ECONOMIA DELLA ROMANIA
La
struttura demografica della popolazione
Con 22,6 milioni di abitanti, la Romania è al secondo posto
tra le nazioni più popolate dell’Europa centro-orientale
dopo la Polonia.
La popolazione in età di lavoro si aggira intorno a 10,4
milioni. La densità della popolazione è di 96 persone
per kmq. E’ leggermente più bassa rispetto alle vicine
Repubblica Ceca e l’Ungheria.
Dal punto di vista etnico la popolazione è mista. I “rumeni
etnici” rappresentano circa l’89% della popolazione.
Gli "ungheresi etnici” sono il secondo gruppo con il
7% della popolazione totale.
Il ritmo delle nascite è drasticamente diminuito negli
ultimi anni. Il tasso di natalità è ora tra i più
bassi d’Europa. Meno nascite, aumento dell’immigrazione
ed elevata mortalità infantile e materna (tra le più
alte non solo in Europa, ma anche tra i paesi a medio reddito)
hanno fatto scendere la popolazione a 400 mila unità nei
primi anni di questo decennio.
La popolazione è relativamente giovane a confronto con
gli standard dell’Europa occidentale. Secondo il censimento
più recente, il 45% della popolazione ha meno di trent’anni
e ciò indica un considerevole potenziale per i prodotti
orientati ai giovani.
Gli standard di vita in Romania sono sensibilmente più
bassi rispetto a quelli dell’Europa Occidentale.
Con l’aiuto della Comell University (USA) il Governo ha
di recente effettuato l’analisi del reddito di un campione
composto da 36 mila famiglie rumene. Secondo i risultati, in media
una famiglia rumena spende 49% per l’acquisto dei prodotti
alimentari, il 36% per i prodotti "no food” e il 15%
per i servizi.
E’ in aumento la spesa destinata all’acquisto di beni
di consumo durevoli. Le famiglie che vivono nelle aree rurali
(che rappresentano ancora il 46% della popolazione totale) spendono
il 37% per prodotti alimentari (una quota sensibilmente inferiore
a quella della rimanente parte della popolazione).
I salari medi si aggirano intorno ai 100 dollari al mese. Nel
settore finanziario raggiungono i 200 dollari. Nella sanità
scendono a 70 dollari. La disoccupazione è alta anche tra
coloro che hanno un titolo universitario.
Il potere di acquisto ha subìto negli ultimi anni una severa
contrazione. Secondo stime della Nazional Bank of Romania (BNR)
nel periodo 1990-95 la produzione industriale è calata
del 53%, i prezzi sono aumentati del 6.300% i salari medi sono
calati del 65% (1995 a confronto con 5 anni prima, in termini
reali).
Livello di istruzione e formazione
Sebbene il collasso del sistema economico pianificato abbia mutato
la qualità della struttura dell’istruzione, ciò
non si è rivelato sufficiente per raggiungere un livello
adeguato alla nuova realtà. La spesa pubblica per l’istruzione
è salita al 4% del PIL nel 2000, dopo che il governo ha
accordato nuovi salari per gli insegnanti, ma è questa
una percentuale bassa rispetto agli standard europei. L’analfabetismo
riguarda comunque meno dell’1% della popolazione in età
scolare.
L’istruzione è obbligatoria dai 6 ai 16 anni, il
64% dei bambini sotto i 6 anni frequenta l’asilo.
Se da un lato si è registrata una diminuzione nella percentuale
dei giovani di età compresa tra 15 e i 18 anni che frequentano
le scuole, si è avuto tuttavia un aumento della percentuale
dei giovani nella fascia d’età 19-23 anni che optano
per il proseguimento degli studi universitari. Vengono privilegiate,
rispetto alle materie tecniche, le facoltà economiche e
umanistiche.
Popolazione: in milioni di abitanti 22,8.
Popolazione urbana: 55%.
Popolazione con almeno 15 anni di età: 20,4%.
Speranza di vita: 70 anni.
Prodotto Interno Lordo pro capite in dollari, anno 2000: 1.600
$
Vive sotto il limite di sopravvivenza: il 42% della popolazione.
Il reddito non è sufficiente per alcuna spesa accessoria
per il 32% della popolazione.
Principali indicatori socio politici - valori anno
Tasso di incremento demografico -0,2 1999
Popolazione urbana in % della pop. totale: 55,9 (1999)
Popolazione attiva in % della pop. totale: 47,7 (1999)
Spesa pubblica per istruzione % sul PNL: 4,8 (2000)
Tasso di alfabetizzazione (%): 98,0 (1999)
Scuola inferiore: 95,4 (1996)
Scuola superiore: 73,1 (1996)
Università: 22,5 (1996)
Tasso di sviluppo umano: 0,752 (1999)
Fonte: elaborazioni ICE su dati Banca Mondiale
Indicatore sintetico, compreso tra 0 e 1, costruito sulla base
della media di tre variabili (aspettativa di vita —grado
di scolarizzazione — valore del PIL reale). Il Paese si
colloca ad un livello medio di sviluppo umano.
Dati economici relativi agli ultimi quattro anni 1997, 1998, 1999,
2000
Tasso di cambio valuta locale per 100 Lire: 819-1020
Tasso di cambio valuta locale per un dollaro USA: 7.168 8.876
- 15.333 - 21.709
PIL in $ a prezzi correnti (mln.): 35.285 (1997); 41.490 (1998);
34.029(1999); 36.540(2000).
Variazione annuale del PIL reale (%): -6,1 (1997); -5,4 (1998);
- 3,2 1,6 (1999).
Agricoltura: 19,6 (1997); 15,0 (1998); 15,5 (1999).
Industria: 44,6 (1997); 36,6 (1998); 31,0 (1999).
Servizi: 35,8 (1997); 48,3 (1998); 53,5 (1999).
PIL pro capite in $ a prezzi correnti: 1.565 (1997); 1.844 (1998);
1.515 (1999); 1.600 (2000).
Tasso di inflazione (%) 154,8 (1997); 59,1 (1998); 48,5 (1999);
45,7 (2000).
Tasso di disoccupazione (%) 7,5 (1997); 9,3 (1998); 11,3 (1999);
10,5 (2000).
Destinazione del PIL (%)
Consumi privati: 74,2 (1997); 72,7 (1998); 69,6(1999)
Consumi pubblici: 12,3 (1997); 14,0 (1998); 14,7 (1999)
Investimenti: 21,2 (1997); 19,4 (1998); 18,5 (1999)
Debito con l’estero in milioni di $: 9.477 (1997); 10.014
(1998); 9.367 (1999); 8.900 (2000)
Percentuale del debito estero sul PIL: 26.9 (1997); 24,1 (1998);
27,6 (1999).
Fonte: elaborazioni ICE su dati Fondo Monetario Internazionale
- Intemational Financial Statistics e Banca Mondiale
La struttura dell'economia
Dopo tre anni consecutivi di forte recessione, l’economia
della Romania ha finalmente manifestato nel 2000 i primi segnali
di ripresa: il trend negativo del PIL è cessato ed è
migliorata la credibilità del Paese nei confronti della
comunità finanziaria internazionale. I risultati positivi
sono stati diversi ed importanti: la riduzione del deficit di
bilancio, il lancio delle esportazioni (specie nel primo semestre
dell’anno), il completo e puntuale rispetto delle scadenze
e degli impegni finanziari nei confronti del Fondo Monetario Internazionale.
I successi ottenuti nella stabilizzazione macroeconomica sono
rimasti tuttavia fragili a causa dei mancati progressi nelle riforme
strutturali e nel campo della regolamentazione finanziaria.
Il settore agricolo, per anni motore trainante dell’economia
del Paese e principale fonte di assorbimento di manodopera, ha
continuato a deteriorarsi ed è stato, tra l’altro,
penalizzato dalla mancanza di sussidi agli agricoltori.
In tale quadro fatto di luci e di ombre, molti progressi sono
stati comunque registrati nel campo della stabilizzazione macroeconomica,
in particolare nei sistemi fiscale e doganale, nei trasporti,
nella giustizia, nell’ambiente, negli affari sociali. D’accordo
con le istituzioni finanziarie internazionali, sono stati adottati
programmi e strategie a medio termine a conferma di come esista
una chiara consapevolezza dell’importanza delle riforme
economiche. Non c’è dubbio che i buoni rapporti con
il Fondo Monetario continueranno, anche perché, con l’insediamento
del nuovo Gabinetto Nastase, l’ex P.M. lsarescu è
rientrato nella vecchia carica di Governatore della Banca Centrale.
La Banca Mondiale, il cui ultimo rapporto sui Paesi dell’Europa
centro-orientale contiene giudizi positivi sulla Romania, ha accordato
la seconda tranche (150 milioni di euro) del finanziamento di
300 milioni di euro destinati al Progetto PSAL (“Private
Sector Adjustment Loan”), focalizzato sulla riforma del
sistema finanziario, sulle privatizzazioni e sulla riqualificazione
sociale ed ambientale in genere; la stessa Banca è inoltre
disponibile a dare il suo supporto al nuovo Governo con aiuti
“grant” dell’ordine di almeno 100 milioni di
dollari, a condizione che siano accelerate le riforme e la crescita
economica.
La BEI, la BERS e l’IFC stanno esaminando progetti del valore
di circa 2,5 miliardi di euro per la ricostruzione di strade,
autostrade, ferrovie, reti idriche ed elettriche, porti ed aeroporti
nei Paesi dell’Europa del Sud-Est.
