ECONOMIA DELLA ROMANIA

Mappa Amministrativa della RomaniaLa struttura demografica della popolazione

Con 22,6 milioni di abitanti, la Romania è al secondo posto tra le nazioni più popolate dell’Europa centro-orientale dopo la Polonia.
La popolazione in età di lavoro si aggira intorno a 10,4 milioni. La densità della popolazione è di 96 persone per kmq. E’ leggermente più bassa rispetto alle vicine Repubblica Ceca e l’Ungheria.
Dal punto di vista etnico la popolazione è mista. I “rumeni etnici” rappresentano circa l’89% della popolazione. Gli "ungheresi etnici” sono il secondo gruppo con il 7% della popolazione totale.
Il ritmo delle nascite è drasticamente diminuito negli ultimi anni. Il tasso di natalità è ora tra i più bassi d’Europa. Meno nascite, aumento dell’immigrazione ed elevata mortalità infantile e materna (tra le più alte non solo in Europa, ma anche tra i paesi a medio reddito) hanno fatto scendere la popolazione a 400 mila unità nei primi anni di questo decennio.
La popolazione è relativamente giovane a confronto con gli standard dell’Europa occidentale. Secondo il censimento più recente, il 45% della popolazione ha meno di trent’anni e ciò indica un considerevole potenziale per i prodotti orientati ai giovani.
Gli standard di vita in Romania sono sensibilmente più bassi rispetto a quelli dell’Europa Occidentale.
Con l’aiuto della Comell University (USA) il Governo ha di recente effettuato l’analisi del reddito di un campione composto da 36 mila famiglie rumene. Secondo i risultati, in media una famiglia rumena spende 49% per l’acquisto dei prodotti alimentari, il 36% per i prodotti "no food” e il 15% per i servizi.
E’ in aumento la spesa destinata all’acquisto di beni di consumo durevoli. Le famiglie che vivono nelle aree rurali (che rappresentano ancora il 46% della popolazione totale) spendono il 37% per prodotti alimentari (una quota sensibilmente inferiore a quella della rimanente parte della popolazione).
I salari medi si aggirano intorno ai 100 dollari al mese. Nel settore finanziario raggiungono i 200 dollari. Nella sanità scendono a 70 dollari. La disoccupazione è alta anche tra coloro che hanno un titolo universitario.
Il potere di acquisto ha subìto negli ultimi anni una severa contrazione. Secondo stime della Nazional Bank of Romania (BNR) nel periodo 1990-95 la produzione industriale è calata del 53%, i prezzi sono aumentati del 6.300% i salari medi sono calati del 65% (1995 a confronto con 5 anni prima, in termini reali).


Livello di istruzione e formazione

Sebbene il collasso del sistema economico pianificato abbia mutato la qualità della struttura dell’istruzione, ciò non si è rivelato sufficiente per raggiungere un livello adeguato alla nuova realtà. La spesa pubblica per l’istruzione è salita al 4% del PIL nel 2000, dopo che il governo ha accordato nuovi salari per gli insegnanti, ma è questa una percentuale bassa rispetto agli standard europei. L’analfabetismo riguarda comunque meno dell’1% della popolazione in età scolare.
L’istruzione è obbligatoria dai 6 ai 16 anni, il 64% dei bambini sotto i 6 anni frequenta l’asilo.
Se da un lato si è registrata una diminuzione nella percentuale dei giovani di età compresa tra 15 e i 18 anni che frequentano le scuole, si è avuto tuttavia un aumento della percentuale dei giovani nella fascia d’età 19-23 anni che optano per il proseguimento degli studi universitari. Vengono privilegiate, rispetto alle materie tecniche, le facoltà economiche e umanistiche.

Popolazione: in milioni di abitanti 22,8.
Popolazione urbana: 55%.
Popolazione con almeno 15 anni di età: 20,4%.
Speranza di vita: 70 anni.
Prodotto Interno Lordo pro capite in dollari, anno 2000: 1.600 $
Vive sotto il limite di sopravvivenza: il 42% della popolazione.
Il reddito non è sufficiente per alcuna spesa accessoria per il 32% della popolazione.


Principali indicatori socio politici - valori anno
Tasso di incremento demografico -0,2 1999
Popolazione urbana in % della pop. totale: 55,9 (1999)
Popolazione attiva in % della pop. totale: 47,7 (1999)
Spesa pubblica per istruzione % sul PNL: 4,8 (2000)
Tasso di alfabetizzazione (%): 98,0 (1999)
Scuola inferiore: 95,4 (1996)
Scuola superiore: 73,1 (1996)
Università: 22,5 (1996)
Tasso di sviluppo umano: 0,752 (1999)


Fonte: elaborazioni ICE su dati Banca Mondiale

Indicatore sintetico, compreso tra 0 e 1, costruito sulla base della media di tre variabili (aspettativa di vita —grado di scolarizzazione — valore del PIL reale). Il Paese si colloca ad un livello medio di sviluppo umano.


Dati economici relativi agli ultimi quattro anni 1997, 1998, 1999, 2000
Tasso di cambio valuta locale per 100 Lire: 819-1020
Tasso di cambio valuta locale per un dollaro USA: 7.168 8.876 - 15.333 - 21.709
PIL in $ a prezzi correnti (mln.): 35.285 (1997); 41.490 (1998); 34.029(1999); 36.540(2000).
Variazione annuale del PIL reale (%): -6,1 (1997); -5,4 (1998); - 3,2 1,6 (1999).
Agricoltura: 19,6 (1997); 15,0 (1998); 15,5 (1999).
Industria: 44,6 (1997); 36,6 (1998); 31,0 (1999).
Servizi: 35,8 (1997); 48,3 (1998); 53,5 (1999).
PIL pro capite in $ a prezzi correnti: 1.565 (1997); 1.844 (1998); 1.515 (1999); 1.600 (2000).
Tasso di inflazione (%) 154,8 (1997); 59,1 (1998); 48,5 (1999); 45,7 (2000).
Tasso di disoccupazione (%) 7,5 (1997); 9,3 (1998); 11,3 (1999); 10,5 (2000).

Destinazione del PIL (%)
Consumi privati: 74,2 (1997); 72,7 (1998); 69,6(1999)
Consumi pubblici: 12,3 (1997); 14,0 (1998); 14,7 (1999)
Investimenti: 21,2 (1997); 19,4 (1998); 18,5 (1999)
Debito con l’estero in milioni di $: 9.477 (1997); 10.014 (1998); 9.367 (1999); 8.900 (2000)
Percentuale del debito estero sul PIL: 26.9 (1997); 24,1 (1998); 27,6 (1999).

Fonte: elaborazioni ICE su dati Fondo Monetario Internazionale - Intemational Financial Statistics e Banca Mondiale

La struttura dell'economia
Dopo tre anni consecutivi di forte recessione, l’economia della Romania ha finalmente manifestato nel 2000 i primi segnali di ripresa: il trend negativo del PIL è cessato ed è migliorata la credibilità del Paese nei confronti della comunità finanziaria internazionale. I risultati positivi sono stati diversi ed importanti: la riduzione del deficit di bilancio, il lancio delle esportazioni (specie nel primo semestre dell’anno), il completo e puntuale rispetto delle scadenze e degli impegni finanziari nei confronti del Fondo Monetario Internazionale.
I successi ottenuti nella stabilizzazione macroeconomica sono rimasti tuttavia fragili a causa dei mancati progressi nelle riforme strutturali e nel campo della regolamentazione finanziaria.
Il settore agricolo, per anni motore trainante dell’economia del Paese e principale fonte di assorbimento di manodopera, ha continuato a deteriorarsi ed è stato, tra l’altro, penalizzato dalla mancanza di sussidi agli agricoltori.
In tale quadro fatto di luci e di ombre, molti progressi sono stati comunque registrati nel campo della stabilizzazione macroeconomica, in particolare nei sistemi fiscale e doganale, nei trasporti, nella giustizia, nell’ambiente, negli affari sociali. D’accordo con le istituzioni finanziarie internazionali, sono stati adottati programmi e strategie a medio termine a conferma di come esista una chiara consapevolezza dell’importanza delle riforme economiche. Non c’è dubbio che i buoni rapporti con il Fondo Monetario continueranno, anche perché, con l’insediamento del nuovo Gabinetto Nastase, l’ex P.M. lsarescu è rientrato nella vecchia carica di Governatore della Banca Centrale.
La Banca Mondiale, il cui ultimo rapporto sui Paesi dell’Europa centro-orientale contiene giudizi positivi sulla Romania, ha accordato la seconda tranche (150 milioni di euro) del finanziamento di 300 milioni di euro destinati al Progetto PSAL (“Private Sector Adjustment Loan”), focalizzato sulla riforma del sistema finanziario, sulle privatizzazioni e sulla riqualificazione sociale ed ambientale in genere; la stessa Banca è inoltre disponibile a dare il suo supporto al nuovo Governo con aiuti “grant” dell’ordine di almeno 100 milioni di dollari, a condizione che siano accelerate le riforme e la crescita economica.
La BEI, la BERS e l’IFC stanno esaminando progetti del valore di circa 2,5 miliardi di euro per la ricostruzione di strade, autostrade, ferrovie, reti idriche ed elettriche, porti ed aeroporti nei Paesi dell’Europa del Sud-Est.
Per quanto riguarda l’Unione Europea, esistono progetti comunitari di preadesione ISPA e SAPARD che prevedono rispettivamente uno stanziamento di 243 milioni di euro per il settore trasporti e tutela ambientale e 150 milioni di euro annui (2000-2006) per il settore agricolo e dell’ambiente rurale.
Per il momento, il premier Nastase sembra muoversi verso una politica economica estremamente liberale, il che è peraltro normale, posto che l’integrazione nell’UE e nella NATO rimangono i principali obiettivi politici e strategici.
Il Presidente lliescu, da parte sua, ha in più di un’occasione affermato l’importanza per la Romania degli investimenti esteri e, su questo versante, si sono già registrati segnali positivi, ad esempio quando sono stati ripristinati gli incentivi e le agevolazioni fiscali previsti dalla Legge N.133/1999 per la costituzione e lo sviluppo di piccole e medie imprese.
Gli obiettivi principali della Legge Finanziaria per il 2001 sono: inflazione al 20-25%, crescita economica del 4-5%, riforma fiscale (Global lncome tax) con dilazione di alcuni mesi per le categorie più deboli.

