.V. Amsterdam.

Le banche commerciali sono obbligate ad aprire conti correnti presso la Banca Nazionale e a mantenere in tali conti le riserve, il cui ammontare minimo viene stabilito dalla stessa Banca Nazionale.
Le banche sono obbligate a presentare alla Banca Centrale i bilanci mensili e le dichiarazioni dei redditi.
La legge bancaria impone alle banche operanti in Romania la certificazione obbligatoria dei bilanci, motivo per cui varie società internazionali di audit e revisione hanno aperto proprie filiali nel Paese.
Le banche straniere possono operare nel Paese attraverso succursali, registrate come persone giuridiche ed autorizzate dalla Banca Nazionale.

Privatizzazioni delle banche

La problematica della privatizzazione delle banche ha un significato strategico nel contesto della transizione della Romania verso l’economia di mercato.
La privatizzazione delle banche può essere realizzata, o attraverso l’aumento del capitale, o tramite la vendita di pacchetti azionari detenuti dal Fondo Proprietà di Stato (A.P.A.P.S.) o dall’azionista di riferimento, ovvero attraverso la combinazione delle due procedure.
Lo Stato, in veste di proprietario maggioritario, può conservare un "golden share" sull’Istituto, in modo tale da avere il diritto di veto nelle decisioni più importanti.
Nessun azionista può acquistare più del 20% delle azioni di una banca, con alcune eccezioni (Istituti finanziari internazionali o di particolare rilevanza), mentre non è permesso l’acquisto di azioni con crediti locali. Gli acquisti di pacchetti superiori al 5% devono essere autorizzati dalla Banca Centrale.

Costituzione di nuove banche

La costituzione di una nuova banca in Romania, sia di capitale interamente romeno, sia di capitale interamente straniero o misto, presuppone apposita autorizzazione della Banca Centrale.
Ai fini dell’autorizzazione, la richiesta di apertura di una nuova banca deve assicurare un capitale di almeno 50 miliardi di Lei (circa 3,2 milioni USD). La metà del capitale deve essere versata al momento della costituzione ed il restante entro i primi 2 anni.
Le banche straniere possono operare in Romania a seguito di autorizzazione della Banca Centrale.

L'equilibrio monetario. La politica monetaria

La rigorosa politica monetaria applicata all’inizio degli anni ’90 è stata nuovamente attenuata, data la remissione dell’inflazione, scesa dal 199% del ‘92 al 27% del ‘96.
Gli interessi bancari alla fine del 1996 erano ancora al 40%, ma l’affluenza dei capitali esteri e l’apertura ai mercati internazionali, unitamente all’adeguamento alle raccomandazioni degli organismi monetari internazionali stanno portando la situazione verso un miglioramento.

Il mercato dei capitali

L’ordinanza 18/93 regola il funzionamento della borsa e dei valori mobiliari. La borsa è, però, stata aperta effettivamente nel 1995 e sono state previste regole di controllo da parte di una apposita commissione, per le società che siano operative da almeno tre anni e che il loro bilancio sia attivo negli ultimi due. E’ attivato il sistema informatizzato per lo svolgimento delle transazioni.

Le assicurazioni

Non vi sono restrizioni particolari per costituire una società di assicurazione o di riassicurazione, salvo l’obbligo per gli stranieri di costituirla con un socio romeno.
Per la costituzione è necessario un capitale sociale minimo di 25 milioni di lei per ciascuna categoria di assicurazioni e riassicurazioni (vi sono 10 categorie: marittima, vita, incendio, responsabilità civile, circolazione auto, ecc.).
Le società straniere che vogliono aprire una rappresentanza in Romania devono adeguarsi ai requisiti richiesti dalla locale autorità di sorveglianza. Esse, come le società assicuratrici romene, devono costituire un fondo di garanzia.

La valuta locale

La valuta locale ha ancora una convertibilità interna, limitata alle transazioni di conto corrente. La banca centrale, fissa ogni giorno il tasso ufficiale del “Leu”.
Anche il marco tedesco è spesso usato per transazioni all’interno del paese.