Per quanto riguarda l’Unione Europea, esistono progetti
comunitari di preadesione ISPA e SAPARD che prevedono rispettivamente
uno stanziamento di 243 milioni di euro per il settore trasporti
e tutela ambientale e 150 milioni di euro annui (2000-2006) per
il settore agricolo e dell’ambiente rurale.
Per il momento, il premier Nastase sembra muoversi verso una politica
economica estremamente liberale, il che è peraltro normale,
posto che l’integrazione nell’UE e nella NATO rimangono
i principali obiettivi politici e strategici.
Il Presidente lliescu, da parte sua, ha in più di un’occasione
affermato l’importanza per la Romania degli investimenti
esteri e, su questo versante, si sono già registrati segnali
positivi, ad esempio quando sono stati ripristinati gli incentivi
e le agevolazioni fiscali previsti dalla Legge N.133/1999 per
la costituzione e lo sviluppo di piccole e medie imprese.
Gli obiettivi principali della Legge Finanziaria per il 2001 sono:
inflazione al 20-25%, crescita economica del 4-5%, riforma fiscale
(Global lncome tax) con dilazione di alcuni mesi per le categorie
più deboli.
La situazione socio-politica
In Romania, dove non vi è stata una vera e propria opposizione
al regime di Ceasescu, gli eventi del 1989 hanno portato al potere
validi leader politici capaci di gestire in termini di consenso
interessi contrastanti.
Ma il governo di Petre Roman, di ispirazione socialdemocratica,
non poté durare a lungo di fronte al tentativo di introdurre
un vasto insieme di riforme democratiche e fu costretto alle dimissioni
dalle dimostrazioni dei minatori che occuparono gli edifici presidenziali
a Bucarest.
Successivamente, nel 1996, le elezioni sono state vinte dalla
Convenzione Democratica, un gruppo di centro-destra, cui è
seguita la nomina a Presidente di Emil Costantinescu.
Il 2000 ha visto tornare al potere un governo di sinistra e dalle
elezioni presidenziali è uscito vincitore il vecchio Ion
Iliescu, già capo dello Stato dal ’90 al ’96,
gli anni difficili del dopo Ceasescu, durante i quali non sempre
aveva dato prova di grande apertura democratica.
Iliescu, dopo aver nominato Primo Ministro il Vicepresidente del
PDSR Adrian Nastase, uomo di grandi capacità, ha scelto
un buon Gabinetto formato da politici e giovani tecnici.
Nel suo messaggio inaugurale, il neo Presidente ha rivolto un
appello alla nazione affinché sia scritta una pagina nuova
nella storia del Paese, per ridare ossigeno ad un’"economia
al collasso".
E’ importante sottolineare che la sinistra attuale è
diversa da quella che ha dominato la vita politica tra il ’90
e il ’96. E’ una sinistra moderna, con tendenze piuttosto
orientate alla democrazia, su posizioni vicine al centro-sinistra.
L’unico partito al governo è il PSD, che gode della
fiducia della maggioranza del Parlamento (che invece è
rappresentata da una coalizione), nonché di un certo riconoscimento
europeo, in quanto fa parte di un’associazione internazionale
dei partiti socialisti d’Europa.
Attualmente il paese dispone di istituzioni democratiche la cui
stabilità pare ormai assicurata, ma che necessitano tuttora
di essere consolidate mediante un’applicazione più
attenta del principio di legalità a tutti i livelli dell’apparato
statale.
Sarebbero inoltre opportune misure più efficaci per far
fronte al grave problema della corruzione, che in questo paese
è piuttosto diffusa nei più svariati ambiti.
Infine, occorre anche considerare che in Romania l’assetto
burocratico costituisce talvolta un ostacolo per gli investitori
stranieri sia per la sua tortuosità, sia per le infiltrazioni
della corruzione.
L’attuale miglioramento della situazione, tuttavia, lascia
presagire che la Romania sarà in grado di soddisfare a
medio termine i criteri politici stabiliti per l’integrazione
nell’U.E.
Gli obiettivi preponderanti della politica estera romena sono
stati individuati nella auspicata appartenenza all’Unione
Europea e alla NATO, il che produce notevoli effetti sulle relazioni
coi paesi vicini.
Più specificamente, l’integrazione europea costituisce
la priorità politica del governo attualmente in carica.
I negoziati per l’accesso all’UE sono cominciati nel
marzo 2000. La Commissione Europea ha tuttavia puntualizzato che
l’adesione della Romania alla Comunità potrà
verosimilmente essere presa in considerazione solo nel momento
in cui il paese si sarà definitivamente lasciato alle spalle
il vecchio assetto politico, economico e sociale e avrà
accelerato le necessarie riforme.
I motori dello sviluppo
La Romania possiede un grande potenziale di sviluppo, che poggia
su fattori come la politica di apertura commerciale, le dimensioni
e l’importanza del mercato (23 milioni abitanti), la posizione
strategica del paese all’interno dell’area PECO, il
vantaggio comparato in termini di costo della manodopera e delle
risorse naturali.
Uno dei motori dello sviluppo economico romeno risiede nelle produzioni
lohn, realizzate su beni in temporanea importazione, che hanno
attirato in Romania un gran numero di investitori, favorendo la
specializzazione del paese nell’importazione di semilavorati
destinati ad una successiva trasformazione in loco in vista della
riesportazione del prodotto finito. Questo tipo di produzioni
è presente soprattutto nei settori del tessile-abbigliamento,
calzature, mobili ed in alcune lavorazioni elettromeccaniche.
Il costo delle riforme
La Romania ha affrontato la transizione del comunismo verso la
democrazia con una serie di vincoli eccezionalmente sfavorevoli.
Il regime di Ceasescu aveva lasciato una popolazione stremata
sia dal punto di vista fisico che psicologico. Sebbene la Romania
avesse allacciato le vane relazioni internazionali, all’interno
mancavano esperienze di riforma economica e sociale. A queste
difficoltà si aggiunsero quelle derivanti dalle sanzioni
economiche (che vietarono le esportazioni) nei confronti dell’Iraq
e della Serbia — Montenegro.
D’altra parte però, paradossalmente, il modello di
sviluppo adottato in precedenza dalla Romania ha dato anche alcuni
vantaggi. La mancanza di debiti verso l’estero, una forte
tradizione di obbedienza allo Stato, la mancanza di diritti di
proprietà che ostacolassero le riforme e la povertà
che riduceva ogni resistenza alle riforme economiche.
Il costo della transizione è stato particolarmente alto
e sono stati necessari alcuni anni per raggiungere la stabilità
politica. Nel 1995 (terzo anno della transizione) gli indicatori
economici hanno cominciato a migliorare. L’inflazione è
scesa rapidamente (dal 300% alla fine del 1993 al 28% alla fine
del 1995) con una risalita poi nel 1996 (40%).
Verso la fine del 1995, la via della privatizzazione di massa,
l’introduzione delle riforme in materia del fallimento alle
imprese, l’apertura dello Stock Exchange e la liberalizzazione
di molti prezzi hanno definitivamente consolidato gli accordi
con il Fondo Monetario Internazionale e con la Banca Mondiale.
Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale avevano
posto come condizione ai loro prestiti che la privatizzazione
di massa fosse conclusa entro il 1996. Ciò avrebbe comportato
la privatizzazione di 4 mila imprese (altre 5 mila sarebbero rimaste
in mano dello Stato) attraverso una serie di vendite dirette e
di scambi di vouchers.
Ai 17 milioni di cittadini rumeni adulti erano sono stati assegnati
vouchers da scambiare con le azioni delle imprese pubbliche. Nonostante
la mancanza di informazione circa i risultati delle imprese, la
consistenza della loro attività di bilancio e la redditività,
l’85% dei cittadini aveva sottoscritto azioni entro l’aprile
del 1996.
I progressi verso la stabilizzazione dell’economia e la
liberalizzazione sono stati successivamente messi in crisi dalla
politica di espansione economica adottata dal Governo, al fine
di creare un terreno favorevole nelle elezioni presidenziali e
parlamentari del novembre 1996. Le conseguenze sono state un rapido
aumento del deficit, sia della bilancia commerciale, sia della
bilancia dei pagamenti e la ripresa dell’inflazione; fino
a tutto il 1999 gli effetti della riforma sono stati distruttivi:
• Calo del Prodotto Interno Lordo e della produzione;
• Crollo degli investimenti e delle vendite al dettaglio.
• Aumento dell’inflazione che ha eroso i salari reali.
• Accelerazioni e brusche cadute della produzione agricola.
• Spiccata tendenza all’autoconsumo e all’acquisto
di prodotti nazionali.
• Insufficienza delle riforme strutturali e indebolimento
della struttura produttiva
• Aumento dell’indebitamento verso l’estero
per coprire i deficit
• Inasprimento delle tensioni sociali e politiche.
Le prospettive
La Romania ha compiuto evidenti progressi nella realizzazione
di un’economia di mercato. Si è avvertito un certo
miglioramento nella conduzione della politica economica, anche
se resta molto da fare.