La situazione socio-politica

In Romania, dove non vi è stata una vera e propria opposizione al regime di Ceasescu, gli eventi del 1989 hanno portato al potere validi leader politici capaci di gestire in termini di consenso interessi contrastanti.
Ma il governo di Petre Roman, di ispirazione socialdemocratica, non poté durare a lungo di fronte al tentativo di introdurre un vasto insieme di riforme democratiche e fu costretto alle dimissioni dalle dimostrazioni dei minatori che occuparono gli edifici presidenziali a Bucarest.
Successivamente, nel 1996, le elezioni sono state vinte dalla Convenzione Democratica, un gruppo di centro-destra, cui è seguita la nomina a Presidente di Emil Costantinescu.
Il 2000 ha visto tornare al potere un governo di sinistra e dalle elezioni presidenziali è uscito vincitore il vecchio Ion Iliescu, già capo dello Stato dal ’90 al ’96, gli anni difficili del dopo Ceasescu, durante i quali non sempre aveva dato prova di grande apertura democratica.
Iliescu, dopo aver nominato Primo Ministro il Vicepresidente del PDSR Adrian Nastase, uomo di grandi capacità, ha scelto un buon Gabinetto formato da politici e giovani tecnici.
Nel suo messaggio inaugurale, il neo Presidente ha rivolto un appello alla nazione affinché sia scritta una pagina nuova nella storia del Paese, per ridare ossigeno ad un’"economia al collasso".
E’ importante sottolineare che la sinistra attuale è diversa da quella che ha dominato la vita politica tra il ’90 e il ’96. E’ una sinistra moderna, con tendenze piuttosto orientate alla democrazia, su posizioni vicine al centro-sinistra.
L’unico partito al governo è il PSD, che gode della fiducia della maggioranza del Parlamento (che invece è rappresentata da una coalizione), nonché di un certo riconoscimento europeo, in quanto fa parte di un’associazione internazionale dei partiti socialisti d’Europa.
Attualmente il paese dispone di istituzioni democratiche la cui stabilità pare ormai assicurata, ma che necessitano tuttora di essere consolidate mediante un’applicazione più attenta del principio di legalità a tutti i livelli dell’apparato statale.
Sarebbero inoltre opportune misure più efficaci per far fronte al grave problema della corruzione, che in questo paese è piuttosto diffusa nei più svariati ambiti.
Infine, occorre anche considerare che in Romania l’assetto burocratico costituisce talvolta un ostacolo per gli investitori stranieri sia per la sua tortuosità, sia per le infiltrazioni della corruzione.
L’attuale miglioramento della situazione, tuttavia, lascia presagire che la Romania sarà in grado di soddisfare a medio termine i criteri politici stabiliti per l’integrazione nell’U.E.
Gli obiettivi preponderanti della politica estera romena sono stati individuati nella auspicata appartenenza all’Unione Europea e alla NATO, il che produce notevoli effetti sulle relazioni coi paesi vicini.
Più specificamente, l’integrazione europea costituisce la priorità politica del governo attualmente in carica.
I negoziati per l’accesso all’UE sono cominciati nel marzo 2000. La Commissione Europea ha tuttavia puntualizzato che l’adesione della Romania alla Comunità potrà verosimilmente essere presa in considerazione solo nel momento in cui il paese si sarà definitivamente lasciato alle spalle il vecchio assetto politico, economico e sociale e avrà accelerato le necessarie riforme.

I motori dello sviluppo

La Romania possiede un grande potenziale di sviluppo, che poggia su fattori come la politica di apertura commerciale, le dimensioni e l’importanza del mercato (23 milioni abitanti), la posizione strategica del paese all’interno dell’area PECO, il vantaggio comparato in termini di costo della manodopera e delle risorse naturali.
Uno dei motori dello sviluppo economico romeno risiede nelle produzioni lohn, realizzate su beni in temporanea importazione, che hanno attirato in Romania un gran numero di investitori, favorendo la specializzazione del paese nell’importazione di semilavorati destinati ad una successiva trasformazione in loco in vista della riesportazione del prodotto finito. Questo tipo di produzioni è presente soprattutto nei settori del tessile-abbigliamento, calzature, mobili ed in alcune lavorazioni elettromeccaniche.

Il costo delle riforme

La Romania ha affrontato la transizione del comunismo verso la democrazia con una serie di vincoli eccezionalmente sfavorevoli. Il regime di Ceasescu aveva lasciato una popolazione stremata sia dal punto di vista fisico che psicologico. Sebbene la Romania avesse allacciato le vane relazioni internazionali, all’interno mancavano esperienze di riforma economica e sociale. A queste difficoltà si aggiunsero quelle derivanti dalle sanzioni economiche (che vietarono le esportazioni) nei confronti dell’Iraq e della Serbia — Montenegro.
D’altra parte però, paradossalmente, il modello di sviluppo adottato in precedenza dalla Romania ha dato anche alcuni vantaggi. La mancanza di debiti verso l’estero, una forte tradizione di obbedienza allo Stato, la mancanza di diritti di proprietà che ostacolassero le riforme e la povertà che riduceva ogni resistenza alle riforme economiche.
Il costo della transizione è stato particolarmente alto e sono stati necessari alcuni anni per raggiungere la stabilità politica. Nel 1995 (terzo anno della transizione) gli indicatori economici hanno cominciato a migliorare. L’inflazione è scesa rapidamente (dal 300% alla fine del 1993 al 28% alla fine del 1995) con una risalita poi nel 1996 (40%).
Verso la fine del 1995, la via della privatizzazione di massa, l’introduzione delle riforme in materia del fallimento alle imprese, l’apertura dello Stock Exchange e la liberalizzazione di molti prezzi hanno definitivamente consolidato gli accordi con il Fondo Monetario Internazionale e con la Banca Mondiale.
Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale avevano posto come condizione ai loro prestiti che la privatizzazione di massa fosse conclusa entro il 1996. Ciò avrebbe comportato la privatizzazione di 4 mila imprese (altre 5 mila sarebbero rimaste in mano dello Stato) attraverso una serie di vendite dirette e di scambi di vouchers.
Ai 17 milioni di cittadini rumeni adulti erano sono stati assegnati vouchers da scambiare con le azioni delle imprese pubbliche. Nonostante la mancanza di informazione circa i risultati delle imprese, la consistenza della loro attività di bilancio e la redditività, l’85% dei cittadini aveva sottoscritto azioni entro l’aprile del 1996.
I progressi verso la stabilizzazione dell’economia e la liberalizzazione sono stati successivamente messi in crisi dalla politica di espansione economica adottata dal Governo, al fine di creare un terreno favorevole nelle elezioni presidenziali e parlamentari del novembre 1996. Le conseguenze sono state un rapido aumento del deficit, sia della bilancia commerciale, sia della bilancia dei pagamenti e la ripresa dell’inflazione; fino a tutto il 1999 gli effetti della riforma sono stati distruttivi:
• Calo del Prodotto Interno Lordo e della produzione;
• Crollo degli investimenti e delle vendite al dettaglio.
• Aumento dell’inflazione che ha eroso i salari reali.
• Accelerazioni e brusche cadute della produzione agricola.
• Spiccata tendenza all’autoconsumo e all’acquisto di prodotti nazionali.
• Insufficienza delle riforme strutturali e indebolimento della struttura produttiva
• Aumento dell’indebitamento verso l’estero per coprire i deficit
• Inasprimento delle tensioni sociali e politiche.