Regolamentazione valutaria e modalità di pagamento

La maggior parte delle restrizioni sulle operazioni di cambio è stata abolita nell’aprile del 1991.
Le organizzazioni non commerciali e le persone private, sia rumene che straniere, possono commercializzare valuta estera attraverso le banche autorizzate. Il controllo dei cambi è amministrato dal Ministro delle Finanze, dalla Banca Nazionale della Romania e dalla Banca della Romania per il Commercio con l’Estero.
La Romania, nel 1994, ha introdotto un nuovo sistema di cambi nei quali le banche giocano un ruolo più attivo nello stabilire il tasso di cambio della moneta nazionale. Il nuovo sistema ha sostituito l’intervento giornaliero molto forte sulla valuta da parte della Banca Nazionale della Romania (BNR). Le banche possono stabilire i tassi di entrata e di chiusura e la BNR interviene soltanto in caso di problemi molto gravi riguardanti la moneta nazionale.
Nel febbraio 1997 la Romania ha effettuato un certo numero di riforme economiche che prevedono la liberalizzazione dei tassi di cambio. La moneta rumena, è ormai convertibile sul mercato interno. Tutte le restrizioni sui mercati delle divise, sono ugualmente state eliminate e i rumeni sono stati autorizzati ad acquistare divise per ammontari illimitati. In precedenza, non potevano acquistare più di 500 dollari l’anno.

Modalità di pagamento

Le principali forme di pagamento in uso nella pratica commerciale sono:
- pagamento anticipato, ossia versamento del corrispettivo prima dell’ottenimento della fornitura, ma in tal caso è garantito solo il venditore;
- pagamento posticipato semplice, allorché si pattuisce di pagare al momento del ricevimento della merce o dell’effettuazione del servizio, e in tal caso è garantito solo l’acquirente;
- pagamento posticipato contro documenti, in cui il pagamento avviene da parte della banca che l’acquirente autorizza a pagare solo dietro ritiro dei documenti rappresentativi della merce;
- pagamento posticipato con lettera di credito o apertura di credito, operazione tramite la quale il pagamento della merce è condizionato alla spedizione della stessa. La banca paga il fornitore allorché questi deposita alla banca stessa i documenti attestanti l’avvenuta spedizione; è indubbiamente lo strumento più sicuro dal punto di vista della garanzia per entrambe le parti;
- scambi di compensazione: baratto, compensazione, riacquisto del prodotto, controacquisto, scambi bilanciati.


L’Europa sbarca in Romania. Il commercio con l'estero: Analisi e prospettive

Negli anni Ottanta, l’economia romena aveva un carattere relativamente chiuso. A quel tempo il paese, per ripagare il debito estero, accumulava surplus commerciali grazie all’esportazione di energia e di prodotti alimentari e decurtando l’import di macchinari e attrezzature.
In seguito il governo post-comunista orientò nuovamente verso il mercato nazionale i prodotti alimentari e i beni di consumo prima esportati, eliminando nel contempo le poco redditizie esportazioni di prodotti petroliferi basate sull’import di petrolio greggio.
Dalla metà degli anni Novanta, la struttura del commercio estero romeno ha ricevuto nuovo impulso dall’accordo di associazione con l’UE e, successivamente, dall’adesione al CEFTA (Central European Free-Trade Agreement).
Così l’aumento delle esportazioni romene si è concentrato principalmente verso i settori a basso valore aggiunto come l’abbigliamento, le calzature e i mobili, spesso nel quadro di produzioni in traffico di perfezionamento passivo, originate soprattutto dall’Italia e dalla Germania, che della Romania sono i due maggiori partner commerciali.
L’accordo di associazione con l’Unione Europea è entrato in vigore nel 1995; l’adesione al CEFTA è avvenuta in seguito, nel luglio 1997, agevolando gli scambi commerciali della Romania con l’Ungheria, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, la Slovenia e la Bulgaria.
Questi accordi si sono rivelati vantaggiosi per la Romania, che tendenzialmente riesce ad accumulare surplus commerciali con entrambe le controparti. A tal proposito, si pensi che nel 2000 oltre il 60% delle sue esportazioni si sono dirette ai paesi dell’UE, mentre quelle verso l’area CEFTA sono aumentate del 25% nel 1999 e di un sorprendente 46% nel 2000.
I dati di fonte ONU-Comtrade registrano un forte aumento del valore del commercio estero romeno nel 2000, anno in cui ha totalizzato 23,4 miliardi di dollari. In particolare, le importazioni sono cresciute di oltre un quarto rispetto al 1999, superando i 13 miliardi di dollari, mentre l’aumento delle esportazioni è stato del 21,9%, fino a 10,4 miliardi di dollari.
Questo andamento ha peggiorato il già negativo saldo della bilancia commerciale romena, che nel 2000 ha toccato i 2,7 miliardi di dollari. Particolarmente gravose si sono rivelate le importazioni di macchine e apparecchiature elettriche (2,3 miliardi di dollari), di tessili (1,8 miliardi) e di idrocarburi (1,6 miliardi).
L’analisi del grado di apertura commerciale della Romania (misurato come percentuale dell'interscambio totale di beni in rapporto al PIL) evidenzia un indice elevato ed in media pari al 56% nel periodo 1997-2000, ad ulteriore testimonianza dell’effetto positivo che ha avuto l’accordo di associazione della Romania con l’Unione Europea e l’ingresso del paese nella CEFTA.