Di positivo è che è stata conseguita la quasi completa
liberalizzazione dei prezzi. Per altro verso, il processo di decisione
politica relativo alle questioni economiche non sempre è
stato coerente e si riscontrano, inoltre, difficoltà e
ostacoli sul piano dei diritti di proprietà, relativamente
a quegli immobili nazionalizzati durante il comunismo che tuttora,
a distanza di oltre dieci anni, sono rivendicati dagli originari
proprietari: le procedure per il riottenimento degli immobili
espropriati sono lunghe, complesse e fortemente burocratizzate.
Dopo una serie di infruttuosi tentativi di riforma dell’economia
romena, il nuovo governo ha attuato un programma radicale di stabilizzazione
macroeconomica e di riforme strutturali.
La Romania è membro delle Nazioni Unite, della Banca Mondiale,
del Fondo Monetario Internazionale, dell'International Finance
Corporation, del Consiglio d’Europa e del GATT. Nel 1993
la Romania ha firmato un accordo d'associazione con l’Unione
Europea e un accordo di libero scambio con l’EFTA.
La prolungata fase di instabilità politica ha avuto effetti
particolarmente negativi sulla situazione economica e finanziaria
del paese e, nonostante la costituzione del nuovo governo, gli
analisti sono concordi nel ritenere, l’attuale equilibrio
politico, precario.
Appare indilazionabile l’attuazione delle riforme strutturali,
ormai indispensabili per risollevare l’attività economica
e ridurre gli squilibri sia interni che esterni.
Fondamentale importanza avrebbe una profonda ristrutturazione
del sistema bancario, ma nonostante le reiterate dichiarazioni
di buona volontà – da parte delle autorità
romene è finora mancata la necessaria coerenza operativa.
Dopo che il Fmi ha rinviato le erogazioni residue sullo standby,
il paese sarà con ogni evidenza costretto ad adottare misure
di carattere urgente per finanziare gli ampi disavanzi di bilancio
e della bilancia delle partite correnti.
Di conseguenza la strada del ricorso al mercato internazionale
dei capitali sarà ora più difficile rispetto al
recente passato ed un eventuale rallentamento degli investimenti
esteri – assai probabile in un contesto politico così
confuso – potrebbe portare ad una diminuzione delle riserve
internazionali tali da compromettere seriamente la solvibilità
esterna del paese.
A partire dalla liberalizzazione del mercato, l’imprenditoria
privata è stata incoraggiata ed incentivata: da allora
sono sorte numerosissime imprese private, la maggior parte di
piccole dimensioni. Esse producono il 25% del Prodotto Nazionale
Lordo.
Privatizzazioni
A partire dal 1990, lo State Ownership Fund ("SOF")
ha privatizzato ben 8.000 imprese, che danno occupazione approssimativamente
a 1,5 milioni di persone.
Principalmente sono stati privatizzati i settori metallurgico,
della raffineria, edilizio e dei materiali da costruzione. Hanno
seguito la stessa sorte anche alcune ditte nel settore tessile,
in quello degli alimenti confezionati, nonché le industrie
della plastica.
E’ stato privatizzato il monopolio della rete fissa di telecomunicazioni
(Romtelecom), il settore bancario e alcune compagnie di trasporti
aerei e di produzione petrolifera. Attualmente il settore privato
dell’economia nazionale copre oltre il 65% del PIL.
Primi segnali positivi a partire dal 2001
Il profilo generale della Romania è sensibilmente migliorato
per tutto il 2001 a seguito della stabilizzazione del quadro politico
e del rafforzamento degli indicatori macroeconomici .
Il positivo andamento dell’export, la sensibile ripresa
della domanda interna, l’incremento conseguente della produzione
industriale, hanno condotto il PIL a registrare un tasso di crescita
pari al 5% nel 2001.
L’inflazione ha imboccato un sentiero vorticoso di moderazione;
nel contempo le crescenti riserve monetarie hanno consentito di
stabilizzare il corso della valuta.
La nuova misura di sostegno, approvata dal Fondo Monetario nell'ottobre
2001, ha contribuito a rafforzare il clima di fiducia da parte
degli investitori internazionali sulla politica macroeconomica
attuata dal governo.
La struttura dell'economia
Dopo tre consecutivi anni di forte recessione, l’economia
della Romania ha finalmente manifestato nel 2000 i primi segnali
di ripresa: il trend negativo del PIL è cessato ed è
migliorata la credibilità del Paese nei confronti della
comunità finanziaria internazionale. I risultati positivi
sono stati diversi ed importanti: la riduzione del deficit di
bilancio, il rilancio delle esportazioni (specie nel primo semestre
dell’anno), il completo e puntuale rispetto delle scadenze
e degli impegni finanziari nei confronti del Fondo Monetario Internazionale.
I successi ottenuti nella stabilizzazione macroeconomica sono
rimasti tuttavia fragili a causa dei mancati progressi nelle riforme
strutturali e nel campo della regolamentazione finanziaria.
In tale quadro, fatto di luci e di ombre, molti progressi sono
stati comunque registrati nel campo della stabilizzazione macroeconomica,
in particolare nei sistemi fiscale e doganale, nei trasporti,
nella giustizia, nell’ambiente, negli affari sociali. D’accordo
con le istituzioni finanziarie internazionali, sono stati adottati
programmi e strategie a medio termine a conferma di come esista
una chiara consapevolezza dell’importanza delle riforme
economiche. Non c’è dubbio che i buoni rapporti con
il Fondo Monetario continueranno, anche perché, con l’insediamento
del nuovo Gabinetto Nastase, l’ex P.M. Isarescu è
rientrato nella vecchia carica di Governatore della Banca Centrale.
La Banca Mondiale, il cui ultimo rapporto sui Paesi dell’Europa
centro-orientale contiene giudizi positivi sulla Romania, ha accordato
la seconda tranche (150 milioni di euro) del finanziamento di
300 milioni di euro destinati al Progetto PSAL (“Private
Sector Adjustment Loan”), focalizzato sulla riforma del
sistema finanziario, sulle privatizzazioni e sulla riqualificazione
sociale ed ambientale in genere; la stessa Banca è inoltre
disponibile a dare il suo supporto al nuovo Governo con aiuti
“grant” dell’ordine di almeno 100 milioni di
dollari, a condizione che siano accelerate le riforme e la crescita
economica.
La BEI, la BERS e l’IFC stanno esaminando progetti del valore
di circa 2,5 miliardi di euro per la ricostruzione di strade,
autostrade, ferrovie, reti idriche ed elettriche, porti ed aeroporti
nei Paesi dell’Europa del Sud-Est.
Per quanto riguarda l’Unione Europea, esistono i progetti
comunitari di preadesione ISPA e SAPARD che prevedono rispettivamente
uno stanziamento di 243 milioni di euro per il settore trasporti
e tutela ambientale e 150 milioni di euro annui (2000-2006) per
il settore agricolo e dell’ambiente rurale..
Per il momento, il premier Nastase sembra muoversi verso una politica
economica estremamente liberale, il che è peraltro normale,
posto che l’integrazione nell’UE e nella NATO rimangono
i principali obiettivi politici e strategici.
Il Presidente Iliescu, da parte sua, ha in più di un’occasione
affermato l’importanza per la Romania degli investimenti
esteri e, su questo versante, si sono già registrati segnali
positivi, ad esempio quando sono stati ripristinati gli incentivi
e le agevolazioni fiscali previsti dalla Legge N.133/1999 per
la costituzione e lo sviluppo di piccole e medie imprese.
Gli obiettivi principali della Legge Finanziaria per il 2001 sono
stati: inflazione al 20-25%, crescita economica del 4-5%, Riforma
fiscale (Global lncome tax) con dilazione di alcuni mesi per le
categorie più deboli.
La situazione politica dopo il 1989
In Romania, dove non vi è stata una vera e propria opposizione
al regime di Ceasescu, gli eventi del 1989 hanno portato al potere
validi leader politici capaci di gestire in termini di consenso
interessi contrastanti.
Ma il governo di Petre Roman, di ispirazione socialdemocratica,
non poté durare a lungo di fronte al tentativo di introdurre
un vasto insieme di riforme democratiche e fu costretto alle dimissioni
dalle dimostrazioni dei minatori che occuparono gli edifici presidenziali
a Bucarest.
Successivamente, nel 1996, le elezioni sono state vinte dalla
Convenzione Democratica, un gruppo di centro-destra, cui è
seguita la nomina a Presidente di Emil Costantinescu.
Il 2000 ha visto tornare al potere un governo di sinistra e dalle
elezioni presidenziali è uscito vincitore il vecchio Ion
Iliescu, già capo dello Stato dal ’90 al ’96,
gli anni difficili del dopo Ceasescu, durante i quali non sempre
aveva dato prova di grande apertura democratica.
Iliescu, dopo aver nominato Primo Ministro il Vicepresidente del
PDSR Adrian Nastase, uomo di grandi capacità, ha scelto
un buon Gabinetto formato da politici e giovani tecnici.
Nel suo messaggio inaugurale, il neo Presidente ha rivolto un
appello alla nazione affinché sia scritta una pagina nuova
nella storia del Paese, per ridare ossigeno ad un’"economia
al collasso".
E’ importante sottolineare che la sinistra attuale è
diversa da quella che ha dominato la vita politica tra il ’90
e il ’96. E’ una sinistra moderna, con tendenze piuttosto
orientate alla democrazia, su posizioni vicine al centro-sinistra.
L’unico partito al governo è il PSD, che gode della
fiducia della maggioranza del Parlamento (che invece è
rappresentata da una coalizione), nonché di un certo riconoscimento
europeo, in quanto fa parte di un’associazione internazionale
dei partiti socialisti d’Europa.