Le prospettive

La Romania ha compiuto evidenti progressi nella realizzazione di un’economia di mercato. Si è avvertito un certo miglioramento nella conduzione della politica economica, anche se resta molto da fare.
Di positivo è che è stata conseguita la quasi completa liberalizzazione dei prezzi. Per altro verso, il processo di decisione politica relativo alle questioni economiche non sempre è stato coerente e si riscontrano, inoltre, difficoltà e ostacoli sul piano dei diritti di proprietà, relativamente a quegli immobili nazionalizzati durante il comunismo che tuttora, a distanza di oltre dieci anni, sono rivendicati dagli originari proprietari: le procedure per il riottenimento degli immobili espropriati sono lunghe, complesse e fortemente burocratizzate.
Dopo una serie di infruttuosi tentativi di riforma dell’economia romena, il nuovo governo ha attuato un programma radicale di stabilizzazione macroeconomica e di riforme strutturali.
La Romania è membro delle Nazioni Unite, della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale, dell'International Finance Corporation, del Consiglio d’Europa e del GATT. Nel 1993 la Romania ha firmato un accordo d'associazione con l’Unione Europea e un accordo di libero scambio con l’EFTA.
La prolungata fase di instabilità politica ha avuto effetti particolarmente negativi sulla situazione economica e finanziaria del paese e, nonostante la costituzione del nuovo governo, gli analisti sono concordi nel ritenere, l’attuale equilibrio politico, precario.
Appare indilazionabile l’attuazione delle riforme strutturali, ormai indispensabili per risollevare l’attività economica e ridurre gli squilibri sia interni che esterni.
Fondamentale importanza avrebbe una profonda ristrutturazione del sistema bancario, ma nonostante le reiterate dichiarazioni di buona volontà – da parte delle autorità romene è finora mancata la necessaria coerenza operativa.
Dopo che il Fmi ha rinviato le erogazioni residue sullo standby, il paese sarà con ogni evidenza costretto ad adottare misure di carattere urgente per finanziare gli ampi disavanzi di bilancio e della bilancia delle partite correnti.
Di conseguenza la strada del ricorso al mercato internazionale dei capitali sarà ora più difficile rispetto al recente passato ed un eventuale rallentamento degli investimenti esteri – assai probabile in un contesto politico così confuso – potrebbe portare ad una diminuzione delle riserve internazionali tali da compromettere seriamente la solvibilità esterna del paese.
A partire dalla liberalizzazione del mercato, l’imprenditoria privata è stata incoraggiata ed incentivata: da allora sono sorte numerosissime imprese private, la maggior parte di piccole dimensioni. Esse producono il 25% del Prodotto Nazionale Lordo.


Privatizzazioni

A partire dal 1990, lo State Ownership Fund ("SOF") ha privatizzato ben 8.000 imprese, che danno occupazione approssimativamente a 1,5 milioni di persone.
Principalmente sono stati privatizzati i settori metallurgico, della raffineria, edilizio e dei materiali da costruzione. Hanno seguito la stessa sorte anche alcune ditte nel settore tessile, in quello degli alimenti confezionati, nonché le industrie della plastica.
E’ stato privatizzato il monopolio della rete fissa di telecomunicazioni (Romtelecom), il settore bancario e alcune compagnie di trasporti aerei e di produzione petrolifera. Attualmente il settore privato dell’economia nazionale copre oltre il 65% del PIL.


Primi segnali positivi a partire dal 2001

Il profilo generale della Romania è sensibilmente migliorato per tutto il 2001 a seguito della stabilizzazione del quadro politico e del rafforzamento degli indicatori macroeconomici .
Il positivo andamento dell’export, la sensibile ripresa della domanda interna, l’incremento conseguente della produzione industriale, hanno condotto il PIL a registrare un tasso di crescita pari al 5% nel 2001.
L’inflazione ha imboccato un sentiero vorticoso di moderazione; nel contempo le crescenti riserve monetarie hanno consentito di stabilizzare il corso della valuta.
La nuova misura di sostegno, approvata dal Fondo Monetario nell'ottobre 2001, ha contribuito a rafforzare il clima di fiducia da parte degli investitori internazionali sulla politica macroeconomica attuata dal governo.


La struttura dell'economia

Dopo tre consecutivi anni di forte recessione, l’economia della Romania ha finalmente manifestato nel 2000 i primi segnali di ripresa: il trend negativo del PIL è cessato ed è migliorata la credibilità del Paese nei confronti della comunità finanziaria internazionale. I risultati positivi sono stati diversi ed importanti: la riduzione del deficit di bilancio, il rilancio delle esportazioni (specie nel primo semestre dell’anno), il completo e puntuale rispetto delle scadenze e degli impegni finanziari nei confronti del Fondo Monetario Internazionale.
I successi ottenuti nella stabilizzazione macroeconomica sono rimasti tuttavia fragili a causa dei mancati progressi nelle riforme strutturali e nel campo della regolamentazione finanziaria.
In tale quadro, fatto di luci e di ombre, molti progressi sono stati comunque registrati nel campo della stabilizzazione macroeconomica, in particolare nei sistemi fiscale e doganale, nei trasporti, nella giustizia, nell’ambiente, negli affari sociali. D’accordo con le istituzioni finanziarie internazionali, sono stati adottati programmi e strategie a medio termine a conferma di come esista una chiara consapevolezza dell’importanza delle riforme economiche. Non c’è dubbio che i buoni rapporti con il Fondo Monetario continueranno, anche perché, con l’insediamento del nuovo Gabinetto Nastase, l’ex P.M. Isarescu è rientrato nella vecchia carica di Governatore della Banca Centrale.
La Banca Mondiale, il cui ultimo rapporto sui Paesi dell’Europa centro-orientale contiene giudizi positivi sulla Romania, ha accordato la seconda tranche (150 milioni di euro) del finanziamento di 300 milioni di euro destinati al Progetto PSAL (“Private Sector Adjustment Loan”), focalizzato sulla riforma del sistema finanziario, sulle privatizzazioni e sulla riqualificazione sociale ed ambientale in genere; la stessa Banca è inoltre disponibile a dare il suo supporto al nuovo Governo con aiuti “grant” dell’ordine di almeno 100 milioni di dollari, a condizione che siano accelerate le riforme e la crescita economica.
La BEI, la BERS e l’IFC stanno esaminando progetti del valore di circa 2,5 miliardi di euro per la ricostruzione di strade, autostrade, ferrovie, reti idriche ed elettriche, porti ed aeroporti nei Paesi dell’Europa del Sud-Est.
Per quanto riguarda l’Unione Europea, esistono i progetti comunitari di preadesione ISPA e SAPARD che prevedono rispettivamente uno stanziamento di 243 milioni di euro per il settore trasporti e tutela ambientale e 150 milioni di euro annui (2000-2006) per il settore agricolo e dell’ambiente rurale..
Per il momento, il premier Nastase sembra muoversi verso una politica economica estremamente liberale, il che è peraltro normale, posto che l’integrazione nell’UE e nella NATO rimangono i principali obiettivi politici e strategici.
Il Presidente Iliescu, da parte sua, ha in più di un’occasione affermato l’importanza per la Romania degli investimenti esteri e, su questo versante, si sono già registrati segnali positivi, ad esempio quando sono stati ripristinati gli incentivi e le agevolazioni fiscali previsti dalla Legge N.133/1999 per la costituzione e lo sviluppo di piccole e medie imprese.
Gli obiettivi principali della Legge Finanziaria per il 2001 sono stati: inflazione al 20-25%, crescita economica del 4-5%, Riforma fiscale (Global lncome tax) con dilazione di alcuni mesi per le categorie più deboli.