Principali mercati di approvvigionamento (import)

Nel 1999 l’Italia, scalzando la Germania, è diventata il primo fornitore della Romania, tanto da assorbirne nel 2000 quasi 1/5 delle importazioni (18,8%). Nei quattro anni qui considerati (1997-2000), il nostro paese ha mostrato una dinamica (DIM, espressa dalla media geometrica degli incrementi annuali) delle esportazioni in Romania pari all’11,2%, che è stata una delle migliori, descrivendo un aumento in valore delle vendite italiane da 1,79 (1997) a 2,45 (2000) miliardi di dollari, mentre la dinamica tedesca è stata debole (1,3%), restando molto al di sotto della media mondiale (5%).
L’export della Germania, pari a 1,9 miliardi di dollari nel 2000 (quota del 14,7%), ha pagato una sensibile flessione nel 1999 (-13,8%), legata principalmente al tessile, alla meccanica e agli autoveicoli. Nello stesso anno, invece, nonostante il calo delle importazioni romene dal mondo (-12,2%), il valore delle esportazioni italiane è rimasto praticamente invariato, per poi crescere del 20% nel 2000, anno in cui l’import della Romania ha riacquistato vigore in maniera decisa (+25,6%).
Terzo fornitore del paese balcanico è la Russia con una quota dell’8,6%, corrispondente nel 2000 a un valore dell’export di 1,1 miliardi di dollari. Le esportazioni russe in Romania, quasi interamente attribuibili al settore energetico (il petrolio e il gas naturale hanno inciso per l’84% nel 2000) hanno segnato un forte recupero nel 2000 (+59,5%), ma l’anno precedente avevano toccato il punto più basso del quadriennio (702 mln US$), tanto che la dinamica della Russia, se si esclude il “disastro” sudcoreano (-28,5%), è la peggiore in assoluto (-6,2%). Sono invece in crescita la Francia (quota del 6,1% nel 2000, export pari a 800 mln US$) e il Regno Unito (4,1%, 536 mln US$), che tra i primi cinque fornitori vanta la dinamica più forte (11,4%).
L’Ungheria, in particolare, ha aumentato le proprie esportazioni in Romania da 347 a 513 milioni di dollari in quattro anni (dinamica del 14%), diventandone il sesto fornitore; su valori molto più bassi, si sono distinte anche le prestazioni della Repubblica Ceca, che nel periodo 1997-2000 ha quasi raddoppiato il suo export (da 105 a 196 mln US$) e della Polonia, che ha fatto registrare un risultato persino migliore (da 90 a 193 mln US$).
Principali mercati di sbocco (export)
Dopo tre anni (1997-99) di sostanziale stasi, le esportazioni romene hanno conosciuto nel 2000 una crescita sensibile (+22%) che ne ha aumentato il valore fino a 10,4 miliardi di dollari.
L’Italia si conferma quale principale partner commerciale della Romania, assorbendone il 22,5% delle esportazioni nel 2000, corrispondenti a un valore di 2,33 miliardi di dollari. Nel periodo 1997-2000, l’export romeno nel nostro paese è aumentato anno per anno, con una dinamica del 12,2%, di gran lunga superiore a quella generale (7,1%). Ciò significa che le esportazioni romene in Italia sono cresciute più velocemente dell’export complessivo del paese balcanico, fatto che non appare di immediata evidenza se si considerano le dinamiche, quasi tutte molto alte, relative ai suoi primi dieci clienti.
La Germania, pur restando anche su questo fronte il secondo partner commerciale della Romania, costituisce una delle eccezioni, perché mostra una dinamica (4,7%) inferiore alla media, che descrive un aumento dei suoi acquisti di merci romene (da 1,42 a 1,63 miliardi di dollari) proporzionalmente meno forte di quello generato dagli altri principali paesi clienti.
La dinamica relativa alla Francia (15,8%), che ha incrementato il valore dei suoi acquisti da 465 a 722 milioni di dollari, in gran parte nel comparto tessile ed in quello delle macchine ed apparecchiature elettriche (quest’ultimo ha conosciuto una crescita del 435% nel solo 2000, aumentando da 30 a 160 mln US$).
Ancora più dinamici per l’export romeno si sono dimostrati i mercati turco (DIM 21%) e britannico (22,2%), che chiudono la lista dei primi cinque clienti della Romania con acquisti rispettivamente pari a 627 e 546 milioni di dollari nel 2000.
Tra i paesi CEFTA spiccano le situazioni dell’Ungheria (DIM 24,8%), che nel quadriennio in esame ha aumentato le sue importazioni dalla Romania da 183 a 355 milioni di dollari e della Bulgaria (DIM 71,5%), i cui acquisti di merci romene – rientranti (2000) per oltre il 60% nel comparto coke e prodotti petroliferi raffinati – sono cresciuti di valore da 57 a 290 milioni di dollari; l’export romeno, tuttavia, non ha affatto brillato sul mercato polacco, dove nel 2000 si è assestato agli stessi livelli del 1997 (101 mln US$).
Tra i risultati negativi, impressiona quello relativo alla Russia, che non va oltre il ventesimo posto tra i clienti della Romania pur essendone il terzo fornitore. Il valore delle importazioni russe di merci romene si è ridotto, dai 250 milioni di dollari del 1997, a 89 milioni di dollari nel 2000, caduta che si sostanzia nella peggiore dinamica in assoluto (-29,2%); a soffrire della crisi russa sono stati, in termini di valori assoluti, principalmente i comparti alimentare (-80 mln US$ sul ’97) e degli autoveicoli (-37 mln US$).
L’interscambio con l’Italia
I dati di fonte ONU-Comtrade evidenziano un incremento continuo del valore dell’interscambio italo-romeno che, all’incirca, è cresciuto dai 3,4 miliardi di dollari rilevati nel 1997 ai 4,8 miliardi del 2000 (+39,2%).
Il contributo proporzionalmente maggiore va attribuito all’export romeno verso l’Italia, aumentato del 41,2%, mentre quello italiano in Romania ha avuto una crescita pari al 37,4%. Nei quattro anni considerati, la bilancia commerciale bilaterale è stata sempre favorevole all’Italia, con saldi positivi oscillanti tra i 57 (1999) e i 222 (1998) milioni di dollari.
I dati di fonte Istat mostrano un quadro diverso, collocando l’aumento dell’interscambio fra i due paesi ad un livello molto più alto, ossia al 74,7% (da 5.803 a 10.137 miliardi di lire). Il contributo maggiore, in questo caso, è attribuito all’Italia (+77,9%), mentre l’incremento delle esportazioni romene verso il nostro paese è attestato ad un livello inferiore (+71,5%).