Attualmente il paese dispone di istituzioni democratiche la cui
stabilità pare ormai assicurata, ma che necessitano tuttora
di essere consolidate mediante un’applicazione più
attenta del principio di legalità a tutti i livelli dell’apparato
statale.
Sarebbero inoltre opportune misure più efficaci per far
fronte al grave problema della corruzione, che in questo paese
è piuttosto diffusa nei più svariati ambiti.
Infine, occorre anche considerare che in Romania l’assetto
burocratico costituisce talvolta un ostacolo per gli investitori
stranieri sia per la sua tortuosità, sia per le infiltrazioni
della corruzione.
L’attuale miglioramento della situazione, tuttavia, lascia
presagire che la Romania sarà in grado di soddisfare a
medio termine i criteri politici stabiliti per l’integrazione
nell’U.E.
Gli obiettivi preponderanti della politica estera romena sono
stati individuati nella auspicata appartenenza all’Unione
Europea e alla NATO, il che produce notevoli effetti sulle relazioni
coi paesi vicini.
Più specificamente, l’integrazione europea costituisce
la priorità politica del governo attualmente in carica.
I negoziati per l’accesso all’UE sono cominciati nel
marzo 2000. La Commissione Europea ha tuttavia puntualizzato che
l’adesione della Romania alla Comunità potrà
verosimilmente essere presa in considerazione solo nel momento
in cui il paese si sarà definitivamente lasciato alle spalle
il vecchio assetto politico, economico e sociale e avrà
accelerato le necessarie riforme.
I motori dello sviluppo
La Romania possiede un grande potenziale di sviluppo, che poggia
su fattori come la politica di apertura commerciale, le dimensioni
e l’importanza del mercato (23 milioni abitanti), la posizione
strategica del paese all’interno dell’area PECO, il
vantaggio comparato in termini di costo della manodopera e delle
risorse naturali.
Uno dei motori dello sviluppo economico romeno risiede nelle produzioni
Iohn, realizzate su beni in temporanea importazione, che hanno
attirato in Romania un gran numero di investitori, favorendo la
specializzazione del paese nell’importazione di semilavorati
destinati ad una successiva trasformazione in loco in vista della
riesportazione del prodotto finito. Questo tipo di produzioni
è presente soprattutto nei settori del tessile-abbigliamento,
calzature, mobili ed in alcune lavorazioni elettromeccaniche.
Il costo delle riforme
La Romania ha affrontato la transizione del comunismo verso la
democrazia con una serie di vincoli eccezionalmente sfavorevoli.
Il regime Ceasescu aveva lasciato una popolazione stremata sia
dal punto di vista fisico che psicologico. Sebbene la Romania
avesse allacciato le vane relazioni internazionali, all’interno
mancavano esperienze di riforma economica e sociale. A queste
difficoltà si aggiunsero quelle derivanti dalle sanzioni
economiche (che vietarono le esportazioni) nei confronti dell’Iraq
e della Serbia — Montenegro.
D’altra parte però, paradossalmente, il modello di
sviluppo adottato in precedenza dalla Romania ha dato anche alcuni
vantaggi. La mancanza di debiti verso l’estero, una forte
tradizione di obbedienza allo Stato, la mancanza di diritti di
proprietà che ostacolassero le riforme e la poverti che
riduceva ogni resistenza alle riforme economiche.
Il costo della transazione è stato particolarmente alto
e sono stati necessari alcuni anni per raggiungere la stabiliti
politica. NeI 1995 (terzo anno della transazione) gli indicatori
economici hanno cominciato a migliorare. L’inflazione è
scesa rapidamente (daI 300% alla fine del 1993 aI 28% alla fine
deI 1995) con una nsalita poi nel 1996 (40%).
Verso la fine del 1995, la via della privatizzazione di massa,
l’introduzione delle riforme in materia del fallimento alle
imprese, l’apertura dello Stock Exchange e la liberalizzazione
di molti prezzi hanno definitivamente consolidato gli accordi
con il Fondo Monetario Internazionale e con la Banca Mondiale.
Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale avevano
posto come condizione ai loro prestiti che la privatizzazione
di massa fosse conclusa entro il 1996. Ciò avrebbe comportato
la privatizzazione di 4 mila imprese (altre 5 mila sarebbero rimaste
in mani dello Stato) attraverso una serie di vendite dirette e
di scambi di vouchers.
Ai 17 milioni di cittadini rumeni adulti erano sono stati assegnati
vouchers da scambiare con le azioni delle imprese pubbliche. Nonostante
la mancanza di informazioni circa i risultati delle imprese, la
consistenza della loro attività di bilancio e la redditività,
l’85% dei cittadini aveva sottoscritto azioni entro l’aprile
deI 1996.
I progressi verso la stabilizzazione dell’economia e la
liberalizzazione le sono stati successivamente messi in crisi
dalla politica di espansione economica adottata dal Governo al
fine di creare un terreno favorevole nelle elezioni presidenziali
e parlamentari del novembre 1996. Le conseguenze sono state un
rapido aumento del deficit sia della bilancia commerciale sia
della bilancia dei pagamenti e la ripresa dell’inflazione,
fino a tutto il 1999 gli effetti delle riforma sono stati distruttivi:
• Calo del Prodotto Interno Lordo e della produzione;
• Crollo degli investimenti e delle vendite al dettaglio.
• Aumento dell’inflazione che hanno eroso i salari
reali.
• Accelerazioni e brusche cadute della produzione agricola.
• Spiccata tendenza all’autoconsumo e all’acquisto
di prodotti nazionali.
• Insufficienza delle riforme strutturali e indebolimento
della struttura produttiva
• Aumento dell’indebitamento verso l’estero
per coprirei deficit
• Inasprimento delle tensioni sociali e politiche.
Le prospettive
La Romania ha compiuto evidenti progressi nella realizzazione
di un’economia di mercato. Si è avvertito un certo
miglioramento nella conduzione della politica economica, anche
se resta molto da fare.
Di positivo è che è stata conseguita la quasi completa
liberalizzazione dei prezzi. Per altro verso, il processo di decisione
politica relativo alle questioni economiche non sempre è
stato coerente e si riscontrano, inoltre, difficoltà e
ostacoli sul piano dei diritti di proprietà, relativamente
a quegli immobili nazionalizzati durante il comunismo che tuttora,
a distanza di oltre dieci anni, sono rivendicati dagli originari
proprietari: le procedure per il riottenimento degli immobili
espropriati sono lunghe, complesse e fortemente burocratizzate.
Dopo una serie di infruttuosi tentativi di riforma dell’economia
romena, il nuovo governo ha attuato un programma radicale di stabilizzazione
macroeconomica e di riforme strutturali.
La Romania è membro delle Nazioni Unite, della Banca Mondiale,
del Fondo Monetario Internazionale, dell'International Finance
Corporation, del Consiglio d’Europa e del GATT. Nel 1993
la Romania ha firmato un accordo d'associazione con l’Unione
Europea e un accordo di libero scambio con l’EFTA.
La prolungata fase di instabilità politica ha avuto effetti
particolarmente negativi sulla situazione economica e finanziaria
del paese e, nonostante la costituzione del nuovo governo, gli
analisti sono concordi nel ritenere precario l’attuale equilibrio
politico.
Appare indilazionabile l’attuazione delle riforme strutturali,
ormai indispensabili per risollevare l’attività economica
e ridurre gli squilibri sia interni che esterni.
Fondamentale importanza avrebbe una profonda ristrutturazione
del sistema bancario, ma nonostante le reiterate dichiarazioni
di buona volontà – da parte delle autorità
romene è finora mancata la necessaria coerenza operativa.
Dopo che il Fmi ha rinviato le erogazioni residue sullo standby,
il paese sarà con ogni evidenza costretto ad adottare misure
di carattere urgente per finanziare gli ampi disavanzi di bilancio
e della bilancia delle partite correnti.
Di conseguenza la strada del ricorso al mercato internazionale
dei capitali sarà ora più difficile rispetto al
recente passato ed un eventuale rallentamento degli investimenti
esteri – assai probabile in un contesto politico cosi confuso
– potrebbe portare ad una diminuzione delle riserve internazionali
tali da compromettere seriamente la solvibilità esterna
del paese.
A partire dalla liberalizzazione del mercato, l’imprenditoria
privata è stata incoraggiata ed incentivata: da allora
sono sorte numerosissime imprese private, la maggior parte di
piccole dimensioni. Esse producono il 25% del Prodotto Nazionale
Lordo.
Privatizzazioni
A partire dal 1990, lo State Ownership Fund ("SOF")
ha privatizzato ben 8.000 imprese, che occupano approssimativamente
1,5 milioni di persone.
Principalmente sono stati privatizzati i settori metallurgico,
della raffineria, edilizio e dei materiali da costruzione. Hanno
seguito la stessa sorte anche alcune ditte nel settore tessile,
in quello degli alimenti confezionati, nonché le industrie
della plastica.
E’ stato privatizzato il monopolio della rete fissa di telecomunicazioni
(Romtelecom), il settore bancario e alcune compagnie di trasporti
aerei e di produzione petrolifera. Attualmente il settore privato
dell’economia nazionale copre oltre il 65% del PIL..