La situazione politica dopo il 1989

In Romania, dove non vi è stata una vera e propria opposizione al regime di Ceasescu, gli eventi del 1989 hanno portato al potere validi leader politici capaci di gestire in termini di consenso interessi contrastanti.
Ma il governo di Petre Roman, di ispirazione socialdemocratica, non poté durare a lungo di fronte al tentativo di introdurre un vasto insieme di riforme democratiche e fu costretto alle dimissioni dalle dimostrazioni dei minatori che occuparono gli edifici presidenziali a Bucarest.
Successivamente, nel 1996, le elezioni sono state vinte dalla Convenzione Democratica, un gruppo di centro-destra, cui è seguita la nomina a Presidente di Emil Costantinescu.
Il 2000 ha visto tornare al potere un governo di sinistra e dalle elezioni presidenziali è uscito vincitore il vecchio Ion Iliescu, già capo dello Stato dal ’90 al ’96, gli anni difficili del dopo Ceasescu, durante i quali non sempre aveva dato prova di grande apertura democratica.
Iliescu, dopo aver nominato Primo Ministro il Vicepresidente del PDSR Adrian Nastase, uomo di grandi capacità, ha scelto un buon Gabinetto formato da politici e giovani tecnici.
Nel suo messaggio inaugurale, il neo Presidente ha rivolto un appello alla nazione affinché sia scritta una pagina nuova nella storia del Paese, per ridare ossigeno ad un’"economia al collasso".
E’ importante sottolineare che la sinistra attuale è diversa da quella che ha dominato la vita politica tra il ’90 e il ’96. E’ una sinistra moderna, con tendenze piuttosto orientate alla democrazia, su posizioni vicine al centro-sinistra.
L’unico partito al governo è il PSD, che gode della fiducia della maggioranza del Parlamento (che invece è rappresentata da una coalizione), nonché di un certo riconoscimento europeo, in quanto fa parte di un’associazione internazionale dei partiti socialisti d’Europa.
Attualmente il paese dispone di istituzioni democratiche la cui stabilità pare ormai assicurata, ma che necessitano tuttora di essere consolidate mediante un’applicazione più attenta del principio di legalità a tutti i livelli dell’apparato statale.
Sarebbero inoltre opportune misure più efficaci per far fronte al grave problema della corruzione, che in questo paese è piuttosto diffusa nei più svariati ambiti.
Infine, occorre anche considerare che in Romania l’assetto burocratico costituisce talvolta un ostacolo per gli investitori stranieri sia per la sua tortuosità, sia per le infiltrazioni della corruzione.
L’attuale miglioramento della situazione, tuttavia, lascia presagire che la Romania sarà in grado di soddisfare a medio termine i criteri politici stabiliti per l’integrazione nell’U.E.
Gli obiettivi preponderanti della politica estera romena sono stati individuati nella auspicata appartenenza all’Unione Europea e alla NATO, il che produce notevoli effetti sulle relazioni coi paesi vicini.
Più specificamente, l’integrazione europea costituisce la priorità politica del governo attualmente in carica.
I negoziati per l’accesso all’UE sono cominciati nel marzo 2000. La Commissione Europea ha tuttavia puntualizzato che l’adesione della Romania alla Comunità potrà verosimilmente essere presa in considerazione solo nel momento in cui il paese si sarà definitivamente lasciato alle spalle il vecchio assetto politico, economico e sociale e avrà accelerato le necessarie riforme.

I motori dello sviluppo

La Romania possiede un grande potenziale di sviluppo, che poggia su fattori come la politica di apertura commerciale, le dimensioni e l’importanza del mercato (23 milioni abitanti), la posizione strategica del paese all’interno dell’area PECO, il vantaggio comparato in termini di costo della manodopera e delle risorse naturali.
Uno dei motori dello sviluppo economico romeno risiede nelle produzioni Iohn, realizzate su beni in temporanea importazione, che hanno attirato in Romania un gran numero di investitori, favorendo la specializzazione del paese nell’importazione di semilavorati destinati ad una successiva trasformazione in loco in vista della riesportazione del prodotto finito. Questo tipo di produzioni è presente soprattutto nei settori del tessile-abbigliamento, calzature, mobili ed in alcune lavorazioni elettromeccaniche.

Il costo delle riforme

La Romania ha affrontato la transizione del comunismo verso la democrazia con una serie di vincoli eccezionalmente sfavorevoli. Il regime Ceasescu aveva lasciato una popolazione stremata sia dal punto di vista fisico che psicologico. Sebbene la Romania avesse allacciato le vane relazioni internazionali, all’interno mancavano esperienze di riforma economica e sociale. A queste difficoltà si aggiunsero quelle derivanti dalle sanzioni economiche (che vietarono le esportazioni) nei confronti dell’Iraq e della Serbia — Montenegro.
D’altra parte però, paradossalmente, il modello di sviluppo adottato in precedenza dalla Romania ha dato anche alcuni vantaggi. La mancanza di debiti verso l’estero, una forte tradizione di obbedienza allo Stato, la mancanza di diritti di proprietà che ostacolassero le riforme e la poverti che riduceva ogni resistenza alle riforme economiche.
Il costo della transazione è stato particolarmente alto e sono stati necessari alcuni anni per raggiungere la stabiliti politica. NeI 1995 (terzo anno della transazione) gli indicatori economici hanno cominciato a migliorare. L’inflazione è scesa rapidamente (daI 300% alla fine del 1993 aI 28% alla fine deI 1995) con una nsalita poi nel 1996 (40%).
Verso la fine del 1995, la via della privatizzazione di massa, l’introduzione delle riforme in materia del fallimento alle imprese, l’apertura dello Stock Exchange e la liberalizzazione di molti prezzi hanno definitivamente consolidato gli accordi con il Fondo Monetario Internazionale e con la Banca Mondiale.
Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale avevano posto come condizione ai loro prestiti che la privatizzazione di massa fosse conclusa entro il 1996. Ciò avrebbe comportato la privatizzazione di 4 mila imprese (altre 5 mila sarebbero rimaste in mani dello Stato) attraverso una serie di vendite dirette e di scambi di vouchers.
Ai 17 milioni di cittadini rumeni adulti erano sono stati assegnati vouchers da scambiare con le azioni delle imprese pubbliche. Nonostante la mancanza di informazioni circa i risultati delle imprese, la consistenza della loro attività di bilancio e la redditività, l’85% dei cittadini aveva sottoscritto azioni entro l’aprile deI 1996.
I progressi verso la stabilizzazione dell’economia e la liberalizzazione le sono stati successivamente messi in crisi dalla politica di espansione economica adottata dal Governo al fine di creare un terreno favorevole nelle elezioni presidenziali e parlamentari del novembre 1996. Le conseguenze sono state un rapido aumento del deficit sia della bilancia commerciale sia della bilancia dei pagamenti e la ripresa dell’inflazione, fino a tutto il 1999 gli effetti delle riforma sono stati distruttivi:
• Calo del Prodotto Interno Lordo e della produzione;
• Crollo degli investimenti e delle vendite al dettaglio.
• Aumento dell’inflazione che hanno eroso i salari reali.
• Accelerazioni e brusche cadute della produzione agricola.
• Spiccata tendenza all’autoconsumo e all’acquisto di prodotti nazionali.
• Insufficienza delle riforme strutturali e indebolimento della struttura produttiva
• Aumento dell’indebitamento verso l’estero per coprirei deficit
• Inasprimento delle tensioni sociali e politiche.

Le prospettive

La Romania ha compiuto evidenti progressi nella realizzazione di un’economia di mercato. Si è avvertito un certo miglioramento nella conduzione della politica economica, anche se resta molto da fare.
Di positivo è che è stata conseguita la quasi completa liberalizzazione dei prezzi. Per altro verso, il processo di decisione politica relativo alle questioni economiche non sempre è stato coerente e si riscontrano, inoltre, difficoltà e ostacoli sul piano dei diritti di proprietà, relativamente a quegli immobili nazionalizzati durante il comunismo che tuttora, a distanza di oltre dieci anni, sono rivendicati dagli originari proprietari: le procedure per il riottenimento degli immobili espropriati sono lunghe, complesse e fortemente burocratizzate.
Dopo una serie di infruttuosi tentativi di riforma dell’economia romena, il nuovo governo ha attuato un programma radicale di stabilizzazione macroeconomica e di riforme strutturali.
La Romania è membro delle Nazioni Unite, della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale, dell'International Finance Corporation, del Consiglio d’Europa e del GATT. Nel 1993 la Romania ha firmato un accordo d'associazione con l’Unione Europea e un accordo di libero scambio con l’EFTA.
La prolungata fase di instabilità politica ha avuto effetti particolarmente negativi sulla situazione economica e finanziaria del paese e, nonostante la costituzione del nuovo governo, gli analisti sono concordi nel ritenere precario l’attuale equilibrio politico.
Appare indilazionabile l’attuazione delle riforme strutturali, ormai indispensabili per risollevare l’attività economica e ridurre gli squilibri sia interni che esterni.
Fondamentale importanza avrebbe una profonda ristrutturazione del sistema bancario, ma nonostante le reiterate dichiarazioni di buona volontà – da parte delle autorità romene è finora mancata la necessaria coerenza operativa.
Dopo che il Fmi ha rinviato le erogazioni residue sullo standby, il paese sarà con ogni evidenza costretto ad adottare misure di carattere urgente per finanziare gli ampi disavanzi di bilancio e della bilancia delle partite correnti.
Di conseguenza la strada del ricorso al mercato internazionale dei capitali sarà ora più difficile rispetto al recente passato ed un eventuale rallentamento degli investimenti esteri – assai probabile in un contesto politico cosi confuso – potrebbe portare ad una diminuzione delle riserve internazionali tali da compromettere seriamente la solvibilità esterna del paese.
A partire dalla liberalizzazione del mercato, l’imprenditoria privata è stata incoraggiata ed incentivata: da allora sono sorte numerosissime imprese private, la maggior parte di piccole dimensioni. Esse producono il 25% del Prodotto Nazionale Lordo.
Privatizzazioni
A partire dal 1990, lo State Ownership Fund ("SOF") ha privatizzato ben 8.000 imprese, che occupano approssimativamente 1,5 milioni di persone.
Principalmente sono stati privatizzati i settori metallurgico, della raffineria, edilizio e dei materiali da costruzione. Hanno seguito la stessa sorte anche alcune ditte nel settore tessile, in quello degli alimenti confezionati, nonché le industrie della plastica.
E’ stato privatizzato il monopolio della rete fissa di telecomunicazioni (Romtelecom), il settore bancario e alcune compagnie di trasporti aerei e di produzione petrolifera. Attualmente il settore privato dell’economia nazionale copre oltre il 65% del PIL..
Primi segnali positivi a partire daI 2001
Il profilo generale della Romania è sensibilmente migliorato per tutto il 2001 a seguito della stabilizzazione del quadro politico e del rafforzamento degli indicatori macroeconomici .
Il positivo andamento dell’export, la sensibile ripresa della domanda interna, l’incremento conseguente della produzione industriale, hanno condotto il PIL a registrare un tasso di crescita pari al 5% nel 2001.
L’inflazione ha imboccato un sentiero virtuoso di moderazione; nel contempo le crescenti riserve monetarie hanno consentito di stabilizzare il corso della valuta
Il profilo generale di rischio della Romania è sensibilmente diminuito per tutto il 2001 a seguito della stabilizzazione del quadro politico e del rafforzamento degli indicatori macroeconomici.
La nuova misura di sostegno, approvata dal Fondo Monetario ad ottobre 2001 ,ha contribuito a rafforzare il clima di fiducia da parte degli investitori internazionali sulla politica macroeconomica attuata dal governo.