Importazioni

Le importazioni di merci italiane in Romania, in pressoché continuo aumento, sono cresciute da 1,78 a 2,45 miliardi di dollari fra il 1997 e il 2000; in quest’ultimo anno si è registrato l’incremento più alto, pari al 20% circa. I valori espressi in dollari mostrano una leggerissima flessione soltanto nel 1999 (-0,6%).
Questa tendenza di fondo alla crescita è confermata dai dati di fonte Istat, che tuttavia colloca gli incrementi percentuali annuali dell’export italiano in Romania su livelli notevolmente più elevati, evidenziando per il 2000 una crescita del 39%, senza peraltro rilevare alcuna flessione nel 1999 (+7,2%).
Secondo l’Istat, il valore delle nostre merci vendute in Romania è salito dai 2.908 miliardi di lire del 1997 a 5.173 miliardi nel 2000. La differenza tra gli aumenti percentuali riportati dalle due fonti, particolarmente marcata proprio in relazione al 2000, è da attribuire principalmente alla debolezza dell’euro nei confronti del dollaro, valuta in cui sono espressi i dati di provenienza ONU-Comtrade.
Le importazioni romene dall’Italia si sono principalmente indirizzate, nel periodo 1997-2000, verso i seguenti comparti merceologici (tra parentesi il peso sull’import totale dal nostro paese):
Prodotti tessili (29,6%);
Cuoio e prodotti in cuoio (18,8%);
Macchine ed apparecchi meccanici (12,5%);
Metallo e prodotti in metallo (7,4%).