Primi segnali positivi a partire daI 2001
Il profilo generale della Romania è sensibilmente migliorato
per tutto il 2001 a seguito della stabilizzazione del quadro politico
e del rafforzamento degli indicatori macroeconomici .
Il positivo andamento dell’export, la sensibile ripresa
della domanda interna, l’incremento conseguente della produzione
industriale, hanno condotto il PIL a registrare un tasso di crescita
pari al 5% nel 2001.
L’inflazione ha imboccato un sentiero virtuoso di moderazione;
nel contempo le crescenti riserve monetarie hanno consentito di
stabilizzare il corso della valuta
Il profilo generale di rischio della Romania è sensibilmente
diminuito per tutto il 2001 a seguito della stabilizzazione del
quadro politico e del rafforzamento degli indicatori macroeconomici.
La nuova misura di sostegno, approvata dal Fondo Monetario ad
ottobre 2001 ,ha contribuito a rafforzare il clima di fiducia
da parte degli investitori internazionali sulla politica macroeconomica
attuata dal governo.
Disoccupazione a fine giugno 2001 pari all'8,8%
14% a Neamt,
14,8% di Hunedoara
13% a Braila
11% a Buzau e Bistrita
5,2% dell’area di Bucaret
L’ industria (turismo - cultura - terziario)
L’industria
ha contribuito fortemente alla crescita del PIL reale. Dopo il
declino subìto nel 1999, si è avuta nel 2000 una
crescita grazie soprattutto alle esportazioni, che hanno assorbito
il 26,1% della produzione. Il settore industriale incide sulla
formazione del PIL nella misura del 31% (dato del 1999).
La preponderanza dell’industria pesante durante l’era
comunista ha lasciato alla Romania una concentrazione di industrie
metallurgiche, di ingegneria pesante e chimica, con un debole
vantaggio competitivo, soprattutto in conseguenza del mancato
rinnovo del settore, che utilizza tecnologie arretrate di almeno
15-20 anni rispetto alla media europea.
Gli ambiti in cui la Romania ha il potenziale per essere competitiva
(produzione di merci durevoli e merci dell’industria leggera
quali cibi, bevande, prodotti tessili, pellicce, cuoio, calzature)
sono stati i più colpiti dalla recessione e dai disinvestimenti;
il rilancio industriale dovrebbe per l’appunto partire da
tali settori.
La ristrutturazione del settore industriale ha beneficiato di
un importante aiuto finanziario elargito dall’Unione Europea
nell’ambito del programma PHARE, gestito in collaborazione
con il Ministero dell’Industria. Gli obiettivi generali
del programma sono stati:
· la ristrutturazione e la riconversione delle imprese
pubbliche;
· lo sviluppo di un contesto favorevole alle piccole e
medie imprese;
· lo sviluppo di un mercato competitivo;
· l’avvio di un processo di razionalizzazione delle
imprese con l’eliminazione delle unità più
improduttive.
In seguito ai processi di ristrutturazione avviati si è
assistito ad un miglioramento qualitativo degli standard romeni
relativi alla produttività del lavoro e alla redditività.
I settori che più di altri sono stati soggetti di questo
processo di trasformazione sono stati quelli della lavorazione
del legno, dei computer e delle apparecchiature per ufficio. I
settori del tessile, dell’abbigliamento, dei mobili, degli
apparecchi elettronici, delle attrezzature televisive, delle telecomunicazioni
e dell’edilizia sono quelli che più di altri hanno
saputo cogliere le opportunità che l’afflusso degli
investimenti stranieri hanno offerto all’economia romena,
ottenendo un apprezzabile rilancio e dando prova di buone capacità
di adattamento alle modifiche strutturali dell’economia.
Il calo della produzione industriale registratosi in molti settori
è caratteristico del processo di ristrutturazione avviato
e della crisi economica.
Va infine segnalato che negli ultimi mesi del 2000 la produzione
industriale è aumentata, e questo aumento si è manifestato
in modo più consistente nei primi mesi del 2001.
Turismo
La Romania possiede numerose risorse naturali sfruttabili a questo
scopo, ma le infrastrutture presenti e la qualità delle
attrezzature alberghiere sono molto modeste.
Anche in questo settore è stato avviato il processo di
privatizzazione delle strutture in possesso dello Stato.
La Romania gode di notevoli capacità turistiche in paesaggi
molto diversi (dalle cime dei Carpazi alla soleggiata riviera
del Mar Nero), di vestigia dell’antichità dacio-romana,
di splendidi monumenti medievali, di una vigorosa ed originale
cultura popolare (famoso in questo senso il distretto di Maramures,
nel nord-ovest del Paese).
La capitale, Bucarest, chiamata tempo fa la “piccola Parigi”,
è una delle maggiori città della zona.
La riviera romena è famosa per le sue 16 stazioni balneari
disseminate lungo 50 km di costa.
Il Delta del Danubio è unico in Europa per i suoi paesaggi
e la vita incontaminata ivi conservata.
Nella parte meridionale della Transilvania si trovano belle città
medievali – Sibiu, Sighisoara, Brasov.
Il territorio della Barsa, che si trova dentro l’arco carpatico,
è la più famosa zona europea delle chiese contadine
fortificate. Nella stessa area si trova anche la cosiddetta roccaforte
di Dracula – il castello di Bran.
Nel Nord della Moldavia sono da visitare le chiese affrescate
all’esterno del Cinquecento e del Seicento – monumenti
facenti parte del Patrimonio Culturale Mondiale riconosciuto dall’UNESCO.
Nella città di Targu-Jiu possono essere ammirate alcune
delle opere di scultura monumentale di Constantin Brancusi, nato
nel vicino paesino di Hobita ( “La Colonna infinita”,
“La Porta del bacio”, “La Tavola del silenzio).
Nel 1998, 4,8 milioni di turisti stranieri hanno visitato la Romania
e 6,9 milioni di romeni hanno viaggiato all’estero.
Scienza e cultura
Il più alto forum scientifico e culturale del Paese è
l’Accademia Romena, fondata nel 1867. Essa si articola in
14 sezioni e ha 175 soci e 92 soci onorari in 21 Paesi.
L’Accademia ha tre filiali - Iasi, Cluj-Napoca e Timisoara
– e coordina 66 istituti di ricerca con circa 2.600 scienziati.
Le case editrici private (circa 3.000 società editrici)
pubblicano annualmente circa 6.300 titoli con una tiratura di
circa 15 milioni di esemplari.
Le 13.800 biblioteche pubbliche dispongono di 160 milioni di volumi
e registrano oltre 6 milioni di lettori.
In Romania ci sono 144 enti teatrali e musicali, i quali mettono
in scena 16.000 spettacoli all’anno per 4 milioni di spettatori.
Circa 9 milioni di persone visitano ogni anno i 506 musei del
Paese.
Negli ultimi dieci anni il numero degli spettatori nei cinema
è diminuito drasticamente a causa della concorrenza delle
reti TV (due canali della TV pubblica e sei canali di TV privata).
La ricerca e lo sviluppo tecnologico sono effettuate da istituti
(principalmente statali) specializzati per settori economici.
Il foro tutelare è l’Agenzia Nazionale per la Ricerca,
Tecnologia e Innovazione. Per il 2001 è stato destinato
l’1,3% del PIL a vantaggio del settore della ricerca.
Il terziario
Quanto al sistema bancario, a partire dal 1990 da monobancario
si è trasformato in un sistema bipartitico (banca centrale
e banche commerciali) grazie alla volontà di procedere
ad una privatizzazione del settore, che però è andata
avanti lentamente.
Attualmente ci sono 36 banche commerciali, 32 delle quali a capitale
privato e 21 con una certa quota di capitale straniero. Le altre
sono ancora interamente statali, ma è in via di preparazione
il processo della loro privatizzazione.
Le risorse naturali del paese e le infrastrutture
Le risorse naturali
Le risorse del sottosuolo giocano un ruolo assai rilevante nell’economia
romena. Le principali produzioni sono il petrolio, il gas naturale
ed il carbone. Le riserve petrolifere della Romania sono stimate
in circa 206 milioni di tonnellate, mentre le riserve di gas naturale
sono pari a 460 miliardi di metri cubi, pari allo 0,32% delle
riserve mondiali.
Sin dal 1857, la Romania è stata, per 120 anni, la seconda
produttrice europea di greggio e una delle prime nel mondo nella
produzione di gas naturali.
Pur avendo alimentato per decenni un’attiva industria di
raffinazione ed uno sviluppato settore petrolchimico, il comparto
petrolifero risente di gravi ritardi tecnologici. Per ovviare
a questa situazione la Petroml (l’azienda statale per la
ricerca e la commercializzazione degli idrocarburi) ha incentivato
gli investimenti esteri con la predisposizione di incentivi fiscali.
Le grandi risorse naturali, particolarmente i giacimenti d’oro,
d’argento, di rame, di sale e di carbone, le foreste ecc.,
hanno facilitato lo sviluppo economico del Paese prima della Seconda
Guerra Mondiale.
Minerali come il ferro, il rame, il piombo, la bauxite, lo zinco,
l’oro e l’uranio sono presenti in modeste quantità.
Consistente è la disponibilità di legname, data
l’alta quantità di boschi, che coprono più
di un quarto del territorio.
Le infrastrutture
La rete stradale e le infrastrutture della Romania sono inadeguate
ed hanno rappresentato, specie in questi ultimi anni, un reale
freno allo sviluppo del paese, dimostrandosi inadeguate anche
in confronto agli altri paesi dell’Europa dell’Est.