Disoccupazione a fine giugno 2001 pari all'8,8%
14% a Neamt,
14,8% di Hunedoara
13% a Braila
11% a Buzau e Bistrita
5,2% dell’area di Bucaret


L’ industria (turismo - cultura - terziario)

L’industria ha contribuito fortemente alla crescita del PIL reale. Dopo il declino subìto nel 1999, si è avuta nel 2000 una crescita grazie soprattutto alle esportazioni, che hanno assorbito il 26,1% della produzione. Il settore industriale incide sulla formazione del PIL nella misura del 31% (dato del 1999).
La preponderanza dell’industria pesante durante l’era comunista ha lasciato alla Romania una concentrazione di industrie metallurgiche, di ingegneria pesante e chimica, con un debole vantaggio competitivo, soprattutto in conseguenza del mancato rinnovo del settore, che utilizza tecnologie arretrate di almeno 15-20 anni rispetto alla media europea.
Gli ambiti in cui la Romania ha il potenziale per essere competitiva (produzione di merci durevoli e merci dell’industria leggera quali cibi, bevande, prodotti tessili, pellicce, cuoio, calzature) sono stati i più colpiti dalla recessione e dai disinvestimenti; il rilancio industriale dovrebbe per l’appunto partire da tali settori.
La ristrutturazione del settore industriale ha beneficiato di un importante aiuto finanziario elargito dall’Unione Europea nell’ambito del programma PHARE, gestito in collaborazione con il Ministero dell’Industria. Gli obiettivi generali del programma sono stati:
· la ristrutturazione e la riconversione delle imprese pubbliche;
· lo sviluppo di un contesto favorevole alle piccole e medie imprese;
· lo sviluppo di un mercato competitivo;
· l’avvio di un processo di razionalizzazione delle imprese con l’eliminazione delle unità più improduttive.
In seguito ai processi di ristrutturazione avviati si è assistito ad un miglioramento qualitativo degli standard romeni relativi alla produttività del lavoro e alla redditività.
I settori che più di altri sono stati soggetti di questo processo di trasformazione sono stati quelli della lavorazione del legno, dei computer e delle apparecchiature per ufficio. I settori del tessile, dell’abbigliamento, dei mobili, degli apparecchi elettronici, delle attrezzature televisive, delle telecomunicazioni e dell’edilizia sono quelli che più di altri hanno saputo cogliere le opportunità che l’afflusso degli investimenti stranieri hanno offerto all’economia romena, ottenendo un apprezzabile rilancio e dando prova di buone capacità di adattamento alle modifiche strutturali dell’economia.
Il calo della produzione industriale registratosi in molti settori è caratteristico del processo di ristrutturazione avviato e della crisi economica.
Va infine segnalato che negli ultimi mesi del 2000 la produzione industriale è aumentata, e questo aumento si è manifestato in modo più consistente nei primi mesi del 2001.

Turismo

La Romania possiede numerose risorse naturali sfruttabili a questo scopo, ma le infrastrutture presenti e la qualità delle attrezzature alberghiere sono molto modeste.
Anche in questo settore è stato avviato il processo di privatizzazione delle strutture in possesso dello Stato.
La Romania gode di notevoli capacità turistiche in paesaggi molto diversi (dalle cime dei Carpazi alla soleggiata riviera del Mar Nero), di vestigia dell’antichità dacio-romana, di splendidi monumenti medievali, di una vigorosa ed originale cultura popolare (famoso in questo senso il distretto di Maramures, nel nord-ovest del Paese).
La capitale, Bucarest, chiamata tempo fa la “piccola Parigi”, è una delle maggiori città della zona.
La riviera romena è famosa per le sue 16 stazioni balneari disseminate lungo 50 km di costa.
Il Delta del Danubio è unico in Europa per i suoi paesaggi e la vita incontaminata ivi conservata.
Nella parte meridionale della Transilvania si trovano belle città medievali – Sibiu, Sighisoara, Brasov.
Il territorio della Barsa, che si trova dentro l’arco carpatico, è la più famosa zona europea delle chiese contadine fortificate. Nella stessa area si trova anche la cosiddetta roccaforte di Dracula – il castello di Bran.
Nel Nord della Moldavia sono da visitare le chiese affrescate all’esterno del Cinquecento e del Seicento – monumenti facenti parte del Patrimonio Culturale Mondiale riconosciuto dall’UNESCO. Nella città di Targu-Jiu possono essere ammirate alcune delle opere di scultura monumentale di Constantin Brancusi, nato nel vicino paesino di Hobita ( “La Colonna infinita”, “La Porta del bacio”, “La Tavola del silenzio).
Nel 1998, 4,8 milioni di turisti stranieri hanno visitato la Romania e 6,9 milioni di romeni hanno viaggiato all’estero.

Scienza e cultura

Il più alto forum scientifico e culturale del Paese è l’Accademia Romena, fondata nel 1867. Essa si articola in 14 sezioni e ha 175 soci e 92 soci onorari in 21 Paesi.
L’Accademia ha tre filiali - Iasi, Cluj-Napoca e Timisoara – e coordina 66 istituti di ricerca con circa 2.600 scienziati.
Le case editrici private (circa 3.000 società editrici) pubblicano annualmente circa 6.300 titoli con una tiratura di circa 15 milioni di esemplari.
Le 13.800 biblioteche pubbliche dispongono di 160 milioni di volumi e registrano oltre 6 milioni di lettori.
In Romania ci sono 144 enti teatrali e musicali, i quali mettono in scena 16.000 spettacoli all’anno per 4 milioni di spettatori. Circa 9 milioni di persone visitano ogni anno i 506 musei del Paese.
Negli ultimi dieci anni il numero degli spettatori nei cinema è diminuito drasticamente a causa della concorrenza delle reti TV (due canali della TV pubblica e sei canali di TV privata).
La ricerca e lo sviluppo tecnologico sono effettuate da istituti (principalmente statali) specializzati per settori economici. Il foro tutelare è l’Agenzia Nazionale per la Ricerca, Tecnologia e Innovazione. Per il 2001 è stato destinato l’1,3% del PIL a vantaggio del settore della ricerca.

Il terziario

Quanto al sistema bancario, a partire dal 1990 da monobancario si è trasformato in un sistema bipartitico (banca centrale e banche commerciali) grazie alla volontà di procedere ad una privatizzazione del settore, che però è andata avanti lentamente.
Attualmente ci sono 36 banche commerciali, 32 delle quali a capitale privato e 21 con una certa quota di capitale straniero. Le altre sono ancora interamente statali, ma è in via di preparazione il processo della loro privatizzazione.

Le risorse naturali del paese e le infrastrutture

Le risorse naturali
Le risorse del sottosuolo giocano un ruolo assai rilevante nell’economia romena. Le principali produzioni sono il petrolio, il gas naturale ed il carbone. Le riserve petrolifere della Romania sono stimate in circa 206 milioni di tonnellate, mentre le riserve di gas naturale sono pari a 460 miliardi di metri cubi, pari allo 0,32% delle riserve mondiali.
Sin dal 1857, la Romania è stata, per 120 anni, la seconda produttrice europea di greggio e una delle prime nel mondo nella produzione di gas naturali.
Pur avendo alimentato per decenni un’attiva industria di raffinazione ed uno sviluppato settore petrolchimico, il comparto petrolifero risente di gravi ritardi tecnologici. Per ovviare a questa situazione la Petroml (l’azienda statale per la ricerca e la commercializzazione degli idrocarburi) ha incentivato gli investimenti esteri con la predisposizione di incentivi fiscali.
Le grandi risorse naturali, particolarmente i giacimenti d’oro, d’argento, di rame, di sale e di carbone, le foreste ecc., hanno facilitato lo sviluppo economico del Paese prima della Seconda Guerra Mondiale.
Minerali come il ferro, il rame, il piombo, la bauxite, lo zinco, l’oro e l’uranio sono presenti in modeste quantità. Consistente è la disponibilità di legname, data l’alta quantità di boschi, che coprono più di un quarto del territorio.