Esportazioni

Le esportazioni romene in Italia sono in continuo aumento. Tra il 1997 e il 2000, secondo la fonte ONU-Comtrade, sono cresciute in valore del 41,2%, con tassi annuali oscillanti tra l’8 e il 18 per cento circa, passando da 1,65 a 2,33 miliardi di dollari. Anche in questo caso, i dati Istat rilevano tra il 1997 e il 2000 un incremento molto più consistente, pari al 71,5% (da 2.895 a 4.964 miliardi di lire), con tassi di aumento annuali variabili tra il 15 e il 32 per cento.
I comparti in cui si concentra gran parte dell’export romeno in Italia sono i seguenti (tra parentesi il peso sulle esportazioni totali verso il nostro paese):
Cuoio e prodotti in cuoio (27,3%);
Articoli di abbigliamento (25,7%);
Metallo e prodotti in metallo (13,5%);
Prodotti tessili (9,9%).

Tendenze emerse nel 2001

I dati di fonte Istat permettono di gettare uno sguardo sull’andamento dell’interscambio italo-romeno nel periodo gennaio-settembre 2001.
Per quanto riguarda le esportazioni italiane in Romania, si riscontra un valore di 4.682 miliardi di lire, che realizza un aumento del 14,6% rispetto allo stesso periodo del 2000.
Restringendo l’analisi a livello dei settori, si constata che i primi quattro in graduatoria sono in sensibile crescita: da questo punto di vista, la migliore performance è attribuita al settore delle calzature (+21,6%, 554 miliardi di lire), seguito dagli articoli di abbigliamento e accessori, esclusi quelli in pelle e le pellicce (+20,4%, 405 miliardi di lire) e dal cuoio (+18,3%, 528 miliardi); in termini di valori assoluti, sono ancora i tessuti a comparire al primo posto in graduatoria (643 miliardi, +9,8%).
Fra i venti settori di maggior peso, si segnala la forte crescita di settori quali gli apparecchi trasmittenti radiofonici, televisivi e telefonici (+101,8%, 57 miliardi), e le macchine per la produzione e l’impiego di energia meccanica, esclusi i motori (+57,1%, 106 miliardi). Peraltro, sono appena due i settori ad apparire in calo: prodotti petroliferi raffinati (-24,2%, 86 miliardi) e macchine per impieghi speciali (-2,3%, 245 miliardi).
Le importazioni italiane dalla Romania sono anch’esse in aumento ed in misura più marcata: nel periodo gennaio-settembre 2001 hanno superato il valore di 4.900 miliardi di lire, con una crescita del 23,3% che ha permesso al paese balcanico di aggiudicarsi un saldo attivo di 220 miliardi. I primi tre settori della graduatoria hanno realizzato forti aumenti delle vendite: particolarmente bene sono andati gli articoli in maglia (+50,7%, 493 miliardi di lire), seguiti dagli articoli di abbigliamento e accessori (+32,9%, 1.197 miliardi) e dalle calzature (+23,7%, 1.278 miliardi), che restano il settore di maggior peso sulle esportazioni romene in Italia.
Su valori meno consistenti, si segnalano le prestazioni di settori come gli apparecchi per uso domestico, n.c.a., compresi gli elettrodomestici (+85,6%, 100 miliardi), gli animali vivi e prodotti di origine animale (+60,6%, 84 miliardi), le macchine per la produzione e l’impiego di energia meccanica (+53,1%, 80 miliardi), gli articoli da viaggio, borse e simili (+51,3%, 49 miliardi), gli indumenti in cuoio (+105,1%, 44 miliardi), i prodotti dell’agricoltura e dell’orticoltura (+87,9%, 43 miliardi) e, infine, i filati (+102%, 39 miliardi).

 
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