Nonostante la continua crescita del trasporto privato, la rete
ferroviaria di 11.385 Km rimane la più importante via di
comunicazione per beni e passeggeri. Tuttavia, solo un terzo di
essa risulta elettrificato ed un quarto delle locomotive hanno
ormai superato il limite tollerabile di obsolescenza.
Quanto alla rete stradale, quella romena è una delle meno
estese in Europa con solo 113 km di autostrade, e anche la manutenzione
è di gran lunga al di sotto degli standard europei. La
modernizzazione delle reti stradali e ferroviarie è tuttavia
componente chiave dei recenti programmi governativi per il 2001-2004,
in quanto requisito imprescindibile nei negoziati per l’accesso
all’UE.
Il trasporto su nave lungo il Danubio, che attraversa il paese
per 1.075 km e che dunque rappresenta un’importante via
di comunicazione verso l’Europa centrale, è stato
gravemente danneggiato in seguito alla distruzione dei ponti provocata
dai bombardamenti NATO sulla Jugoslavia durante la guerra in Kosovo.
Vi è un canale che collega la zona del Mar Nero vicino
Costanza col Danubio che potrebbe offrire buone opportunità
a lungo termine.
Il trasporto aereo, a causa delle difficili condizioni finanziarie,
non ha avuto lo sviluppo prospettato. La Romania dispone di 3
aeroporti internazionali e di 16 aeroporti per il trasporto interno..
La rete di telecomunicazioni romena è piuttosto vecchia,
e ciò ha ostacolato lo sviluppo della tecnologia informatica.
Tale situazione costituisce una delle principali fonti di incremento
dei costi e l’allungamento dei tempi per le compagnie che
operano in Romania. E’ stato registrato, poi, un notevole
miglioramento della rete telefonica mobile.
L’agricoltura
La fertilità del terreno ha permesso alla Romania di essere
fino alla Seconda Guerra Mondiale uno dei maggiori produttori
europei di grano. La politica economica, condotta dopo la guerra,
dal regime comunista, fondata sulla proprietà di stato,
la pianificazione rigida e la collettivizzazione forzata nelle
campagne, ha frenato lo sviluppo. Dopo il rovesciamento della
dittatura di Ceausescu nel 1989, la politica di ristrutturazione,
per mezzo delle privatizzazioni e degli investimenti stranieri,
è diventata l’obiettivo prioritario dei governi romeni.
In Romania l’agricoltura riveste un ruolo determinante.
Il settore occupa ben il 35% della forza lavoro.
La privatizzazione e la restituzione delle terre confiscate nell’era
comunista sono state lente, incomplete e frutto di dissidi politici.
Alla fine del 2000, il 98% del bestiame era in mani private, come
pure l’85% dei terreni coltivabili, con l’inconveniente,
però, dell’iperframmentazione della terra in piccoli
appezzamenti familiari e la conseguente sottocapitalizzazione,
che si sostanzia nelle limitate capacità tecniche degli
imprenditori agricoli e nella penuria di mezzi finanziari per
l’acquisto di nuove macchine e trattori.
Nel corso degli ultimi anni si è registrata una contrazione
della produzione agricola, in gran parte a causa delle sfavorevoli
condizioni climatiche, che hanno anche contribuito ad una riduzione
dello stock di bestiame. In ogni caso la produttività dell’agricoltura
romena è molto al di sotto di quella dei paesi più
industrializzati.
I terreni coltivabili coprono il 40% del territorio, ma solo il
63% di esso è sfruttato. Le condizioni climatiche e naturali
favoriscono soprattutto le coltivazioni di cereali, viti e verdure.
Buone anche le produzioni di patate e barbabietola da zucchero.
La riforma del 1990 ha privatizzato le fattorie di Stato distribuendo
le terre tra un elevato numero di proprietari. L’agricoltura
oggi è molto frammentata. La superficie media è
di 1,7 ettari per famiglia. Nonostante la frammentazione i risultati
sono rilevanti: l’80% della produzione agricola nel 1996
è stato originato dal settore privato.
Seguendo le tendenze in atto nelle nazioni vicine – sotto
la spinta della ricerca di economie di scala e dell’invecchiamento
della popolazione – è verosimile prevedere un processo
di consolidamento delle proprietà che potrebbe creare entro
il secolo un centinaio di imprese con superfici intorno ai 100
ettari.
Il consolidamento sarà costruito sull’affitto dei
terreni e su contratti di gestione comune di terre (non sul trasferimento
di proprietà).
Le precedenti fattorie di Stato, trasformate negli ultimi anni
in imprese, controllano 1,9 milioni di ettari tra i più
fertili in Romania e rappresentano ancora una quota rilevante
della produzione. Nessuna di queste è stata finora completamente
privatizzata. Rappresentano una palla al piede per l’economia
agricola: mancano i fertilizzanti; i macchinari e le attrezzature
sono superati; il management è in pratica inesistente.
Resistono grazie ai sussidi dello Stato e ai finanziamenti a tassi
estremamente agevolati.
La struttura frammentata della proprietà rende difficile
ogni progetto di irrigazione a rete.
Le opportunità per i costruttori di macchine e attrezzature
per l’agricoltura sono potenzialmente rilevanti. La Banca
rumena Bancorex ha un programma di finanziamenti agevolati per
le imprese agricole che investono in nuove tecnologie dell’irrigazione.
Citibank ha di recente concesso alla stessa Bancorex un finanziamento
per l’importazione di macchine Case e Valmont (USA).
L’accordo ha fornito 170 trattori Case, 72 combines, pezzi
di ricambio e 316 sistemi di irrigazione Valmont. L’attrezzatura
è destinata ad operare su una superficie di 150 mila ettari
e ad interessare 72 imprese agricole.
Altre possibilità riguardano lo stoccaggio. Nel porto di
Costanza gli investitori privati, sia rumeni sia stranieri, hanno
finanziato la costruzione di un nuovo terminal in grado di trattare
18 mila tonnellate al giorno su navi oceaniche. Quello precedente
aveva una capacità di 6 tonnellate.
L’evoluzione del settore privato. Le principali
società miste nazionali ed estere
Gli investimenti esteri diretti, che dovrebbero costituire il
motore della ripresa economica, e gli stessi investimenti di portafoglio
risentono degli anni di congiuntura negativa e della frequente
modifica del quadro legislativo, specie per quanto riguarda gli
incentivi fiscali.
Dal 1° Gennaio al 30 novembre 2000 (ultimi dati disponibili
di fonte locale), gli investimenti esteri diretti sono ammontati
ad appena 226,90 milioni di dollari, con un numero di 8.208 nuove
ditte formalmente registrate; complessivamente, dal dicembre 1990,
il valore totale dei capitali affluiti è risultato pari
a circa 5 miliardi di dollari.
Il flusso degli investimenti italiani (stimabile intorno ai 352
milioni di dollari tra il dicembre 1990 ed il 1° dicembre
2000) è stato abbastanza consistente, specie nel settore
tessile e nella trasformazione del legname, anche se è
praticamente impossibile calcolare quello dei disinvestimenti;
tuttavia, nella classifica dei principali Paesi investitori, l’Italia
si è collocata (dicembre 2000) al quinto posto in termini
di capitale registrato (dopo l’Olanda, la Germania, la Francia
e Cipro) ed al primo posto come numero di aziende (9.747 contro
le 9.288 della Germania).
Sempre più frequenti sono gli investimenti italiani e le
delocalizzazioni nelle zone Franche ed in quelle cosiddette ‘’Defavorizzate’’,
attratti dal basso costo della manodopera locale e dagli incentivi
fiscali previsti per quelle aree, quali l’esenzione dal
pagamento dei dazi e dell’imposta sul valore aggiunto per
i macchinari, le attrezzature, le installazioni, gli equipaggiamenti,
i mezzi di trasporto ed altri beni ammortizzabili importati per
la realizzazione degli investimenti stessi, ovvero l’esenzione
dai dazi per l’importazione di materie prime necessarie
alla produzione.
Come può evincersi dalla tabella sopra riportata, nel triennio
1998-2000 il flusso degli IDE in entrata ha seguito un andamento
altalenante, più che raddoppiando tra il 1997 e il 1998
e riducendosi drasticamente tra il 1998 e il 1999. Considerando
il triennio complessivamente, si è registrato un calo di
oltre il 50%. Trattasi di un dato ben differente da quello che
ha caratterizzato il triennio 1995-1997, che ha visto invece triplicare
il flusso degli IDE in entrata.
Rispetto ai paesi CEFTA, la quota degli investimenti diretti in
Romania è diminuita cospicuamente, passando dal 13,1% del
1998 al 5,8% del 1999, giù fino al 4,8% del 2000.
Un andamento simile si è verificato riguardo alla quota
degli IDE in Romania rispetto ai paesi dell’Europa centro-orientale
(dal 9,1% del ’98 al 3,7% del 2000).
Principali Paesi investitori e distribuzione settoriale
Il governo romeno ha lanciato un ambizioso programma di privatizzazioni
con l’obiettivo di attrarre gli investimenti diretti esteri.
Le maggiori privatizzazioni degli ultimi anni hanno riguardato
la Romtelecom (società statale di telecomunicazioni), la
Banca romena di sviluppo, la Banca Agricola e la Sidex (maggiore
azienda siderurgica dell’Est europeo). Inoltre, è
stato recentemente perfezionato l’accordo per il passaggio
di una delle maggiori compagnie automobilistiche del paese, la
DACIA di Pitesti, alla Renault.