Le infrastrutture

La rete stradale e le infrastrutture della Romania sono inadeguate ed hanno rappresentato, specie in questi ultimi anni, un reale freno allo sviluppo del paese, dimostrandosi inadeguate anche in confronto agli altri paesi dell’Europa dell’Est.
Nonostante la continua crescita del trasporto privato, la rete ferroviaria di 11.385 Km rimane la più importante via di comunicazione per beni e passeggeri. Tuttavia, solo un terzo di essa risulta elettrificato ed un quarto delle locomotive hanno ormai superato il limite tollerabile di obsolescenza.
Quanto alla rete stradale, quella romena è una delle meno estese in Europa con solo 113 km di autostrade, e anche la manutenzione è di gran lunga al di sotto degli standard europei. La modernizzazione delle reti stradali e ferroviarie è tuttavia componente chiave dei recenti programmi governativi per il 2001-2004, in quanto requisito imprescindibile nei negoziati per l’accesso all’UE.
Il trasporto su nave lungo il Danubio, che attraversa il paese per 1.075 km e che dunque rappresenta un’importante via di comunicazione verso l’Europa centrale, è stato gravemente danneggiato in seguito alla distruzione dei ponti provocata dai bombardamenti NATO sulla Jugoslavia durante la guerra in Kosovo. Vi è un canale che collega la zona del Mar Nero vicino Costanza col Danubio che potrebbe offrire buone opportunità a lungo termine.
Il trasporto aereo, a causa delle difficili condizioni finanziarie, non ha avuto lo sviluppo prospettato. La Romania dispone di 3 aeroporti internazionali e di 16 aeroporti per il trasporto interno..
La rete di telecomunicazioni romena è piuttosto vecchia, e ciò ha ostacolato lo sviluppo della tecnologia informatica. Tale situazione costituisce una delle principali fonti di incremento dei costi e l’allungamento dei tempi per le compagnie che operano in Romania. E’ stato registrato, poi, un notevole miglioramento della rete telefonica mobile.


L’agricoltura

La fertilità del terreno ha permesso alla Romania di essere fino alla Seconda Guerra Mondiale uno dei maggiori produttori europei di grano. La politica economica, condotta dopo la guerra, dal regime comunista, fondata sulla proprietà di stato, la pianificazione rigida e la collettivizzazione forzata nelle campagne, ha frenato lo sviluppo. Dopo il rovesciamento della dittatura di Ceausescu nel 1989, la politica di ristrutturazione, per mezzo delle privatizzazioni e degli investimenti stranieri, è diventata l’obiettivo prioritario dei governi romeni.
In Romania l’agricoltura riveste un ruolo determinante. Il settore occupa ben il 35% della forza lavoro.
La privatizzazione e la restituzione delle terre confiscate nell’era comunista sono state lente, incomplete e frutto di dissidi politici.
Alla fine del 2000, il 98% del bestiame era in mani private, come pure l’85% dei terreni coltivabili, con l’inconveniente, però, dell’iperframmentazione della terra in piccoli appezzamenti familiari e la conseguente sottocapitalizzazione, che si sostanzia nelle limitate capacità tecniche degli imprenditori agricoli e nella penuria di mezzi finanziari per l’acquisto di nuove macchine e trattori.
Nel corso degli ultimi anni si è registrata una contrazione della produzione agricola, in gran parte a causa delle sfavorevoli condizioni climatiche, che hanno anche contribuito ad una riduzione dello stock di bestiame. In ogni caso la produttività dell’agricoltura romena è molto al di sotto di quella dei paesi più industrializzati.
I terreni coltivabili coprono il 40% del territorio, ma solo il 63% di esso è sfruttato. Le condizioni climatiche e naturali favoriscono soprattutto le coltivazioni di cereali, viti e verdure. Buone anche le produzioni di patate e barbabietola da zucchero.
La riforma del 1990 ha privatizzato le fattorie di Stato distribuendo le terre tra un elevato numero di proprietari. L’agricoltura oggi è molto frammentata. La superficie media è di 1,7 ettari per famiglia. Nonostante la frammentazione i risultati sono rilevanti: l’80% della produzione agricola nel 1996 è stato originato dal settore privato.
Seguendo le tendenze in atto nelle nazioni vicine – sotto la spinta della ricerca di economie di scala e dell’invecchiamento della popolazione – è verosimile prevedere un processo di consolidamento delle proprietà che potrebbe creare entro il secolo un centinaio di imprese con superfici intorno ai 100 ettari.
Il consolidamento sarà costruito sull’affitto dei terreni e su contratti di gestione comune di terre (non sul trasferimento di proprietà).
Le precedenti fattorie di Stato, trasformate negli ultimi anni in imprese, controllano 1,9 milioni di ettari tra i più fertili in Romania e rappresentano ancora una quota rilevante della produzione. Nessuna di queste è stata finora completamente privatizzata. Rappresentano una palla al piede per l’economia agricola: mancano i fertilizzanti; i macchinari e le attrezzature sono superati; il management è in pratica inesistente. Resistono grazie ai sussidi dello Stato e ai finanziamenti a tassi estremamente agevolati.
La struttura frammentata della proprietà rende difficile ogni progetto di irrigazione a rete.
Le opportunità per i costruttori di macchine e attrezzature per l’agricoltura sono potenzialmente rilevanti. La Banca rumena Bancorex ha un programma di finanziamenti agevolati per le imprese agricole che investono in nuove tecnologie dell’irrigazione. Citibank ha di recente concesso alla stessa Bancorex un finanziamento per l’importazione di macchine Case e Valmont (USA).
L’accordo ha fornito 170 trattori Case, 72 combines, pezzi di ricambio e 316 sistemi di irrigazione Valmont. L’attrezzatura è destinata ad operare su una superficie di 150 mila ettari e ad interessare 72 imprese agricole.
Altre possibilità riguardano lo stoccaggio. Nel porto di Costanza gli investitori privati, sia rumeni sia stranieri, hanno finanziato la costruzione di un nuovo terminal in grado di trattare 18 mila tonnellate al giorno su navi oceaniche. Quello precedente aveva una capacità di 6 tonnellate.


L’evoluzione del settore privato. Le principali società miste nazionali ed estere

Gli investimenti esteri diretti, che dovrebbero costituire il motore della ripresa economica, e gli stessi investimenti di portafoglio risentono degli anni di congiuntura negativa e della frequente modifica del quadro legislativo, specie per quanto riguarda gli incentivi fiscali.
Dal 1° Gennaio al 30 novembre 2000 (ultimi dati disponibili di fonte locale), gli investimenti esteri diretti sono ammontati ad appena 226,90 milioni di dollari, con un numero di 8.208 nuove ditte formalmente registrate; complessivamente, dal dicembre 1990, il valore totale dei capitali affluiti è risultato pari a circa 5 miliardi di dollari.
Il flusso degli investimenti italiani (stimabile intorno ai 352 milioni di dollari tra il dicembre 1990 ed il 1° dicembre 2000) è stato abbastanza consistente, specie nel settore tessile e nella trasformazione del legname, anche se è praticamente impossibile calcolare quello dei disinvestimenti; tuttavia, nella classifica dei principali Paesi investitori, l’Italia si è collocata (dicembre 2000) al quinto posto in termini di capitale registrato (dopo l’Olanda, la Germania, la Francia e Cipro) ed al primo posto come numero di aziende (9.747 contro le 9.288 della Germania).
Sempre più frequenti sono gli investimenti italiani e le delocalizzazioni nelle zone Franche ed in quelle cosiddette ‘’Defavorizzate’’, attratti dal basso costo della manodopera locale e dagli incentivi fiscali previsti per quelle aree, quali l’esenzione dal pagamento dei dazi e dell’imposta sul valore aggiunto per i macchinari, le attrezzature, le installazioni, gli equipaggiamenti, i mezzi di trasporto ed altri beni ammortizzabili importati per la realizzazione degli investimenti stessi, ovvero l’esenzione dai dazi per l’importazione di materie prime necessarie alla produzione.
Come può evincersi dalla tabella sopra riportata, nel triennio 1998-2000 il flusso degli IDE in entrata ha seguito un andamento altalenante, più che raddoppiando tra il 1997 e il 1998 e riducendosi drasticamente tra il 1998 e il 1999. Considerando il triennio complessivamente, si è registrato un calo di oltre il 50%. Trattasi di un dato ben differente da quello che ha caratterizzato il triennio 1995-1997, che ha visto invece triplicare il flusso degli IDE in entrata.
Rispetto ai paesi CEFTA, la quota degli investimenti diretti in Romania è diminuita cospicuamente, passando dal 13,1% del 1998 al 5,8% del 1999, giù fino al 4,8% del 2000.
Un andamento simile si è verificato riguardo alla quota degli IDE in Romania rispetto ai paesi dell’Europa centro-orientale (dal 9,1% del ’98 al 3,7% del 2000).


Principali Paesi investitori e distribuzione settoriale

Il governo romeno ha lanciato un ambizioso programma di privatizzazioni con l’obiettivo di attrarre gli investimenti diretti esteri. Le maggiori privatizzazioni degli ultimi anni hanno riguardato la Romtelecom (società statale di telecomunicazioni), la Banca romena di sviluppo, la Banca Agricola e la Sidex (maggiore azienda siderurgica dell’Est europeo). Inoltre, è stato recentemente perfezionato l’accordo per il passaggio di una delle maggiori compagnie automobilistiche del paese, la DACIA di Pitesti, alla Renault.
I principali Paesi investitori in Romania erano, alla fine del mese di maggio 2001, i seguenti:
Investimenti diretti netti per paese di provenienza (mln. Usd)

Paesi investitori Valore degli investimenti diretti

Paesi investitori
Valore degli investimenti diretti
(mln USD; dic 90-maggio 2001)
%
N. società registrate
Olanda
1.020
15,01
1.250
Germania
730
10,75
8.756
Francia
653
9,62
2.169
USA
539
7,93
3.082
Cipro
533
7,85
693
Italia
492
7,25
9.731
Austria
347
5,11
1.984
Corea del Sud
260
3,83
71
Turchia
243
3,59
6.859
Regno Unito
235
3,47
1.189
Totale
6.795
100
79.008
Fonte: Camera di Commercio ed Industria Romena

Come è possibile verificare dalla tabella, i settori in cui si sono indirizzati principalmente gli investimenti esteri in Romania erano, nel mese di maggio 2001, quello del commercio, manifatturiero e dei servizi.
Nel manifatturiero, le principali imprese investitrici sono state: nel settore automobilistico e dei cantieri navali Daewoo e Renault; nel settore delle telecomunicazioni, OTE, Siemens e France Telecom; nel settore petrolifero, Royal Dutch Shell; nel settore delle bevande, Coca Cola; nella chimica, infine, Unilever, Procter & Gamble e Smithkline Beecham.

IDE Romania, distribuzione settoriale, maggio 2001.
Attività economiche %
Commercio 45,0
Manifatturiero 21,5
Servizi 13,9
Turismo 5,8
Agricoltura 5,3
Trasporti 4,3
Costruzioni 4,2
Totale 100,0
Fonte: Camera di Commercio ed Industria Romena

Gli investimenti italiani

Il valore del capitale sociale investito dall’Italia rappresenta il 7,25% del totale degli investimenti esteri, mentre il numero di società registrate è il 12,32% del totale delle società con capitale estero costituite in Romania. Inoltre esistono società italiane che hanno assunto impegni per l’acquisto di azioni di società pubbliche, per un ammontare di oltre 20 milioni di USD.
La crescita degli investimenti italiani negli ultimi mesi, pur non essendosi arrestata, è risultata più contenuta ed in controtendenza rispetto a quella di altri paesi, i cui investitori sono attivamente intervenuti nel processo di privatizzazione delle grandi imprese di stato. Ove si escludono i grossi gruppi coinvolti nei mega progetti infrastrutturali (ANSALDO, ITALSTRADE, ENI, IMPREGILO), sul panorama di quasi 10.000 aziende, l’80% è rappresentato da società a responsabilità limitata e solo il 30% circa con capitale versato superiore ai 35 milioni di lire.
Si tratta, in altri termini, di una serie di piccole e medie imprese che, sebbene siano viste con molto interesse dagli organismi pubblici e parapubblici locali, come le Camere di Commercio, gli enti preposti alla promozione, i patronati di settore assimilabili alle nostre associazioni di categoria, difficilmente si prestano ad una regia unitaria.
Le aree della loro attività si inquadrano principalmente nelle dislocazioni produttive del tessile/calzaturiero e nella trasformazione del legname (55%), dove il costo della manodopera è basso, nel commercio (21%) e nei trasporti (9%).
Per quanto riguarda infine le società di import-export, esiste una moltitudine di piccole aziende costituite con capitali minimi.

Il sistema di distribuzione

Il sistema distributivo della Romania è ancora in evoluzione e si presenta sicuramente meno articolato e sofisticato rispetto ai paesi industrializzati dell’Unione Europea.
Tutte le figure della rappresentanza commerciale, agenti, distributori, importatori, trading companies, franchisor e della presenza diretta (uffici, filiali) si stanno rapidamente diffondendo in Romania.
L’attività di distribuzione all’ingrosso nel settore privato si sta sviluppando (il 78% del commercio al dettaglio), mentre con il completamento del processo di privatizzazione si va rapidamente estinguendo la figura dell’importatore statale, anche se non esistono ancora buyers o centrali di acquisto ben strutturate che operino su tutto il territorio nazionale.
Si prevede una forte diffusione della grande distribuzione, anche se la figura più diffusa resta quella dell’agente o del rappresentante, la cui presenza continua sul mercato, rappresenta un elemento indispensabile non solo per la continuità delle operazioni commerciali ma anche per le valutazioni/analisi dell’andamento e dei cambiamenti del mercato.
La maggior parte degli agenti ha la loro sede principale nei più importanti centri commerciali del paese: Bucarest, Costanza, Timisoara, Arad, Iasi, Cluj, Brasov e Craiova.
Per quanto riguarda la distribuzione dei prodotti, occorre fare una distinzione fra i beni di consumo (durevoli e non) e i beni strumentali.
Per questi ultimi è molto diffusa la distribuzione diretta (lo stesso produttore sviluppa l’attività di distribuzione) o la distribuzione in esclusiva (l’attività di distribuzione viene delegata ad una società indipendente, con rapporto di esclusività).
Per quanto riguarda i beni di consumo, la distribuzione all’ingrosso rappresenta il canale preferenziale per la commercializzazione.
Merita di essere sottolineato come, negli ultimi anni, sia in atto un’evoluzione molto veloce del settore della grande distribuzione, con l’affermarsi in loco di alcuni colossi esteri che stanno rivoluzionando il panorama del commercio al dettaglio e le abitudini dei consumatori. Già da tre anni opera in Romania il gruppo Metro e da un anno il gruppo Barilla.
Fra i negozi che commercializzano prodotti alimentari si sta assistendo ad una crescita delle catene degli hard discount e degli ipermercati a danno dei piccoli supermercati.
Una delle caratteristiche principali del settore distributivo romeno risiede nello sviluppo di moltissime società di import-export, trading company, che sono spesso costituite da un esportatore estero per facilitare la commercializzazione dei suoi prodotti.
Tali società sono caratterizzate da un elevato livello di turnover, il che consiglia agli operatori del settore un approccio molto cauto, e tendono a radicarsi in Romania attraverso la creazione di una propria rete di distributori ed agenti.

La dinamica dell'economia. Analisi e prospettive

Gli analisti dello Standard & Poor’s DRI attribuiscono alla Romania per il 2001 una valutazione di rischio paese alta, peraltro in sensibile riduzione rispetto alle valutazioni relative al 2000.
Il trend di riduzione del rischio paese complessivo, trova la sua spiegazione nella valutazione di una serie di fattori: innanzitutto il processo di ristrutturazione della finanza pubblica, avviato sin dal 1996 sia pure con vari rallentamenti e resistenze sul piano politico, ha conseguito rilevanti successi nella privatizzazione delle aziende statali fortemente indebitate.
Le politiche fiscali e monetarie restrittive adottate negli anni scorsi hanno consentito, da un lato, di rafforzare la credibilità del paese in campo internazionale, attraverso la stabilizzazione della propria valuta e il conseguimento di una migliore graduatoria nella valutazione dell’affidabilità creditizia del paese; dall’altro, la progressiva riduzione dell’elevato tasso di inflazione registratosi nel corso degli anni passati, ha aperto la via a scenari di politica economica più espansivi in modo da conquistare la fiducia degli investitori stranieri e di attivare di conseguenza un sentiero virtuoso di crescita dell’economia rumena.
Restano tuttavia irrisolti alcuni nodi, che peraltro sono la conseguenza naturale di ogni processo di apertura delle economie pianificate ai sistemi capitalistici moderni, e cioè, in primo luogo, un elevato deficit delle partite correnti, frutto naturale dell’influsso che i nuovi modelli sociali di riferimento hanno sulla struttura dei consumi; in secondo luogo e come conseguenza diretta della prima considerazione, le crescenti pressioni sulla bilancia dei pagamenti indotte dalla necessità sempre maggiore di finanziare con fonti estere il processo complessivo di ristrutturazione economica.
Pertanto la sfida per l’economia rumena sarà di raggiungere un ragionevole equilibrio tra due contrapposte esigenze: avviare un sentiero virtuoso di crescita economica senza mettere a repentaglio la sostenibilità della propria bilancia dei pagamenti.
Di seguito si analizzano, nel dettaglio, le previsioni più importanti nel breve e medio termine.