I principali Paesi investitori in Romania erano, alla fine del
mese di maggio 2001, i seguenti:
Investimenti diretti netti per paese di provenienza (mln. Usd)
Paesi investitori Valore degli investimenti diretti
Paesi
investitori |
Valore
degli investimenti diretti
(mln USD; dic 90-maggio 2001) |
%
|
N.
società registrate |
| Olanda |
1.020 |
15,01 |
1.250 |
| Germania |
730 |
10,75 |
8.756 |
| Francia |
653 |
9,62 |
2.169 |
| USA |
539 |
7,93 |
3.082 |
| Cipro |
533 |
7,85 |
693 |
| Italia |
492 |
7,25 |
9.731 |
| Austria |
347 |
5,11 |
1.984 |
| Corea del Sud |
260 |
3,83 |
71 |
| Turchia |
243 |
3,59 |
6.859 |
| Regno Unito |
235 |
3,47 |
1.189 |
| Totale |
6.795 |
100 |
79.008 |
| Fonte: Camera di Commercio
ed Industria Romena |
Come è possibile verificare dalla tabella, i settori
in cui si sono indirizzati principalmente gli investimenti esteri
in Romania erano, nel mese di maggio 2001, quello del commercio,
manifatturiero e dei servizi.
Nel manifatturiero, le principali imprese investitrici sono state:
nel settore automobilistico e dei cantieri navali Daewoo e Renault;
nel settore delle telecomunicazioni, OTE, Siemens e France Telecom;
nel settore petrolifero, Royal Dutch Shell; nel settore delle
bevande, Coca Cola; nella chimica, infine, Unilever, Procter &
Gamble e Smithkline Beecham.
IDE Romania, distribuzione settoriale, maggio 2001.
Attività economiche %
Commercio 45,0
Manifatturiero 21,5
Servizi 13,9
Turismo 5,8
Agricoltura 5,3
Trasporti 4,3
Costruzioni 4,2
Totale 100,0
Fonte: Camera di Commercio ed Industria Romena
Gli investimenti italiani
Il valore del capitale sociale investito dall’Italia rappresenta
il 7,25% del totale degli investimenti esteri, mentre il numero
di società registrate è il 12,32% del totale delle
società con capitale estero costituite in Romania. Inoltre
esistono società italiane che hanno assunto impegni per
l’acquisto di azioni di società pubbliche, per un
ammontare di oltre 20 milioni di USD.
La crescita degli investimenti italiani negli ultimi mesi, pur
non essendosi arrestata, è risultata più contenuta
ed in controtendenza rispetto a quella di altri paesi, i cui investitori
sono attivamente intervenuti nel processo di privatizzazione delle
grandi imprese di stato. Ove si escludono i grossi gruppi coinvolti
nei mega progetti infrastrutturali (ANSALDO, ITALSTRADE, ENI,
IMPREGILO), sul panorama di quasi 10.000 aziende, l’80%
è rappresentato da società a responsabilità
limitata e solo il 30% circa con capitale versato superiore ai
35 milioni di lire.
Si tratta, in altri termini, di una serie di piccole e medie imprese
che, sebbene siano viste con molto interesse dagli organismi pubblici
e parapubblici locali, come le Camere di Commercio, gli enti preposti
alla promozione, i patronati di settore assimilabili alle nostre
associazioni di categoria, difficilmente si prestano ad una regia
unitaria.
Le aree della loro attività si inquadrano principalmente
nelle dislocazioni produttive del tessile/calzaturiero e nella
trasformazione del legname (55%), dove il costo della manodopera
è basso, nel commercio (21%) e nei trasporti (9%).
Per quanto riguarda infine le società di import-export,
esiste una moltitudine di piccole aziende costituite con capitali
minimi.
Il sistema di distribuzione
Il sistema distributivo della Romania è ancora in evoluzione
e si presenta sicuramente meno articolato e sofisticato rispetto
ai paesi industrializzati dell’Unione Europea.
Tutte le figure della rappresentanza commerciale, agenti, distributori,
importatori, trading companies, franchisor e della presenza diretta
(uffici, filiali) si stanno rapidamente diffondendo in Romania.
L’attività di distribuzione all’ingrosso nel
settore privato si sta sviluppando (il 78% del commercio al dettaglio),
mentre con il completamento del processo di privatizzazione si
va rapidamente estinguendo la figura dell’importatore statale,
anche se non esistono ancora buyers o centrali di acquisto ben
strutturate che operino su tutto il territorio nazionale.
Si prevede una forte diffusione della grande distribuzione, anche
se la figura più diffusa resta quella dell’agente
o del rappresentante, la cui presenza continua sul mercato, rappresenta
un elemento indispensabile non solo per la continuità delle
operazioni commerciali ma anche per le valutazioni/analisi dell’andamento
e dei cambiamenti del mercato.
La maggior parte degli agenti ha la loro sede principale nei più
importanti centri commerciali del paese: Bucarest, Costanza, Timisoara,
Arad, Iasi, Cluj, Brasov e Craiova.
Per quanto riguarda la distribuzione dei prodotti, occorre fare
una distinzione fra i beni di consumo (durevoli e non) e i beni
strumentali.
Per questi ultimi è molto diffusa la distribuzione diretta
(lo stesso produttore sviluppa l’attività di distribuzione)
o la distribuzione in esclusiva (l’attività di distribuzione
viene delegata ad una società indipendente, con rapporto
di esclusività).
Per quanto riguarda i beni di consumo, la distribuzione all’ingrosso
rappresenta il canale preferenziale per la commercializzazione.
Merita di essere sottolineato come, negli ultimi anni, sia in
atto un’evoluzione molto veloce del settore della grande
distribuzione, con l’affermarsi in loco di alcuni colossi
esteri che stanno rivoluzionando il panorama del commercio al
dettaglio e le abitudini dei consumatori. Già da tre anni
opera in Romania il gruppo Metro e da un anno il gruppo Barilla.
Fra i negozi che commercializzano prodotti alimentari si sta assistendo
ad una crescita delle catene degli hard discount e degli ipermercati
a danno dei piccoli supermercati.
Una delle caratteristiche principali del settore distributivo
romeno risiede nello sviluppo di moltissime società di
import-export, trading company, che sono spesso costituite da
un esportatore estero per facilitare la commercializzazione dei
suoi prodotti.
Tali società sono caratterizzate da un elevato livello
di turnover, il che consiglia agli operatori del settore un approccio
molto cauto, e tendono a radicarsi in Romania attraverso la creazione
di una propria rete di distributori ed agenti.
La dinamica dell'economia. Analisi e prospettive
Gli analisti dello Standard & Poor’s DRI attribuiscono
alla Romania per il 2001 una valutazione di rischio paese alta,
peraltro in sensibile riduzione rispetto alle valutazioni relative
al 2000.
Il trend di riduzione del rischio paese complessivo, trova la
sua spiegazione nella valutazione di una serie di fattori: innanzitutto
il processo di ristrutturazione della finanza pubblica, avviato
sin dal 1996 sia pure con vari rallentamenti e resistenze sul
piano politico, ha conseguito rilevanti successi nella privatizzazione
delle aziende statali fortemente indebitate.
Le politiche fiscali e monetarie restrittive adottate negli anni
scorsi hanno consentito, da un lato, di rafforzare la credibilità
del paese in campo internazionale, attraverso la stabilizzazione
della propria valuta e il conseguimento di una migliore graduatoria
nella valutazione dell’affidabilità creditizia del
paese; dall’altro, la progressiva riduzione dell’elevato
tasso di inflazione registratosi nel corso degli anni passati,
ha aperto la via a scenari di politica economica più espansivi
in modo da conquistare la fiducia degli investitori stranieri
e di attivare di conseguenza un sentiero virtuoso di crescita
dell’economia rumena.
Restano tuttavia irrisolti alcuni nodi, che peraltro sono la conseguenza
naturale di ogni processo di apertura delle economie pianificate
ai sistemi capitalistici moderni, e cioè, in primo luogo,
un elevato deficit delle partite correnti, frutto naturale dell’influsso
che i nuovi modelli sociali di riferimento hanno sulla struttura
dei consumi; in secondo luogo e come conseguenza diretta della
prima considerazione, le crescenti pressioni sulla bilancia dei
pagamenti indotte dalla necessità sempre maggiore di finanziare
con fonti estere il processo complessivo di ristrutturazione economica.
Pertanto la sfida per l’economia rumena sarà di raggiungere
un ragionevole equilibrio tra due contrapposte esigenze: avviare
un sentiero virtuoso di crescita economica senza mettere a repentaglio
la sostenibilità della propria bilancia dei pagamenti.
Di seguito si analizzano, nel dettaglio, le previsioni più
importanti nel breve e medio termine.
Politica economica
La politica governativa di riduzione del deficit ha rafforzato
la credibilità internazionale del paese, determinando un
sostanziale apprezzamento della valuta nazionale (leu) e un conseguente
raffreddamento della spirale inflazionistica.
Per contro, la politica monetaria si è potuta orientare
più al sostegno della ripresa economica che ad un rigido
controllo della base monetaria per tenere a freno l’inflazione;
pertanto la banca centrale ha potuto modellare la sua politica
restrittiva in senso più accomodante, per stimolare gli
investimenti, senza peraltro venire meno ai suoi obiettivi istituzionali
di contenimento dell’offerta di moneta.