Politica economica

La politica governativa di riduzione del deficit ha rafforzato la credibilità internazionale del paese, determinando un sostanziale apprezzamento della valuta nazionale (leu) e un conseguente raffreddamento della spirale inflazionistica.
Per contro, la politica monetaria si è potuta orientare più al sostegno della ripresa economica che ad un rigido controllo della base monetaria per tenere a freno l’inflazione; pertanto la banca centrale ha potuto modellare la sua politica restrittiva in senso più accomodante, per stimolare gli investimenti, senza peraltro venire meno ai suoi obiettivi istituzionali di contenimento dell’offerta di moneta.
I risultati di questa virtuosa combinazione di politica economica sono evidenti dall’analisi dei dati: i crediti del settore privato sono cresciuti dell’11,4% nei primi sette mesi del 2001; la riserva minima sui depositi in leu è stata ridotta dal 30% al 25%; il tasso di interesse Lombard è diminuito dal 75% al 65% in linea con la riduzione dell’inflazione.
Restano irrisolti alcuni nodi relativi al complesso processo di privatizzazione delle aziende statali in corso da alcuni anni; l’agenzia governativa (APAS) incaricata di gestire il processo ha ancora un migliaio di aziende in portafoglio, per un patrimonio complessivo di circa 30.000 mld. di Lei; peraltro alcune tra le più grosse aziende sono ancora sotto il controllo di vari ministeri e, trattandosi di aziende fortemente indebitate, la loro dismissione potrebbe presentare qualche difficoltà.

Crescita economica

L’economia rumena è in netta ripresa, come attesta il dato relativo alla crescita nella prima metà del 2001, pari al 4,9%.
Anche gli altri "fondamentali" mostrano segni di netta ripresa: nel primo semestre 2001 il valore aggiunto del settore industriale ha segnato un incremento dell’11,4% mentre il settore delle costruzioni ha fatto registrare un buon 9,4%; dopo un inizio in declino nel corso dell’anno, si prevede che il settore agricolo possa fornire un contributo finale positivo alla crescita del PIL.
Anche i consumi totali hanno registrato una rilevante crescita, raggiungendo il 6,4 % nel primo semestre 2001, grazie all’incremento pari al 7,6 % realizzato dai consumi privati.
Rilevante anche il dato sugli investimenti fissi lordi, cresciuti del 6,7 % nello stesso periodo.
I dati più recenti sulla produzione industriale mostrano una crescita del 10% nei primi otto mesi del 2001, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; in tale contesto è il settore manifatturiero a fare da traino alla crescita complessiva.
L’eccellente performance del comparto manifatturiero è la conseguenza del boom delle esportazioni, nonché l’effetto diretto dei processi di ristrutturazione e privatizzazione e della massa rilevante di investimenti esteri che ne è conseguita.

Inflazione

Il trend virtuoso di riduzione del tasso di inflazione, iniziato nel 1997, è ripreso a partire dal 2000 dopo un biennio di stallo; il tasso annuo nel 2000 si è attestato al 45,7%; i dati mensili relativi al 2001 hanno determinato un continuo riallineamento verso il basso del dato previsto annuo, sino al valore stimato del 31,2 %, in relazione al dato mensile di settembre 2001, pari all’1,9%.
In un contesto virtuoso siffatto, il più grosso rischio potrebbe essere rappresentato dall’eventuale incapacità di governare il crescente deficit delle partite correnti, con le evidenti conseguenze che un deprezzamento del leu potrebbe arrecare in termini di inflazione importata.
Anche un eccessivo allentamento della politica monetaria potrebbe ingenerare tensioni inflazionistiche nel medio termine.

Moneta

Le pressioni sui prezzi a seguito del deprezzamento della moneta si sono allentate a partire dalla metà del 1999, allorché la Romania è riuscita a scongiurare il rischio di inadempienza nei confronti del suo debito estero.
A partire dal 2000, difatti, è iniziato un processo inverso di apprezzamento della valuta locale, lento nei confronti del dollaro (pari all’1,1% in termini reali), molto più deciso nei confronti dell’euro (17,6 %).
Per il 2001 si stima un apprezzamento nei confronti del dollaro intorno al 3,6%; tutto ciò non potrà che rafforzare la tendenza in atto nella direzione di una decisa riduzione dell’inflazione, senza peraltro rischiare di deteriorare la competitività delle esportazioni.

Analisi sulle norme del lavoro

Un datore di lavoro che, svolgendo un’attività economica in Romania, voglia avvalersi di personale locale, deve rispettare una serie di norme relative a standard di impiego, contratti collettivi, diritti umani, salute e sicurezza sul lavoro.
Il personale può essere assunto nelle posizioni di collaboratore o dipendente (a tempo determinato o indeterminato) con regolare contratto di lavoro.
L’assunzione di personale si effettua attraverso una delle seguenti modalità:
- verifica delle conoscenze e della preparazione professionale e prova pratica;
- esame/concorso/periodo di prova che non può essere inferiore a 6 mesi né superiore a 12 mesi.
Le modalità di cui sopra sono obbligatorie soltanto per le istituzioni e gli enti pubblici.
Le norme del Ministero del Lavoro e della Protezione Sociale approvate con l’Ordine n.185/1990, per le società a capitale privato, prevedono la risoluzione del contratto individuale di lavoro ad iniziativa del datore di lavoro, nei seguenti casi:
- diminuzione dell’attività giustificata con documenti finanziari;
- trasgressione colposa dell’impiegato degli obblighi assunti con il contratto di lavoro;
- non corrispondenza delle prestazioni professionali;
- incompatibilità con le funzioni esercitate.
Ai sensi dell’art.130 (1) del Codice del lavoro, la risoluzione del contratto di lavoro ad iniziativa del datore di lavoro, avviene, tra l’altro, nei seguenti casi: riduzione dell’organico, cessazione dell’attività della società, spostamento della sede in altra località, motivi pensionistici, non adempienza agli obblighi contrattuali, condanne penali.
Il datore di lavoro deve concedere al dipendente un preavviso di 15 gg. durante i quali il dipendente deve continuare la normale attività.
Sono obbligatori da parte del datore di lavoro i seguenti versamenti per:
- fondo per la salute (7% del salario lordo);
- assicurazione sociale (23,33 % del salario lordo);
- fondo per la disoccupazione (5% del salario lordo);
- fondo per rischio ed incidenti (3% del salario lordo).
E’ obbligo del datore di lavoro trattenere e versare per conto del dipendente i seguenti contributi:
- contributo per l’assicurazione sociale (11,67 % del salario lordo);
- contributo al fondo per la disoccupazione (1 % del salario lordo);
- fondo per la salute (7% del salario lordo).
Lo Stato, tramite il contratto di lavoro a livello nazionale, stabilisce soltanto l'entità dello stipendio minimo lordo (per lavoro non qualificato, primo impiego), il numero minimo di giorni di ferie ed altre condizioni minimali (aspettativa per ragioni di salute, per parto, etc.). La contrattazione collettiva avviene nei settori dove esistono sindacati di categoria e soltanto se il personale locale è iscritto al rispettivo sindacato.
Laddove non esistano accordi collettivi, si possono concludere contratti individuali, nel rispetto della legge, da registrare, dopo la firma, presso le Camere del Lavoro.
I contratti collettivi, a livello di unità produttive, sono obbligatori, ad eccezione delle unità con meno di 21 dipendenti.
Il contratto di lavoro è individuale e contiene sia le disposizioni stabilite nel contratto collettivo (se esistente), sia le condizioni concordate fra il datore di lavoro ed il lavoratore.

Stipendi medi lordi

Remunerazione media lorda annua del personale (ad un cambio medio di 28-29.000 lei per 1 dollaro):

Settori Dirigenti Quadri Impiegati Operai

Settori Dirigenti Quadri Impiegati Operai
Industria 18-20.000.000 lei x 13 10-12.000.000 lei x 13 5-7.000.000 lei x 13 4-5.00.000 lei x 13
Servizi 10-15.000.000 lei x 13 8-10.000.000 lei x 13 4-5.000.000 lei x 13 3-4.000.000 lei x 13
Dati al primo semestre 2001


Permesso di lavoro per cittadini stranieri

Il permesso di lavoro viene concesso per un periodo di 6 mesi, con possibilità di proroga, su richiesta del titolare, per ulteriori periodi di 6 mesi.
L’emissione del permesso spetta – su richiesta degli interessati, corredata dalla dovuta documentazione – alla Direzione Generale Forza Lavoro del Ministero del Lavoro e Solidarietà Sociale.
L’utilizzo di lavoratori stranieri non muniti di regolare permesso di lavoro costituisce contravvenzione e viene multato con 5-10 milioni di Lei.
Per l’emissione del permesso di lavoro il cittadino straniero paga 204 dollari.
Per la proroga del permesso di lavoro il titolare paga un’ulteriore tassa equivalente a 10 dollari.
Il permesso di lavoro può essere emesso senza l’obbligo del visto per assunzione, ai cittadini provenienti dai Paesi con i quali la Romania ha accordi per l’abolizione dei visti di entrata, ai cittadini stranieri che studiano in Romania, nonché a quelli che si sono laureati in Romania e richiedono il permesso di lavoro entro 30 giorni dal conseguimento della laurea.
Non necessitano di visti di lavoro i cittadini stranieri che si trovano in Romania per affari ed i familiari dei cittadini stranieri in possesso di permesso di lavoro.

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