I risultati di questa virtuosa combinazione di politica economica
sono evidenti dall’analisi dei dati: i crediti del settore
privato sono cresciuti dell’11,4% nei primi sette mesi del
2001; la riserva minima sui depositi in leu è stata ridotta
dal 30% al 25%; il tasso di interesse Lombard è diminuito
dal 75% al 65% in linea con la riduzione dell’inflazione.
Restano irrisolti alcuni nodi relativi al complesso processo di
privatizzazione delle aziende statali in corso da alcuni anni;
l’agenzia governativa (APAS) incaricata di gestire il processo
ha ancora un migliaio di aziende in portafoglio, per un patrimonio
complessivo di circa 30.000 mld. di Lei; peraltro alcune tra le
più grosse aziende sono ancora sotto il controllo di vari
ministeri e, trattandosi di aziende fortemente indebitate, la
loro dismissione potrebbe presentare qualche difficoltà.
Crescita economica
L’economia rumena è in netta ripresa, come attesta
il dato relativo alla crescita nella prima metà del 2001,
pari al 4,9%.
Anche gli altri "fondamentali" mostrano segni di netta
ripresa: nel primo semestre 2001 il valore aggiunto del settore
industriale ha segnato un incremento dell’11,4% mentre il
settore delle costruzioni ha fatto registrare un buon 9,4%; dopo
un inizio in declino nel corso dell’anno, si prevede che
il settore agricolo possa fornire un contributo finale positivo
alla crescita del PIL.
Anche i consumi totali hanno registrato una rilevante crescita,
raggiungendo il 6,4 % nel primo semestre 2001, grazie all’incremento
pari al 7,6 % realizzato dai consumi privati.
Rilevante anche il dato sugli investimenti fissi lordi, cresciuti
del 6,7 % nello stesso periodo.
I dati più recenti sulla produzione industriale mostrano
una crescita del 10% nei primi otto mesi del 2001, rispetto allo
stesso periodo dell’anno precedente; in tale contesto è
il settore manifatturiero a fare da traino alla crescita complessiva.
L’eccellente performance del comparto manifatturiero è
la conseguenza del boom delle esportazioni, nonché l’effetto
diretto dei processi di ristrutturazione e privatizzazione e della
massa rilevante di investimenti esteri che ne è conseguita.
Inflazione
Il trend virtuoso di riduzione del tasso di inflazione, iniziato
nel 1997, è ripreso a partire dal 2000 dopo un biennio
di stallo; il tasso annuo nel 2000 si è attestato al 45,7%;
i dati mensili relativi al 2001 hanno determinato un continuo
riallineamento verso il basso del dato previsto annuo, sino al
valore stimato del 31,2 %, in relazione al dato mensile di settembre
2001, pari all’1,9%.
In un contesto virtuoso siffatto, il più grosso rischio
potrebbe essere rappresentato dall’eventuale incapacità
di governare il crescente deficit delle partite correnti, con
le evidenti conseguenze che un deprezzamento del leu potrebbe
arrecare in termini di inflazione importata.
Anche un eccessivo allentamento della politica monetaria potrebbe
ingenerare tensioni inflazionistiche nel medio termine.
Moneta
Le pressioni sui prezzi a seguito del deprezzamento della moneta
si sono allentate a partire dalla metà del 1999, allorché
la Romania è riuscita a scongiurare il rischio di inadempienza
nei confronti del suo debito estero.
A partire dal 2000, difatti, è iniziato un processo inverso
di apprezzamento della valuta locale, lento nei confronti del
dollaro (pari all’1,1% in termini reali), molto più
deciso nei confronti dell’euro (17,6 %).
Per il 2001 si stima un apprezzamento nei confronti del dollaro
intorno al 3,6%; tutto ciò non potrà che rafforzare
la tendenza in atto nella direzione di una decisa riduzione dell’inflazione,
senza peraltro rischiare di deteriorare la competitività
delle esportazioni.
Analisi sulle norme del lavoro
Un datore di lavoro che, svolgendo un’attività economica
in Romania, voglia avvalersi di personale locale, deve rispettare
una serie di norme relative a standard di impiego, contratti collettivi,
diritti umani, salute e sicurezza sul lavoro.
Il personale può essere assunto nelle posizioni di collaboratore
o dipendente (a tempo determinato o indeterminato) con regolare
contratto di lavoro.
L’assunzione di personale si effettua attraverso una delle
seguenti modalità:
- verifica delle conoscenze e della preparazione professionale
e prova pratica;
- esame/concorso/periodo di prova che non può essere inferiore
a 6 mesi né superiore a 12 mesi.
Le modalità di cui sopra sono obbligatorie soltanto per
le istituzioni e gli enti pubblici.
Le norme del Ministero del Lavoro e della Protezione Sociale approvate
con l’Ordine n.185/1990, per le società a capitale
privato, prevedono la risoluzione del contratto individuale di
lavoro ad iniziativa del datore di lavoro, nei seguenti casi:
- diminuzione dell’attività giustificata con documenti
finanziari;
- trasgressione colposa dell’impiegato degli obblighi assunti
con il contratto di lavoro;
- non corrispondenza delle prestazioni professionali;
- incompatibilità con le funzioni esercitate.
Ai sensi dell’art.130 (1) del Codice del lavoro, la risoluzione
del contratto di lavoro ad iniziativa del datore di lavoro, avviene,
tra l’altro, nei seguenti casi: riduzione dell’organico,
cessazione dell’attività della società, spostamento
della sede in altra località, motivi pensionistici, non
adempienza agli obblighi contrattuali, condanne penali.
Il datore di lavoro deve concedere al dipendente un preavviso
di 15 gg. durante i quali il dipendente deve continuare la normale
attività.
Sono obbligatori da parte del datore di lavoro i seguenti versamenti
per:
- fondo per la salute (7% del salario lordo);
- assicurazione sociale (23,33 % del salario lordo);
- fondo per la disoccupazione (5% del salario lordo);
- fondo per rischio ed incidenti (3% del salario lordo).
E’ obbligo del datore di lavoro trattenere e versare per
conto del dipendente i seguenti contributi:
- contributo per l’assicurazione sociale (11,67 % del salario
lordo);
- contributo al fondo per la disoccupazione (1 % del salario lordo);
- fondo per la salute (7% del salario lordo).
Lo Stato, tramite il contratto di lavoro a livello nazionale,
stabilisce soltanto l'entità dello stipendio minimo lordo
(per lavoro non qualificato, primo impiego), il numero minimo
di giorni di ferie ed altre condizioni minimali (aspettativa per
ragioni di salute, per parto, etc.). La contrattazione collettiva
avviene nei settori dove esistono sindacati di categoria e soltanto
se il personale locale è iscritto al rispettivo sindacato.
Laddove non esistano accordi collettivi, si possono concludere
contratti individuali, nel rispetto della legge, da registrare,
dopo la firma, presso le Camere del Lavoro.
I contratti collettivi, a livello di unità produttive,
sono obbligatori, ad eccezione delle unità con meno di
21 dipendenti.
Il contratto di lavoro è individuale e contiene sia le
disposizioni stabilite nel contratto collettivo (se esistente),
sia le condizioni concordate fra il datore di lavoro ed il lavoratore.
Stipendi medi lordi
Remunerazione media lorda annua del personale (ad un cambio medio
di 28-29.000 lei per 1 dollaro):
Settori Dirigenti Quadri Impiegati Operai
| Settori |
Dirigenti |
Quadri |
Impiegati |
Operai |
| Industria |
18-20.000.000 lei x 13 |
10-12.000.000 lei x 13 |
5-7.000.000 lei x 13 |
4-5.00.000 lei x 13 |
| Servizi |
10-15.000.000 lei x 13 |
8-10.000.000 lei x 13 |
4-5.000.000 lei x 13 |
3-4.000.000 lei x 13 |
| Dati al primo
semestre 2001 |
Permesso di lavoro per cittadini stranieri
Il permesso di lavoro viene concesso per un periodo di 6 mesi,
con possibilità di proroga, su richiesta del titolare,
per ulteriori periodi di 6 mesi.
L’emissione del permesso spetta – su richiesta degli
interessati, corredata dalla dovuta documentazione – alla
Direzione Generale Forza Lavoro del Ministero del Lavoro e Solidarietà
Sociale.
L’utilizzo di lavoratori stranieri non muniti di regolare
permesso di lavoro costituisce contravvenzione e viene multato
con 5-10 milioni di Lei.
Per l’emissione del permesso di lavoro il cittadino straniero
paga 204 dollari.
Per la proroga del permesso di lavoro il titolare paga un’ulteriore
tassa equivalente a 10 dollari.
Il permesso di lavoro può essere emesso senza l’obbligo
del visto per assunzione, ai cittadini provenienti dai Paesi con
i quali la Romania ha accordi per l’abolizione dei visti
di entrata, ai cittadini stranieri che studiano in Romania, nonché
a quelli che si sono laureati in Romania e richiedono il permesso
di lavoro entro 30 giorni dal conseguimento della laurea.
Non necessitano di visti di lavoro i cittadini stranieri che si
trovano in Romania per affari ed i familiari dei cittadini stranieri
in possesso di permesso di lavoro.
---Fine--